E in un niente...sparisce!

61 0 0

28/08/2003

Mi svegliai di soprassalto quella notte, non che io abbia mai avuto un sonno considerabile soddisfacente, nonostante avessimo spento la TV da poche ore per vedere una partita di tennis degli US Open. Durante quella estate, infatti, con me di notte usava dormire mio padre nel caso io avessi bisogno di qualcosa e per prestarmi assistenza anche se poi era una scusa necessaria per passare ancora più tempo insieme, cosa che tra l'altro accresceva la nostra complicità.


Fino a quella notte era stata una bella estate, io finalmente guarito da una brutta piaga che mi aveva costretto un anno a letto senza poter stare seduto subendo molte privazioni e finalmente tornato alla mia "normalità", l'incarico di mio padre come Delegato del Rettore dell'Università di Palermo che dopo tre anni di grande impegno stava dando dei risultati davvero importanti (mio padre sarebbe stato nominato a Settembre Presidente del CNUDD*) e, cosa non meno importante, una atmosfera in casa fatta di buoni propositi e positività.


Mi svegliai, dicevo, anzi mi svegliò, per così dire, il non sentire il russare cui era solito mio padre durante il sonno. Era talmente regolare il suo russare quasi cadenzato come quando, durante le lezioni con l'insegnante di musica, si ascolta un metronomo mentre si suona il pianoforte esercitandosi. Ero talmente abituato a questo "sottofondo musicale" tanto da coinciliarmi il sonno e per questo motivo, forse o almeno credo o voglio credere, il non sentirlo mi indusse a svegliarmi come un allarme ma silenzioso. Solo che al risveglio non sentii il silenzio della stanza o i rumori della notte che in campagna (essendo agosto abitavamo nella casa al Patellaro) accompagnano le ore notturne, sentii invece un lamento, continuo e piuttosto forte. Capii immediatamente si trattava di mio padre, come capii subito che quel lamento orrendo era preludio a qualcosa di terribile solo non potevo immaginare quanto. Cominciai a chiamare ad alta voce, gridando per quanto io ne fossi capace, mia madre e gli altri della famiglia (mia sorella e credo anche mia zia che stava passando l'estate con noi) in modo che accorressero, per quanto potessi io percepire non potendomi alzare dal letto e quindi non potendo vedere con i miei occhi cosa stesse accadendo realmente, a prestare soccorso a mio padre che si trovava nel bagno a piano terra, il suo lamento infatti proveniva da lì. La situazione apparve subito critica dato che nonostante si lamentasse mio padre non era del tutto cosciente. Chiamammo subito il 118 e il loro arrivo, il sistemarlo sulla barella, il fatto che i soccorritori lo avessero riconosciuto e usarono parole tranquillizzanti, rappresentano un momento indelebile nella mia mente. Questo momento in particolare è così particolare perché nel portarlo fuori dalla mia stanza verso l'ambulanza fu l'attimo in cui rivolsi a mio padre le ultime parole che poté sentire da me. Veramente non sono neanche certo se riuscì a sentirle ma di sicuro <<mi raccomando, non farmi scherzi>> furono le ultime parole che gli rivolsi mentre era ancora vivo. Già, dal momento in cui ha lasciato quella stanza e quella casa non ho avuto più un'altra occasione per rivolgergli delle parole e le ultime non sono proprio quelle che nessuno sceglierebbe solo che io non potevo sapere fossero le ultime. Come non ho più avuto occasione di fare altro nei suoi confronti, neanche un bacio prima che venisse chiuso per sempre.


Fu terribile quella notte come è immaginabile quando una persona così importante della propria vita, il pilastro su cui poggia tutta la famiglia, il tuo amico più fidato, tuo padre svanisce nel giro di pochissime ore. Non si intravedeva più futuro in quelle prime ore e in quei primi giorni e tutte le parole ricevute, il conforto che le persone a loro modo tentavano di dare, tutto ciò che c'era da organizzare, dal funerale alle ore successive nelle quali coinvolgere amici o parenti perché comunque le mie necessità non svanivano per come era svanito lui ma semmai diventarono da quel momento ancora più complicate e difficili da soddisfare, non davano altro come risultato che una tremenda amarezza. Si stava come sospesi nel tempo, come se tutto fosse irreale, un brutto incubo dal quale ancora oggi, forse, non mi sono ancora svegliato.

*Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità

Vita In Un Post-itLeggi questa storia gratuitamente!