Nono Capitolo.

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Il giorno dopo Nitocris si svegliò indolenzita e infastidita dal rumore di metallo che cozzava contro altro metallo. Ipotizzò quindi che qualcuno stesse usando i kopesh per allenarsi.

«Proprio stamattina?»sbuffò, rigirandosi tra le coperte.

Chiamò la sua ancella e si fece aiutare a vestirsi, mentre una schiava le pettinava la bellissima parrucca nera con dei fili colorati.

«Mia signora, siete davvero raggiante oggi, nonostante quanto accaduto ieri sera!»le disse la sua ancella, allacciandole i sandali di cuoio, con dei piccoli lapislazzuli inseriti nel tessuto.

«Oh, Napet!»esclamò lei, felice. «Hai proprio ragione: oggi potrei morire di gioia!»

«Mia signora!»la richiamò l'ancella. «Non direte sul serio, vero?»

«Ma no, stupida! Era per dire che sono felicissima.»

Quando l'altra schiava le mise la parrucca sul capo, Nitocris uscì fuori con la stessa velocità e con la stessa grazia di una leonessa, cercando Ramses. Arrivò fino al cortile del palazzo per poterlo vedere allenarsi alla spada con suo fratello Akhenator.

Quindi erano loro che facevano rumore con i kopesh, sotto la sua finestra.

«Nitocris!»la salutò il suo futuro cognato, parando nel frattempo un fendente del fratello. «Sei bellissima oggi!»

Ramses si voltò a guardarla e rimase fermo immobile: Nitocris sembrava una dea. Era così bella e radiosa da togliergli il fiato, donatole dalla nascita dal dio Shu. Le sue guance erano più rosee e il suo sorriso più ampio, rispetto a quello che indossava per compiacere gli altri.

Nitocris si portò le mani ai fianchi e scosse la testa, sempre sorridendo. «Akhenator, sei il solito bugiardo!»

«Bugiardo?!»ripeté lui. «Fratello, dille ciò che vedi anche tu: non è meravigliosa?»

La fanciulla si voltò a fissarlo, ma Ramses non riuscì a proferir parola. Nitocris sospirò, non capendo perché il principe ereditario non si rispondesse. Vedendo l'espressione delusa di Nitocris, Ramses si diede dello stupido: non era in grado di relazionarsi a una donna. D'altra parte non era stato allenato per fare complimenti alla sua futura sposa, era stato allenato a combattere i nemici.

«Ah, lascia stare Ramses, Nitocris!»esclamò Akhenator, per interrompere quel lungo ed imbarazzante silenzio. «Credimi: oggi sei bellissima!»

Il viso di lei si illuminò e Ramses si infastidì per la facilità con cui suo fratello era riuscito a farla sorridere.

«Vorresti dire che gli altri giorni sono mediocre?»lo stuzzicò lei, ridendo.

«Cosa? No!»fece Akhenator, balbettando un po', come fosse un ragazzino alle prime armi con una donna. 'La mia donna', pensò il fratello maggiore. «Volevo dire che oggi sei più bella del solito.»

La fanciulla finì col ridere ancora di più. Akhenator si grattò il capo imbarazzato e si allontanò verso un tavolo, sul quale c'era dell'acqua.

«Mio fratello è cieco...»mormorò Ramses, ricevendo l'attenzione di Nitocris. «Sembri un essere divino, oggi.»

Lei rimase interdetta: finalmente aveva parlato! Credeva di aver fatto qualcosa di male al principe, visto che non avrva aperto bocca da quando era arrivata. Sorrise a quel complimento. «La felicità mi rende tale.»

Ramses sorrise, lasciando andare la tensione del corpo. «Felicità per cosa, mia dolce futura sposa?»le chiese.

Nitocris gli si avvicinò ancor di più. «Per la bella notte appena trascorsa.»rispose lei in un sussurro, guardandolo negli occhi.

L'occhio di Ra. (ATTENZIONE: storia in revisione.)Leggi questa storia gratuitamente!