Capitolo 9

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L'aria oggi è davvero asfissiante mentre il sole batte forte sui marciapiedi arrivando dentro il locale tramite le vetrate appena lucidate. Tolgo l'ultimo alone di prodotto e corro da una parte all'altra proprio come una trottola per riuscire a servire i clienti che arrivano durante la pausa di lavoro. Max oggi sembra di ottimo umore. È raro vederlo così sorridente, soprattutto premuroso con i dipendenti e pronto ad accogliere i clienti all'entrata. Il suo strano comportamento ci sta già mettendo in sospetto soprattutto perché tratta Sasha in modo meno burbero del solito.
Ad esempio, adesso sta fischiettando seguendo il motivo di una canzone in onda sul canale musicale. È piacevole vederlo di ottimo umore, anche se allo stesso tempo è sospetto questo suo cambiamento improvviso. Ci sono delle novità di natura amorosa?
Entro in cucina prendendo dal bancone uno degli ordini pronti da servire al tavolo numero otto. Trovo Tony ai fornelli. Anche lui canticchia con la radio accesa posta sopra il ripiano in acciaio della cucina, la canzone del momento. Un motivetto alquanto snervante. Forse sono io quella di pessimo umore. Devo rilassarmi, lo so. Troverò il modo.
Strappo il biglietto appeso per l'ordine e mi appresto ad uscire in sala.
Dal locale proviene un gran fracasso. Corro subito a vedere. Trovo Sasha intenta a togliere i residui di due tazze da un tavolo, per fortuna vuoto. Le sue mani tremano mentre continua ad ammassare i pezzi di ceramica dentro il vassoio e Max la osserva dalla soglia adesso con sguardo serio.
Saluto i clienti portando loro l'ordine poi chiedo se preferiscono qualcos'altro e quando riesco ad avvicinarmi a Sasha l'aiuto velocemente facendo attenzione a non tagliarmi.
Sasha sa essere davvero sbadata. Spesso lo fa anche di proposito per farsi notare ed io devo correre subito ai ripari per evitarle delle umilianti urla di rimprovero davanti ai clienti. Non è mai successo perché non è professionale ma questo anche grazie al mio tempismo. Ormai conosco l'ambiente, principalmente Max, quindi cerco di mitigare il tutto andandoci probabilmente di mezzo.
«Lascia, faccio io!» dice nervosa, quasi bruscamente togliendomi il panno giallo dalle mani.
«Ok, fa pure. Comunque hai un ordine da consegnare al tavolo tre», dico indietreggiando con un sorrisetto e le mani avanti.
Mette il broncio poi facendo una smorfia sospira. «Ok, aiutami», brontola gesticolando.
Recupero una scopa poi passo il panno bagnato a terra sistemando il cartellino giallo con la scritta "pavimento scivoloso", per evitare incidenti.
C'è una strana aria allegra attorno. Scott appoggia un contenitore pieno di piatti puliti sul bancone. Si avvicina e vedendomi impegnata a fare il lavoro di Sasha mi stampa un bacio veloce sulla guancia. «Hai già passato il panno in quel punto circa tre volte. È pulito abbastanza», esclama con un sorriso dolce.
I miei occhi vengono attratti da una figura sulla soglia. Jeans stretti neri, scarpe da ginnastica, maglietta a mettere in evidenza ogni muscolo, ogni tatuaggio. Occhi attenti che passano in rassegna ogni centimetro del locale fino a posarmisi addosso.
Trattengo il fiato irrigidendomi.
Che ci fa lui qui?
Tento di mascherare il mio improvviso nervosismo ricambiando il sorriso a Scott anche se questo purtroppo esce tirato.
Adesso anche lui sta guardando proprio nella stessa direzione e i suoi occhi si assottigliano prima di posarsi da una parte all'altra come per scoprire un segreto.
«Bene, ci mancava solo lui», esclama seccato sistemandosi il panno sulla spalla.
Continuo a starmene immobile. Ogni muscolo si tende quando si avvicina. Per fortuna ci supera dirigendosi al bancone dove Sasha sta ordinando in modo confuso le bottiglie di birra e lui saluta l'uomo seduto da un paio di minuti sullo sgabello.
«Tutto bene, Emma?»
Mi riscuoto. Scott mi sta fissando quasi con rimprovero. «Si... si», superandolo mi sposto in cucina più che rossa in viso per essermi persa.
Sulla soglia c'è Tony il quale gli lancia uno sguardo imperscrutabile ed io arrossisco ulteriormente sentendomi in colpa.
«Fa sul serio eh?», scuote la testa come se non credesse ai suoi occhi.
Che cosa hanno tutti contro Scott?
Non sarà la persona più sincera del pianeta, magari non è poi così bisognoso come lascia credere, ma ciò non significa che non sia un ragazzo da rispettare. A meno che... evito di pensare. Soprattutto in un momento come questo. Non so proprio come mi sto sentendo nel rivederlo dopo giorni in cui è sparito. Non ha neanche accennato a un saluto. Niente di niente. Mi confonde.
