Il primo provino

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Roma, due anni prima

L'aria primaverile si fa già sentire. Cammino spedita cercando di adeguare il respiro all'andatura ma senza riuscirci. Lo zaino appoggiato di lato pesa troppo, facendomi camminare storta, e dopo pochi metri scivola dalla spalla costringendomi a risistemarlo con l'altra mano. Odio dover portare tanti libri; ma è proprio necessario? Basterebbe un tablet a contenere tutto quello che ci serve per le lezioni, ma i professori sostengono che il supporto cartaceo permette di toccare con mano l'evolversi di una storia, di un evento. Ho i miei dubbi. La mia compagna di banco, nonché amica del cuore, Giulia, invece, ha una teoria tutta sua: per lei i libri cartacei sono come i quaderni, servono a mantenere vivo il legame che abbiamo con la terra, la natura. Sorrido pensando alle sue idee strampalate. Con le sue strane teorie, Giulia riesce sempre a mettermi di buonumore anche dopo aver preso un brutto voto perché impreparata, oppure dopo essere passata davanti a Diego senza essere degnata di uno sguardo per l'ennesima volta, o peggio dopo aver litigato con mia madre per aver accettato un passaggio in motorino.

Come si può non adorare una persona che ti fa dimenticare ogni dispiacere?Attraverso la strada di corsa e lo zaino scivola di nuovo. Oggi Giulia doveva andare con suo padre a pranzo dalla zia; una persona che detesta perché troppo 'soapoperista', una parola ovviamente inventata da lei che sta a indicare qualcuno che vive di quelle interminabili serie televisive in cui amori e tradimenti vanno a braccetto. Arrivo alla fermata dell'autobus e lascio cadere con un tonfo lo zaino sulla panchina; mi siedo sbuffando. Il signore accanto mi guarda con aria infastidita. Lo ignoro e mi giro dall'altra parte sperando di non dover aspettare troppo.

'Dove sei, che fai? Ti rendi conto che mi hai lasciato da sola?' digito rapida sulla tastiera del telefonino.

Giulia risponde al volo.

'Se vuoi, ti presto mia zia per qualche ora, così potrai apprezzare la solitudine.'

Immagino la sua faccia e sorrido divertita. A volte mi chiedo come facciamo a essere amiche, siamo talmente diverse, non c'è una cosa che ci accomuna. Siamo l'opposto anche dal punto di vista fisico. Lei mora, io bionda; lei occhi nocciola, io azzurri; lei piccola e paffuta, io lunga e allampanata. Ma la vera forza di Giulia sono le parole: con quelle è capace di sommergerti al punto tale che non puoi uscirne vincitrice. E poi, più è nervosa e più parla, inarrestabile come un fiume in piena. La mia specialità, al contrario, è rimanere in silenzio ed essere invisibile


Mezz'ora dopo, sono finalmente a casa.

«Com'è andata a scuola?» chiede mia madre non appena infilo le chiavi nella toppa. Sorrido divertita; non aspetta neanche che mi tolga la giacca per partire alla carica!

«Bene, mamma. Oggi abbiamo avuto il compito d'italiano, ricordi?»

La mia domanda è retorica, lo so che non ricorda nulla, ha troppe cose che le frullano per la testa.

«E come è andata?» C'è una domanda di riserva?

«Così e così. Non ero in forma.» Perché, a volte lo sono?, mi chiedo.

«Poi mi racconti. Tra cinque minuti è pronto.»

Non sono sicura di poter aspettare così a lungo, sono affamata! Vado in camera mia, lancio le scarpe, tolgo la felpa e volo in bagno. Due minuti dopo sono già seduta a tavola che sbrano un pezzo di pane come se non mangiassi da mesi.

«Vorrei essere come te,» ride mia madre «mi piacerebbe poter mangiare tanto e rimanere magra come un chiodo. Neanche i tuoi fratelli hanno questa fortuna. A volte mi chiedo da chi hai preso!»

Voglio essere una top modelLeggi questa storia gratuitamente!