Capitolo 8

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Mi alzo di scatto affannata. Il cuore mi batte in modo convulso creando un suono orribile. Sembra quasi sforzarsi per riprendere il solito ritmo. Un po' come sto facendo io con la mia vita, visto che sto perdendo di vista quasi ogni cosa e continuo ad arrancare.
Passo una mano sul viso leggermente accaldato e nello stesso istante sento dei colpi alla porta abbastanza forti.
Chi sarà mai a quest'ora?
Guardo Scott comodamente sdraiato e dolcemente addormentato accanto a me. Il suo respiro regolare, l'espressione beata dipinta su quel viso a tratti timido. Io al contrario devo proprio avere un aspetto orribile.
«Scott, lo so che ci sei. Apri la porta o la butto giù!»
Una voce femminile abbastanza stridula, forse su di giri, arriva da dietro la porta. Continua a bussare ma Scott non si scompone.
Guardo prima la porta poi lui poi di nuovo la porta decidendo in fretta cosa fare.
Non accendo neanche la luce. Non voglio svegliarlo. Voglio solo vedere chi lo cerca. Chi vuole parlare con lui a quest'ora.
Scosto la coperta che deve avermi sistemato addosso quando mi sono addormentata. Poso i piedi sul pavimento fresco ricevendo un piacevolissimo brivido lungo la schiena e facendo attenzione a non urtare niente, basandomi sulle ombre e sulla luce che arriva dalla finestra, riesco a raggiungere la porta senza creare danni.
La ragazza continua a bussare; adesso quasi scocciata di attendere.
«Scott, apri! Non ho tutta la notte.»
In sottofondo sento delle risate, qualche esclamazione e della musica attutita dalle pareti di questa stanza, probabilmente insonorizzata anche se non del tutto.
Stringo la mano sulla maniglia della porta voltandomi leggermente per controllare che Scott stia ancora effettivamente dormendo. Lui si trova a pancia in giù con la mano sotto il cuscino, non mostra nessun segno di fastidio o disturbo provocato dalla voce femminile a poca distanza.
Prendo un bel respiro aprendo la porta quasi di scatto trovandomi davanti una ragazza che mi fissa spalancando dapprima gli occhi forse per mettermi a fuoco poi per la sorpresa.
E' davvero bella. Alta, abbastanza atletica, mora, abbronzata. I suoi capelli sono tirati troppo ai lati in una coda alta. Hanno qualche lieve sfumatura color miele e di un biondo chiaro forse creata di proposito per questa estate. Nel complesso ha un aspetto genuino.
Io invece, devo avere tanto l'aria di una "sciacquetta" che Scott si è portato a casa in una notte di alcol e risate.
Anche il suo abbigliamento adesso che la guardo meglio: è particolare.
Non è ancora carnevale, perchè mai indossa una tuta da poliziotta? Non sarà mica una spogliarellista?
«Scusa, non sapevo che Scott avesse visite altrimenti non avrei disturbato», si schiarisce la voce più volte attorcigliando le dita su una ciocca bionda di capelli guardandomi sempre più nervosa o forse imbarazzata.
«Non preoccuparti. Non era previsto che dormissi qui», dico ormai rossa in viso a causa del suo sguardo a tratti diretto.
Perché continua a scrutarmi in quel modo?
«Posso sapere chi sei? Scott non porta così tante ragazze nel suo appartamento e quando lo fa ci avvisa.»
Che cosa significa questo?
Ecco, Scott non è chi dice di essere. Mentre ti professa amore, porta nel suo appartamento altre ragazze.
La vocina dentro la mia testa inizia ad assillarmi e per non perdermi decido di metterla per qualche minuto a tacere. Tornerò a ragionare con lei quando chiuderò questa porta alle mie spalle.
Gratto una tempia. «In realtà... io sono... sono la sua ragazza.»
Perché continuo a balbettare?
Dio, Emma datti una calmata. Non sei sotto interrogatorio. Stai solo sondando il campo.
Notando che se ne sta ancora impalata chiedo: «Ti serve qualcosa da lui? Vuoi che lo svegli?»
Spalanca la bocca e gli occhi poi arrossisce scuotendo la testa. «Sei Emma? Oddio, allora è vero che è impegnato. Non ci credevo. In realtà non ci credevamo nessuno quando lo diceva», dapprima mette le mani sulla bocca poi gratta la fronte rossa in viso.
«Comunque no, volevo solo prendere uno dei suoi giochi visto che i ragazzi si stanno annoiando, ma non fa niente. È stato un piacere vederti. Notte!»
Gira sui tacchi ad una certa velocità e se ne ritorna in fretta in soggiorno da dove provengono le risate poi la sua voce concitata.
Richiudo la porta abbastanza confusa dalla reazione e non appena mi volto rimango sorpresa perché la luce della stanza è accesa e Scott se ne sta steso su un fianco a guardarmi assonnato e in modo dolce. Quando batte la mano sul lato vuoto accanto a sé con il lenzuolo stropicciato, mi avvicino timida prima di salire sul letto insicura.
Ha visto tutto? Ha sentito tutto?
Quella ragazza se ne è andata perché si è accorta della luce accesa alle mie spalle?