Ritorno al pensiero iniziale: Scott mi piace comunque. Ma non è Ethan, sentenzia la vocina acida dentro la mia testa facendomi sentire in guerra contro me stessa. Devo togliermelo dalla testa e so che è sbagliato stare con qualcuno e pensare ad un altro ma è inevitabile. Le sue parole sono state davvero una pugnalata e devo ammettere che mi hanno indotta a pensare più del dovuto a quanto accaduto al parco quel giorno. Alle sensazioni che ho provato, ai pensieri che ho avuto subito dopo. Forse volevo quel bacio. Lo desideravo così tanto anche inconsciamente. Volevo sentire il sapore delle sue labbra sulle mie, il suo calore, il suo profumo sulla mia pelle. Questo per togliermi dalla testa il pensiero fisso, il tarlo che ad ogni passo mi fa bloccare.
Ascoltare ciò che ha detto senza avere la possibilità di replicare ammetto: mi ha destabilizzata. È stato sincero anche se non mi ha dato modo di rispondere. Ma, in fondo che cosa gli avrei dovuto dire?
E ora, perché mi sento così avvilita? Perché quando non mi ha salutata mi sono sentita così invisibile?
«A cosa pensi?»
Sobbalzo leggermente prima di scuotere più volte la testa.
«Troppe cose», bevo un sorso d'acqua per placare l'incendio che mi divampa dentro. «Niente di preoccupante.»
«Hai la faccia di chi cerca una risposta pur avendone già una davanti agli occhi.»
Le parole di Tony mi turbano per cui non replico tornando al lavoro dato che la folla è aumentata di netto e i clienti aspettano dietro il bancone.
Entro in sala con il cuore appesantito. Mi aspetto di vederlo ancora dietro il bancone con quel tizio ma non c'è più.
Mi guardo attorno percependo una bruttissima sensazione di vuoto nelle viscere.
Non vedo neanche...
Dov'è finita Sasha? Perché non c'è neanche Scott?
Cerco di non immaginare scenari assurdi e tradimenti dedicandomi ad ogni singola persona che arriva al bancone usando un sorriso e qualche battuta allegra.
Mi fermo solo quando tutti sono serviti e soddisfatti. Anche Max lo è visto come mi guarda impegnato a chiacchiera con un signore alto, americano. Le spalle larghe, una camicia da boy-scout e un cappello appariscente. Occhiali da sole dentro la tasca.
Scott torna in sala guardandosi attorno. Non appena mi vede mi lancia un sorriso finto poi distratto da una ragazza torna al lavoro.
Mentre lo osservo mi sale addosso di nuovo ogni singolo dubbio; ogni pensiero si ammassa dentro rischiando di ferirmi.
In questi giorni è stato strano. Non è successo chissà che cosa però ho avuto modo di riflettere, forse troppo, e di notare molte più cose.
Dopo averle raccontato parte della mia vita, Anya si è comportata da vera amica. È incredibile il modo in cui il nostro rapporto si sta evolvendo. Ethan è sparito dall'appartamento mentre Mark torna quando vuole portando cartoni di pizza o di cibo di varia provenienza o etnia perché si è messo in testa di voler provare ogni singola pietanza presente nel mondo condividendola con noi. Cosa che: ho sconsigliato vivamente.
Nessuno ha più fatto parola riguardo a quanto sentito e io da una settimana, sto cercando di rimettere al posto tutti i tasselli in modo tale da non avere altre spiacevoli sorprese.
Servo del caffè a due avvocati, soliti clienti che mi riempiono di complimenti lasciando spesso mance esagerate. Mi sento un po' in imbarazzo di fronte a Max che ci osserva ma non posso fare a meno di sorridere ed arrossire per la loro gentilezza. Ormai mi conoscono da un anno e credo che a Max faccia anche piacere.
«Ci piacerebbe invitarti ad un party organizzato dall'azienda», dice il primo sorridendomi con quei denti bianchi e dritti. Sanno che non vado mai, eppure mi invitano lo stesso.
«Oh... grazie che gentili», balbetto ormai rossa in viso prendendo il biglietto che mi sta porgendo.
«Porta chi vuoi, ci teniamo a vederti. Sai che ti adoriamo.»
Scott passa dal tavolo fermandosi proprio accanto a me. «Amore, tutto bene?» marca la prima parola minacciando silenziosamente i due.
Spalanco gli occhi incredula.
Che gli prende?
«Si, mi hanno appena invitata ad un party.»
Li fissa ancora in cagnesco poi annuendo va ad occuparsi di un tavolo appena libero.
«Da quanto stai insieme a lui?» mi chiede il secondo distraendomi.
«Non è per voi», mi permetto di esclamare con un sorriso.
I due sorridono ammiccando. «Conosci i nostri gusti», facendomi l'occhiolino tornano ai loro discorsi.
