23 || Legami

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Al suo risveglio Perla si ritrovò in una stanza quasi completamente buia, illuminata debolmente dai fasci di luce che provenivano dal piano di sopra, e impiegò qualche secondo a ricordare di trovarsi nella taverna in cui Guadalupe aveva permesso a lei ed ai suoi amici di riposarsi dopo il lungo viaggio.

Aveva passato una notte piuttosto agitata, svegliandosi ogni una, due ore, e i mille pensieri che le affollavano la mente, le mille paure che teneva dentro di sé e le mille speranze che custodiva nel cuore le rendevano difficile chiudere gli occhi e riaddormentarsi come se niente fosse. Sentiva su di sé la responsabilità di dover fermare Mavrikòs e gli Oscuri e aveva una profonda nostalgia di casa. A volte pensava di stare per affrontare qualcosa che era al di fuori delle sue capacità; poi, però, ripensava a quello che lei e Tyler erano riusciti a fare negli ultimi mesi, a come erano riusciti a unire le forze e uccidere l'Oscuro nel parcheggio, e tutte le emozioni negative che provava lasciavano il posto alla determinazione che l'aveva spinta a compiere quel viaggio. Ripensava alle parole che le aveva detto suo padre poco prima di partire e non poteva fare a meno di sorridere, nostalgica: se si metteva in testa di fare una cosa, niente e nessuno sarebbe stato capace di fermarla. Voleva fermare Mavrikòs dal dominare il mondo e ci sarebbe riuscita a ogni costo.

Stiracchiandosi, si girò a pancia in su e fece un respiro profondo. Non aveva idea di che ore fossero, né di quanto tempo fosse effettivamente riuscita a dormire, ma si sentiva ancora più stanca di quando era andata a letto. Spostò lo sguardo verso destra e vide Delia, sdraiata su un fianco e con il volto parzialmente coperto dal lenzuolo bianco, che dormiva profondamente. Lentamente si girò dall'altro lato e abbassò lo sguardo, incrociando il volto di Tyler, disteso per terra ancora addormentato. Aveva una mano appoggiata sul petto che si alzava e abbassava regolarmente, le labbra socchiuse e alcuni ciuffi gli cadevano ribelli sul volto rilassato.

Vagando sul suo bel viso, Perla si rese conto di essere molto più vicina a lui di quanto si aspettasse. Il letto sul quale aveva dormito era piuttosto basso e, sebbene fosse sdraiato per terra, le sarebbe bastato girarsi sul fianco e sporgersi di pochi centimetri per riuscire a sfiorargli il braccio. Con il volto in fiamme, considerò l'idea di spostargli i capelli dalla fronte e accarezzargli una guancia - proprio come aveva fatto lui qualche ora prima, credendola addormentata - e dovette lottare contro se stessa per non farlo. Lo guardò per qualche minuto con il cuore che le batteva all'impazzata nel petto; poi fece un respiro profondo e, stando attenta a non svegliare nessuno, si alzò.

Salì le scale a chiocciola il più silenziosamente possibile e socchiuse gli occhi quando la luce che illuminava a giorno il soggiorno le colpì il viso. Un buonissimo profumo di pane appena sfornato le solleticò piacevolmente le narici, così si precipitò in cucina, trovando Guadalupe intenta a girare delle verdure in padella.

«Che profumino delizioso» esordì Perla, attirando l'attenzione della donna.

Guadalupe si giró e la guardò. «Buenos días.»

«Cosa sta cucinando di buono?»

«Dei piatti tipici cileni, ma non ti svelo niente.» La donna sorrise e Perla sussultò: era il primo sorriso che faceva da quando lei e i suoi amici le erano piombati in casa e vederla in quel modo - spensierata, tranquilla e felice di portare in tavola la propria cultura - le fece uno strano effetto.

«Va bene, aspetterò» disse la ragazza, ricambiando il sorriso. «Posso aiutare in qualche modo? Non so... magari apparecchiando la tavola?»

Guadalupe annuì e indicò un cassetto sulla sinistra. «Allí, mira allí.»

Perla seguì le sue istruzioni e lo aprì, trovando una tovaglia di stoffa ben ripiegata e delle posate d'acciaio lucidate alla perfezione. Prese l'occorrente necessario e iniziò ad apparecchiare; poi spalancò l'antina della credenza che le aveva indicato la donna e prese piatti e bicchieri, sistemandoli con ordine sul tavolo.

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