Sfiorandomi una guancia e con un sorriso furbo stampato sul viso mi scimmiotta ripetendo la mia risposta data alla sua amica.
E' solo una sua amica vero? Perché sono così insicura?
Non dovrei continuare a torturarmi con queste stupide paranoie.
Forse continui perché quella frase ti ha allarmata? Sentenzia la vocina tornando immediatamente alla carica.
«Non dovevo dirgli niente?» Mordo il labbro sentendomi improvvisamente a disagio. Non penso di avere sbagliato ad usare determinate parole. In fondo, sono uscite dal cuore.
Dici? Ne sei sicura? A me sembravano dettate dalla gelosia non dal cuore. Un cuore che non batte come dovrebbe per lui ma per un altro. Risponde piccata la vocina dentro la mia testa.
«Non mi aspettavo una risposta del genere da parte tua», sussurra quasi soddisfatto ma allo stesso tempo pensieroso.
Aggrotto la fronte. «Perchè?»
«Perché sei sempre un po' chiusa, poco espansiva. C'è un muro tra te e il mondo e non sempre questo si riesce a scavalcare. Non sempre riesco a capire quello che pensi, quello che vuoi.
E' la prima volta che ti sento dire che sei la mia ragazza. Di solito è come se lo nascondessi come se...»
«Ho fatto male? Non sono la tua ragazza? Vuoi che vada da lei a specificare che siamo solo colleghi di lavoro e ho avuto una pessima serata?»
La voce mi esce alquanto stridula. Mi sto agitando. In fondo le sue parole sono vere. Io e il mondo siamo distanti. Io e i sentimenti siamo distanzi. Io e le relazioni siamo distanti.
«No, no non lo fare. È solo... è un passo avanti direi», sorride in quel modo rassicurante che riesce a farmi sciogliere, a tranquillizzarmi.
«Non è una cosa brutta, vero?»
Nega abbracciandomi.
Appoggio la testa sul suo petto ascoltando il suono del suo respiro.
«No, non lo è. Mi piace sentirtelo dire. Mi piace quando sei spontanea e sincera.»
Schiocca un bacio sotto l'orecchio poi risale trovando le mie labbra. Ci scambiamo qualche bacio stringendoci l'uno all'altra per un paio di minuti.
Quando tutto sta per surriscaldarsi mi stacco spingendolo leggermente.
«E comunque, non mi hai mai detto che avevi delle coinquiline... che si travestono da poliziotte», faccio il finto broncio trattenendo a stento una risata. «Stavo scambiando quella ragazza per una spogliarellista.»
Assume una posa maliziosa. È più che divertito dal mio tono.
«Gelosa?»
In parte sembra anche eccitato all'idea ma sul suo viso credo di avere visto passare una strana sfumatura quando ho pronunciato quelle parole.
Notandomi distratta coglie l'occasione per afferrarmi per le cosce trascinandomi sotto il suo peso.
«Devo?», domando colta impreparata quasi boccheggiando.
Sta tentando di distrarmi o è solo eccitato?
Ok, calma Emma. Mantieni la calma. Non andare proprio ora nel panico.
«No, sono solo delle amiche», tentenna un momento poi mi stringe i glutei.
Le mie mani si posano sulle sue spalle. Il suo respiro cambia facendosi affannoso. Preme la fronte sulla mia inspirando più volte cercando di controllarsi.
So che non passerà ancora molto. Prima o poi chiederà qualcosa di più di un semplice bacio o di un abbraccio o di un gesto premuroso. Il pensiero in parte mi preoccupa. Che cosa farò?
Ho bisogno di seguire i miei tempi anziché correre. Ho bisogno di non spingermi oltre quel limite per sentirmi tranquilla.
Posa le labbra sulle mie e gliele mordo delicatamente perché colta alla sprovvista. Lui ansima scendendo con il viso lungo la mia gola, appoggiando poi la fronte sul mio petto.
«Sto facendo fatica Emma, per favore non provocarmi!», dice quasi bruscamente cercando aria.
Io invece sto tremando dentro e per sbaglio mi dimeno sotto di lui più che agitata. I suoi occhi si spalancano sorpresi. Scuote la testa poi stringendomi per il viso mentre con l'altra mano tiene stretta la coscia sollevandola leggermente, reclama ancora la mia bocca impossessandosene avidamente; senza controllo. Non si stacca nemmeno quando provo ad appormi.
Ad un certo punto inizia anche a mancarmi il fiato.
Però, che forza che ha.
Quando finalmente ci stacchiamo, siamo entrambi un po' affannati. Io per lo sforzo di togliermelo di dosso, lui più che eccitato. Non si è neanche accorto della mia strana reazione.
Stringo le sue dita intrecciate alle mie per staccarlo da me quando ci riprova e mi sistemo comoda sul letto dandogli le spalle.
Non posso correre.
Non è questo quello che voglio.
Si, perché vuoi sentire prima che effetto fanno sulle tue le labbra di un altro. Sai, un ragazzo moro, occhi azzurri, tatuaggi sulla pelle...
Strizzo le palpebre. Non posso tapparmi le orecchie perché desterei sospetti pertanto rilasso le spalle.
Non vedo neanche la sua reazione. So solo che mi dà un bacio su una spalla poi mi cinge la vita e chiudiamo gli occhi.

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