«Emma, in pausa!»
Max saluta i ragazzi e avvicinandosi mi dà un'affettuosa pacca sulla spalla.
Salgo sul terrazzo prendendo posto sulla sdraio e con il viso rivolto verso il cielo mi stiracchio come un gatto al sole. Rimango ad osservare un cielo senza nuvole, gli aerei che si spostano da una parte all'altra lasciando la loro scia.
La porta cigola, Scott compare sulla soglia guardandosi attorno poi si avvicina. Mi alzo frettolosamente rischiando di impigliarmi con i piedi della sdraio e lo raggiungo. Lo abbraccio e le sue mani si posano sui miei fianchi stringendomi a sé con fare possessivo.
«Mi sei mancata», sussurra nel suo modo tranquillo e dolce inspirando il mio profumo.
Il mio stomaco si contorce dolorosamente. Che diavolo mi prende?
«Ma se ci vediamo sempre come posso mancarti?»
Sorrido cercando di rilassarmi alzandomi sulle punte. Mi sto solo facendo assoggettare.
Gioca con le mie labbra avvicinandosi e allontanandosi. Mi dimeno e le sue pupille si dilatano, il verde dei suoi occhi si accende e le sue lentiggini risaltano sul suo viso. E' davvero carino.
Carino non è un aggettivo positivo, sussurra la vocina dentro la mia testa. La immagino a braccia conserte a pestare un piede sul pavimento.
Sento che si sta eccitando e ne ho la prova quando mi bacia con una dolcezza disarmante premendo più volte le labbra sulle mie, indugiando, fermandosi qualche secondo di troppo e stringendomi ancora a sé. Mi spingo contro di lui ansimando. Si eccita maggiormente confermandolo quando preme i fianchi contro i miei jeans; poi stringe i miei glutei sollevandomi leggermente.
Mordo il suo labbro inferiore mentre emette un gemito e la sua mano stringe la mia nuca per non allontanarmi. Non si è mai lasciato andare così. Solitamente è sempre attento a tutto e i suoi gesti sono misurati.
«Andrai a quel party?»
Nego strofinando il naso sul suo. «Non sono mai andata. Sei geloso?»
«Tanto», mugugna.
Sorrido sulle sue labbra e questo lo fa fremere, infatti, morde quello inferiore premendomi a sé.
«Sono entrambi gay. Davvero non hai notato come ti divorano ogni giorno seduti allo stesso tavolo?»
Arrossisce leggermente imbarazzato e io mi concedo una breve risatina che lo fa incendiare, infatti, afferrandomi torna a baciarmi con possesso.
«Non sono geloso solo per questo», mi sussurra in modo brusco.
Il mio cuore perde un battito. Sto per replicare quando la porta porta cigola facendoci allontanare immediatamente, un po' come se ci fossimo appena scottati le dita con qualcosa di rovente.
Affannati guardiamo in direzione della soglia dove Sasha se ne sta impalata. Non appena ci nota sorride in modo forzato nascondendo una smorfia di disgusto. So che nasconde la gelosia, ne sono sicura. Oggi sto avendo molte conferme.
Sasha è una di quelle ragazze che vogliono e devono stare al centro dell'attenzione altrimenti creano dei grossi casini. Quando non ci riescono, infatti, fanno i capricci o agiscono con dei dispetti.
«Scusate non volevo interrompere. Comunque sono in pausa anch'io!»
Si accende una sigaretta sedendosi sulla sdraio bianca di plastica. Sembra improvvisamente arrabbiata e non con me visto come guarda Scott di sottecchi.
Prima tra loro due è successo qualcosa? Hanno discusso?
«Non badate a me. Continuate pure!» aggiunge gesticolando con la mano prima di aspirare una lunga boccata di fumo.
Tocco una guancia accaldata, consapevole di essere rossa in viso. Cosa sta succedendo? Perché Scott è così diverso? Non ha mai perso il controllo, e se Sasha non fosse arrivata, che cosa sarebbe successo?
Come se avesse intuito, Scott mi sorride in modo malizioso pizzicandomi una guancia, lancia uno sguardo ambiguo a Sasha e torna dentro sbattendosi la porta alle spalle.
Insicura mi avvicino a lei sedendomi sull'altra sdraio.
«Però...», fischia guardandomi poi girandosi verso i palazzi per nascondere quell'espressione di disgusto: «fate sul serio voi due eh?»
Divento paonazza e non ho il coraggio di guardarla. So che lo fa per provocarmi.
«Di solito non succede», passo le mani sul viso guardando in fondo alla strada dove i pedoni continuano a camminare avanti e indietro, alcuni distratti con gli smartphone tra le mani.
Suoni, rumori riempiono l'aria così come lo smog. C'è troppo caos.
«Oh... io so cosa stava per succedere e ti assicuro che te ne saresti pentita», aspira una boccata di fumo lasciandolo subito andare.
È una minaccia?
Mi acciglio. Che significa? Perché mi sta dicendo questo?
Sasha si affretta a rispondere alla mia domanda inespressa. «Se non sei pronta non devi fare niente insieme a lui, Emma. Non sei obbligata ad accontentarlo quando è evidente che non sei così presa da lasciarti andare. In fondo, non vi conoscete affatto. Prenditi tutto il tempo che ti serve. Magari capisci che non è lui il tuo "principe azzurro", se credi in queste cazzate.»
Noto un lampo strano nei suoi occhi. Sasha ha più o meno la nostra età e anche un figlio. Spesso dimentico che è una ragazza come ogni altra a cui può piacere Scott. È evidente dal modo in cui lo guarda dal primo giorno in cui lui è arrivato al locale impacciato. Non gliene ho mai parlato ma non voglio rovinare la nostra "amicizia" per un ragazzo. Sempre che di amicizia si possa parlare, ovvio.
Lei potrà pure pensare che io sia ingenua ma non è così. Provo un certo fastidio quando gli gira attorno o lo provoca, ma faccio finta di non vedere e nel frattempo incasso anche le frecciatine di Tony e Max. Tutti sanno qualcosa che io non so? Tutti vedono qualcosa che io non vedo?
Metto a tacere il tarlo dentro la testa cercando di scacciare i pensieri in fretta, proprio sul nascere, guardando un momento il panorama mozzafiato. Grattacieli, vetri, cielo azzurro, aerei che passano. Una New York meravigliosamente caotica e spettacolare.
Sasha fuma un'altra sigaretta. Rimaniamo per tutto il tempo in silenzio, di tanto in tanto a scrutarci e quando finisce scendiamo immergendoci nuovamente nel lavoro.
La giornata lavorativa termina sul tardi. Max ci consegna delle buste con i nostri nomi sopra. Lo guardiamo storditi mentre rivolgendoci un gran sorriso annuncia che è un extra per il gran lavoro svolto durante la settimana.
Lui e Tony ci salutano e vanno via insieme come due compari di avventura.
«Non poteva andare meglio la giornata!» Strilla Sasha abbracciando Scott. Gli salta addosso premendo le labbra sulla sua guancia. Lui sembra colto alla sprovvista dal gesto ma ricambia con un gran sorriso affettuoso mentre io raggelo sul posto. Che diavolo sta facendo?
Le sorrido forzatamente mentre il fastidio che sento salire tenta di farmi perdere lucidità. I due si staccano non appena si accorgono della mia espressione.
«Torniamo a casa?» chiede schiarendosi la gola lui.
Annuisco facendo finta di niente. Ancora una volta incasso senza aprire bocca. Che cosa potrei dire? Mi sento spiazzata.
Insieme ci dirigiamo ai nostri corrispettivi appartamenti. Lasciamo Sasha per prima perché il suo è quello più vicino al locale e proseguiamo chiusi in uno strano mutismo. Scott in particolare sembra pensieroso, forse troppo.
Sta ripensando a prima?
«Va tutto bene?» domando fermandomi per assicurarmi che lui mi abbia sentita.
«Si, sì», sorride poi infila le mani nelle tasche e prosegue.
Lo seguo per un paio di minuti cercando le parole giuste per parlargli. «Scott?»
«Hmm?»
È chiaramente assorto in uno dei suoi dilemmi mentali silenziosi. «C'è qualcosa che vorresti dirmi?»
Domando un po' cantilenante prendendogli la mano.
Scuote la testa. «Stavo solo pensando... è un'idea tutto qua...» balbetta quasi.
Ok, questo non è da lui. Di solito non perde occasione per parlare o scherzare.
«Cosa?», domando curiosa.
Si ferma indicando il suo palazzo. Siamo già arrivati senza rendercene conto. La giornata continua ad essere proprio strana.
«Ti va di salire?» Mi guarda insicuro. Forse si sente in colpa per prima.
«Cenare da te intendi?» sono confusa. Dove sta la fregatura?
«A dormire se vuoi... Ma lascia stare, era solo una mia idea. Ti accompagno a casa. Lo capisco se...»
Lo blocco e circondandogli il collo con le braccia poso un bacio delicato sul suo naso. Mi spingo su di lui e continuo a baciare il suo viso fino a quando il suo respiro non si fa affannato.
Batte freneticamente le palpebre. «Che... che cosa significa questo?» chiede ricambiando con un breve bacio che riesce a rubarmi.
«Significa che devi smettere di essere così insicuro e che... ho il cambio in borsa, quindi perché no? Devo solo chiamare Anya per avvisarla così non si preoccupa.»
Dapprima il suo volto si illumina poi muta facendosi leggermente cupo.
«Devi proprio?»
«Vuoi che chiami di continuo disturbando la nostra serata?»
Sospira. «Ok, andiamo.»
Dietro la sua risposta c'è sicuramente una spiegazione.
Stringendomi la mano entriamo dall'ingresso principale mano nella mano. Preme quasi con rabbia il pulsante dell'ascensore senza mai guardarmi.
«Se c'è qualcosa che non va...»
I suoi lineamenti si addolciscono. «Sono solo felice che tu rimanga per la notte», risponde aprendo la porta.
In casa non c'è nessuno. Ciò che noto subito è l'ordine. Sembra quasi un ambiente diverso. Qualcuno deve avere fatto le pulizie perché rispetto a come lo ricordo l'appartamento è troppo pulito. È come se nessuno ci vivesse da giorni. Inarco un sopracciglio ma decido di non fare altre domande per non apparire oltre che asfissiante anche un'impicciona.
Staccandomi da lui mentre lo seguo in camera recupero il telefono dalla borsa per chiamare Anya. Devo avvertirla.
«Emma, tutto bene? Perché non sei ancora arrivata a casa?»
«Cosa? Si sì, ho chiamato per avvertirti che non dormirò a casa stanotte.»
«Starai da lui?» chiede scocciata, senza esitazione e senza trattenere il disappunto.
«Si, starò bene.»
«Sei sicura? Non vuoi tornare? Magari guardiamo un film o che ne dici se chiamo Mark e mio fratello e...»
Non appena ripenso a Ethan mi blocco. Scuoto subito la testa. Non posso permettergli di offuscarmi i pensieri.
«Calmati, non mi trovo mica in una caverna con un vampiro. Starò bene. Passerò solo la notte dal mio ragazzo. Torno domani», stacco prima che possa continuare.
Scott mi lancia uno sguardo senza però commentare.
«Da quanto stai solo?»
Non riesco a trattenermi così apro bocca per evitare ulteriori domande anche da parte sua. Dal modo in cui mi guarda infatti traspare chiaramente la sua curiosità sulla chiamata.
Scott appoggia la busta sul comodino facendomi cenno di seguirlo. Così, lascio la borsa sul divano seguendolo in cucina.
Attorno c'è odore di limoni.
«I miei colleghi, cioè coinquilini sono partiti per una vacanza», apre l'anta rossa della dispensa iniziando a mettere sul bancone nero in onice uova, insalata, avocado e toast.
Giro intorno il bancone mettendomi ai fornelli, facendogli segno di sedersi.
La mia ormai è abitudine. Cucinare o anche solo tenere la mente impegnata mi distrae, spesso mi rilassa.
«E tu come mai non sei andato?»
Lo guardo di sbieco mentre friggo due uova in una padella antiaderente per metterle nei toast.
Prende una bottiglia di birra e una di acqua frizzante dal frigo. Le sistema sul bancone poi dispone i piatti e le posate su due tovagliette di legno intrecciate; lo fa anche se non ne avremo bisogno quindi si siede fissandomi con il mento appoggiato alla mano mentre cucino.
«Perché non mi andava di stare con loro e passare la solita settimana piena di "sballo", alcol, divertimento, la casa piena di estranei che il giorno dopo non ricordano come ci sono finiti o quello che hanno fatto.»
Porto il dito sulle labbra perché pieno di salsa. Scott blocca il mio gesto portandoselo in bocca. Sento uno strano brivido, niente di piacevole.
Sorrido forzatamente ritirando la mano, farcendo i toast. Quando finalmente sono pronti ci sistemiamo sugli sgabelli e ceniamo per un po' ognuno assorto nei propri pensieri.
Lecco le labbra prima di prendere il tovagliolo di carta chiedendo: «Che cosa è cambiato?»
«Mi sembra ovvio», beve un sorso di birra indicandomi.
«Io non ti obbligherei mai a stare qui...»
Sta scrollando la testa. «Lo so. Sono io a non volere andare. Non potevo lasciarti qui per andarmi a divertire su uno yacht pieno di turiste pronte ad ubriacarsi, a flirtare per tutto il tempo o a scopare.»
La cosa non mi fa ingelosire. Anche se ammetto che il pensiero di lui da qualche parte a divertirsi mi fa quasi infastidire.
Perché sono così contraddittoria?
«Ti sei mai ritrovato stordito il giorno dopo?»
So così poco della sua vita. E se nascondesse qualcosa? Se Sasha avesse ragione o entrambi...
«Tanto tempo fa. Ho vaghi ricordi di quelle feste. Credimi è meglio che io rimanga qui. Inoltre, avrò la casa tutta per me.»
Sorride ed il suo sguardo si illumina, il suo umore si innalza prima di precipitare. Ha in mente qualcosa?
Alzandomi più in fretta che posso tolgo i piatti vuoti impilandoli dentro il lavandino per lavarli. Mentre passo la spugna lui mi racconta aneddoti passati delle sue pazze vacanze al mare o in montagna. Non risparmia nessun dettaglio, neanche quello più stupido. Rido seguendo ogni sua parola; lui gesticola e si diverte standosene seduto sul bancone mentre mi aiuta asciugando i piatti.
«Abbiamo finito?» chiede appendendo lo strofinaccio dietro il frigo dove vi è una calamita con un gancio simile ad un uncino.
Annuisco guardandomi ovunque per avere la certezza.
In un attimo mi ritrovo sul bancone. Scott si sistema tra le mie gambe.
Non sapendo che cosa fare lo circondo subito con le braccia. Mi sento un po' nervosa ma so che lui non mi forzerebbe mai a fare qualcosa che non voglio, vero? Perchè sono così piena di dubbi?
Forse perchè hai accettato senza pensare. Magari dovevi tornare a casa e passare una serata con Anya. Risponde arrabbiata la vocina dentro la mia testa. Inizio ad avere i primi ripensamenti quando mi dice: «Sei bellissima», con un tono che lascia proprio all'immaginazione.
Strofina il naso contro il mio distraendomi dai pensieri. Ridacchio e sembra imbambolarsi. In risposta gli do un morso delicato sul labbro inferiore. Questo lo fa riscuotere immediatamente e risponde stringendomi le cosce, attirandomi maggiormente a sè. So che la mia è stata una cattiva idea. Una mossa davvero, davvero sbagliata perché adesso dovrò trovare il modo di staccarmi da lui.
Dapprima mi bacia in modo dolce, sfiorandomi la guancia e il fianco sinistro; poi il bacio cambia facendosi passionale.
Dentro di me iniziano a tuonare tanti campanelli d'allarme e il mio corpo tenta di scansarsi.
Si stacca con il fiato corto. «Ti va di vedere un film?»
«Prima posso cambiarmi?» chiedo indicando i fastidiosi jeans che uso per lavorare.
Annuisce e ancora un po' intontita lascio che mi prenda per mano dirigendoci nella sua stanza, dove dopo essermi cambiata ci sistemiamo sul comodo divano, di fronte all'enorme schermo piatto. Qui, sceglie un film che non ho mai visto. Una sorta di commedia su un supereroe a cui capitano tante sfortune.
Appoggio la testa sulla sua spalla stendendo le gambe accanto alle sue sul pouf nero di pelle. La sua mano si posa subito sulla mia coscia, mentre le sue dita disegnano dei cerchi sulla pelle nuda.
Mi rilasso sotto il tocco delicato e per nulla invadente anche se dentro continuo a lottare con quella parte di me che non ne vuole proprio sapere di lasciarsi andare. So cosa sta cercando di fare e spero di non commettere errori. Anche perché non voglio correre.
«Fa caldo», soffia sulla mia nuca lanciandomi uno sguardo divertito. Sta iniziando a provocarmi.
Lo fisso con malizia per vedere fino a dove è disposto a spingersi. Il mio cuore nel frattempo sta iniziando una lunga maratona.
«Puoi togliere la maglietta se vuoi. Non mi dà di certo fastidio vedere una tartaruga perfetta», mi esce dalla bocca osservando le sue guance leggermente arrossate.
Scott se la sfila con un movimento veloce appallottolandola per poi lanciarla sull'altro divano, quello rosso, accanto alla mia borsa.
«Va meglio?» Domando sorridendo leggermente nervosa. Anche il mio respiro sta cambiando. Lo sento ad ogni palpito.
Purtroppo abbiamo la tendenza a giocare con il fuoco. Adoriamo scottarci nonostante ci viene detto di non farlo, di non toccare un ferro rovente. Siamo esseri irrazionali con una tendenza smisurata per l'autodistruzione.
«Molto meglio», sospira riavviando il film.
Durante la visione in cui io mi sistemo maggiormente comoda grazie anche ai cuscini che abbraccio e davanti ad una ciotola di popcorn che mi prepara quasi divertito al pensiero di poterlo fare, continua spudorato a solleticarmi la coscia spingendosi più volte oltre il bordo del pantaloncino che indosso. I suoi movimenti sono sempre gli stessi anche se di tanto in tanto cambia facendomi tremare.
Mordo la guancia e penso che magari dovrei fare qualcosa per lui per distrarlo dalle sue intenzioni o magari ricambiare evitando di fare la sciocca. Ma cosa?
Mi sta stuzzicando e non so come ricambiare. Poi mi viene un'idea e provo.
Poso la mano sui suoi jeans. Scott mi lancia uno sguardo facendo poi finta di guardare la tv.
So che in fondo in lui si cela un cattivo ragazzo. Riesco a vederlo attraverso i suoi occhi. Infatti, gli spunta subito un sorriso sulle labbra in grado di farmi capire che gli piace la mia improvvisa intraprendenza. Non so cosa sto facendo ma la mia mano si muove superando i suoi jeans posandosi sul rilievo dei boxer blu con la scritta Calvin Klein. Sono eccitanti e sexy. Risalgo sul petto verso la collana che porta al collo.
Si rilassa mordendosi il labbro, prende un grosso respiro chiudendo gli occhi sporgendosi quando inizio a scendere con la mano.
Blocca il gesto quando sono vicina ai pantaloni e dopo avere emesso un gemito. Lo guardo ed i suoi occhi stanno ardendo. Mi sporgo per baciarlo e la sua mano si posa dietro la mia nuca, con l'altra libera mi attira su di sè. Si preme contro i miei pantaloncini mentre inizia a baciarmi con una strana forza.
Ansimiamo entrambi. Lui eccitato io confusa.
Con estrema delicatezza mi fa stendere spingendosi su di me, stringendomi la coscia con una certa forza.
È così diverso quando è rilassato. È di questo di cui Max è Tony parlano? Si preoccupano che non sia chi dice di essere?
Sussurra il mio nome affannato poi inizia a baciarmi sotto il mento, il lobo, scendendo sulle clavicole. Inarco la schiena e dalle labbra lascio uscire un gemito e lui ansima. Mi sfila la maglietta senza lasciarmi scelta e continua con i baci sulla pelle.
Forse devo bloccarlo ma non ne ho la forza. Anzi, togli il forse. Devo. Devo fermarlo.
Si immobilizza come se avesse percepito le mie perplessità, poi continua mordicchiando la mia pelle sensibile. Il suo respiro aumenta facendosi affrettato. Trova le mie labbra reclamandole con possesso. Non è Scott mi dico quando sbottona i miei pantaloncini con un gesto secco e all'improvviso dentro di me scatta qualcosa.
«Scott aspetta!» strillo con voce terribilmente stridula.
Sembra non sentirmi così lo spingo via rialzandomi. Sono accaldata e mortificata. Non credo di essere pronta a tutto questo. Metto i capelli dietro l'orecchio cercando di recuperare un certo equilibrio mentale facendo un grosso respiro. Tocco le labbra. Fanno male e di sicuro sono gonfie per i morsi e i baci.
Scott mi fissa stordito. Ad un certo punto sembra riscuotersi. Si alza di scatto avvicinandosi pericolosamente.
«Che ti succede?» dice quasi ferito dal mio rifiuto ma con un tono pacato, a dal punto da farmi venire i brividi.
Non attende nemmeno una mia risposta perché afferrandola mi lancia la maglietta addosso e senza dire niente, si sposta in bagno chiudendo la porta con rabbia.
Dopo un paio di minuti in cui attorno non vola più una mosca, sento il getto dell'acqua. Mordo la guancia cercando di valutare la situazione e trovare una soluzione per entrambi.
Mi avvicino cauta alla porta bussando una sola volta. «Scott, tutto bene?»
Mi prendo per stupida da sola dopo avere chiesto una cosa del genere dopo ciò che ho fatto. Lo sapevo. Sapevo che avrei commesso un errore. Io non voglio ferirlo. Ma, non posso neanche spingermi oltre.
Visto che non mi risponde entro nel bagno con cautela e mortificata prendo posto sul ripiano del lavandino dondolando i piedi. Attendo che Scott si sia calmato un po' prima di parlare. Ma cosa potrei dire?
Ho rovinato un momento forse importante per entrambi e mi sento ridicola, nervosa, turbata. L'ho provocato e poi mi sono tirata indietro.
Che stupida.
Salto giù bussando sul vetro laminato della doccia. Il getto dell'acqua smette per un secondo. Sento il suo respiro e capisco che è arrabbiato. Parecchio.
«Posso entrare?» Domando insicura.
Non riesco ad attendere perché mi sento terribilmente in colpa ed entro. Apro lentamente la porta ritrovandolo a pochi passi.
Scott è in boxer sotto il getto dell'acqua calda e se ne sta di spalle, fermo. E' nevoso ed io non so come prenderlo. Non so come reagirà e questa cosa mi mette una certa ansia.
Il vapore sale verso il tetto, sulle nostre teste, tra queste piastrelle azzurre piene di condensa.
Prendo un lungo respiro poi inizio a togliere i pantaloncini lanciandoli fuori. Mordo il labbro, deglutisco e prendendo coraggio lo abbraccio da dietro immergendomi con lui sotto il getto dell'acqua.
Mi sto esponendo più del dovuto. Sto provando a fare andare avanti questa storia. Tutto dipende dalla sua reazione. Tutto dipende dal modo in cui risponderà al mio gesto. Spero solo di non esserne delusa.
Sento i suoi muscoli irrigidirsi mentre le mie mani passano sul suo petto in una lenta carezza. «Sono andata nel panico, mi dispiace. È solo che... che non voglio correre troppo.»
Ammetterlo mi fa sentire maggiormente in colpa.
Scott blocca i miei polsi girandosi. Si trova proprio a pochi centimetri di distanza da me. Trattengo il fiato. «Non dovresti provocare se non hai intenzione di andare fino in fondo. O magari dovrei pensare che sono proprio io il problema, eh Emma?»
Provo a parlare ma i suoi occhi mi inchiodano. Sono freddi, distanzi. Un senso di paura mi si irradia dentro.
Si riferiva a Ethan? Che cosa ha in mente adesso?
Attirandomi a sè con una forza possessiva mi tiene ferma. Rabbrividisco lasciandomi avvolgere dalle sue braccia, dal suo corpo, dalle sue labbra che si avventano sulle mie.
Ansimo. Provo a parlare e ad allontanarlo ma è inutile.
«Ssshhh», mi tappa la bocca con un bacio ancora più spinto premendo il mio corpo contro le piastrelle fredde, sollevandomi la gamba attorno alla sua vita.
«Se non vuoi o non ti sentì pronta con me, non portarmi fino a questo punto», ringhia quasi spaventandomi.
Mugolo mentre la sua mano si posa sul mio intimo. Non riesco proprio a fermarlo. Ora cosa faccio? Voglio davvero tutto questo?
Inizialmente ho paura. Non so come respingerlo e questo mi preoccupa. Chiudo gli occhi aspettando che finisca.
I suoi gesti sono lenti e decisi mentre le gambe iniziano a tremare e dalle mie labbra esce un flebile gemito incontrollato anche se in realtà vorrei mettermi a urlare.
Le sue si incurvano subito in un sorriso soddisfatto mentre preme ancora le dita sul bordo del tessuto.
Le sue labbra sulle mie mi impediscono di razionalizzare. «Sei solo mia», mormora fermandosi mentre ansimo. «Tienilo a mente.»
Vorrei dirgli di togliere la mano da lì, di non toccarmi in questo modo, ma sono troppo annebbiata dalle molteplici sensazioni che sto provando per ribattere.
Mi costringo ad aprire le palpebre intontita mentre lui appoggia la fronte sulla mia ed i suoi occhi si posano sui miei spaventati.
«Sei fottutamente sexy in questo momento», sussurra eccitato fermandosi.
Non riesco a capire cosa sto realmente provando. Da una parte vorrei tranquillamente godermi la piacevole sensazione dell'essere amata. E' amore questo, vero? Dall'altra, vorrei solo dargli uno schiaffo e dirgli di smetterla con questo suo essere possessivo e imprevedibile e andarmene.
«E tu sei un vero idiota», mugugno invece sulle sue labbra che si incurvano in un altro sorriso di sbieco mentre torna a baciarmi con impeto sotto la cascata calda.
Quando finalmente si stacca passandomi un accappatoio morbido, chiudo la porta scorrevole della doccia proprio davanti a lui rimanendo per qualche secondo abbracciata sotto il getto caldo. Non ho il coraggio di piangere. Mi sento solo sporca. Umiliata nel profondo.
Quello che è certo: è che non mi toccherà mai più in questo modo. Non glielo permetterò.
Quando esco ancora un po' intontita e distratta dai pensieri che si affollano dentro la mia testa.
«Finito?» chiede quasi facendosi beffa di me.
Annuisco seguendolo sul letto.
Per non destare sospetti poggio la testa sul suo petto fermandomi ad ascoltare i battiti del suo cuore mentre la sua mano mi massaggia la schiena: non è poi così rilassante. Non è neanche piacevole tutto questo. Vorrei mettermi a urlare e scappare; perché penso che ha usato la forza per trattenermi.
Tra non molto mi sentirò uno schifo, ne sono sicura. Sporca dentro.
Incapace di tacere domando: «A cosa pensi?» il tono mi esce alquanto stridulo.
Ho bisogno di avere tutto sotto controllo ma in questo momento, ho perso la cognizione del mondo.
«Mi sento meglio ora.»
Stronzo.
Mordo il labbro e non sapendo cosa dire lo guardo. «Scott...» arrossisco leggermente sentendo il cuore scoppiarmi nel petto e gli occhi bruciare terribilmente. «Io... io non sono abituata a tutto questo. È nuovo per me e ho bisogno di tempo. Mi hai colta di sorpresa e... spaventata.»
Decido di essere sincera con lui. Dobbiamo iniziare a fidarci l'uno dell'altra per riuscire ad andare avanti a messo e concesso che ci sia ancora una possibilità per noi dopo la sua reazione.
«Lo so. Ma non ho saputo resistere», sussurra sul mio collo prima di sistemarsi su di me.
Non capisce proprio.
Passo i palmi sul suo petto liscio e muscoloso per trattenerlo. Se crede che voglio provare qualcosa, si sbaglia di grosso; perché mi sento davvero a disagio in questo momento. Che cosa mi è saltato in mente quando ho accettato il suo invito? In cosa mi sto cacciando?
Devo distrarmi o impazzirò. Mi ritrovo a sfiorargli i pettorali, gli addominali scolpiti e lui segue ogni mio movimento con gli occhi. Devo distrarlo in qualche modo o finirò per sentirmi uno schifo per avere fatto qualcosa di insensato.
Per fortuna staccandosi per spegnere la luce mi dà il tempo di stendermi di fianco e finalmente posso provare a dormire per placare questo senso di colpa.

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