Capitolo 7

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Prendo un grosso respiro ritornandomene in camera. Forse nel mio ambiente finalmente riuscirò a sentirmi meglio. È questo che continuo a ripetermi come un mantra, per autoconvincermi che una volta tanto andrà tutto per il verso giusto.
Giro intorno cercando una via d'uscita e, alla fine riordino tutto quanto provando a dare una ripulita a tutto ciò che, ai miei occhi, appare in disordine o fuori posto. La mia è solo una scappatoia, lo so. Quanto ancora resisterò prima di avere un crollo emotivo?
Quando ho finito, vado a fare una lunga doccia rilassante.
Sotto il getto caldo rifletto sull'inizio di una giornata che con ogni probabilità si concluderà in modo disastroso. Non è iniziata nel migliore dei modi questo sembra più che evidente e se continuerà così non so proprio cosa aspettarmi. E, anche se con la presenza di Scott qualcosa un po' si è aggiustato, avverto comunque una strana pressione addosso perché la parte difficile deve ancora arrivare, in quanto mi toccherà affrontare Anya e la nostra uscita.
Mentre me ne sto sotto il getto dell'acqua rifletto anche sul fatto di doverle parlare per evitare altri fraintendimenti. Le devo almeno una spiegazione. Le devo una verità sulla mia vita. Su quei ricordi dolorosi a cui nessuno ha accesso.
Voglio essere sincera con lei; anche se non so da dove partire perché non ho mai avuto un'amica e considerarla tale in così poco tempo per me significa molto. Così tanto da rischiare. Significa anche che, ho scavalcato quel muro che mi teneva lontana dalle persone per paura di essere ferita. Perché quando nella vita ricevi più pugnalate che abbracci, con il passare del tempo non fai altro che costruirti un'armatura abbastanza resistente da non lasciarti scalfire neanche più da una carezza.
Aperta l'anta dell'armadio, mi fermo al centro a fissare i pochi capi di abbigliamento che possiedo. È tutto maledettamente in ordine. Tutto secondo un disegno ben preciso. Dettato dalla mia maniacale perfezione.
Mi piacerebbe tanto gettare tutto all'aria ma, so già che oltre al senso di pentimento poi passerei ore ed ore a rimettere tutto com'era. Mi conosco.
Continuo a fissare gli indumenti quasi con distacco. Non ho poi così tanta scelta. Non amo fare shopping. Il pensiero di scegliere, passare ore ed ore in mezzo alla gente tra i reparti: mi destabilizza. Ecco perché dentro il mio armadio c'è l'essenziale. Quasi tutti capi di abbigliamento di colore nero e qualcosa comprata in una giornata positiva con del colore sopra. Tutto abbastanza semplice.
Sospiro sentendomi abbattuta.
Non capisco cosa non va in me. Perché non posso essere come ogni altra ragazza? Tenere ai vestiti o ai trucchi più della vita. Avere sempre i capelli in ordine. Essere impeccabile in ogni situazione. Sapere sorridere come una di quelle ragazze in tv abbagliando ogni essere vivente sulla faccia della terra.
Perché non posso essere così perfettamente normale?
Forse mi sto solo autocommiserando. La colpa è mia, perché ho passato un periodo abbastanza buio e non credo di essermi mai realmente rialzata dall'angolo oscuro in cui mi sono rannicchiata.
Forse il dolore a volte aiuta. Perché quando soffri percepisci ogni cosa che ti circonda in modo diverso. È come se avessi un senso in più. Come se ogni sensazione fosse intensificata.
Alla fine sappiamo tutti che nella vita si cade. C'è chi si rialza in fretta rimboccandosi le maniche, chi si ferma un momento, chi non riesce proprio ad alzarsi. Purtroppo è così. Siamo rottami abbandonati in cerca di qualcuno pronto a riutilizzarci. Io sono caduta e ricaduta. Adesso sto solo cercando di capire che cosa voglio.
Indietreggio sedendomi sul letto, cercando di decidere, di non deconcentrarmi lasciando deragliare i pensieri. Questi sono come assassini spietati e silenziosi. Non percepisci quando arriveranno ma senti quando sferrano quel colpo fatale lasciandoti tramortito.
Adesso ho solo un obiettivo: trovare qualcosa da indossare per questa strana uscita e togliermi il pensiero.
Il fatto è che non so nemmeno dove mi porterà. Non so se andremo in un locale dove ci si deve vestire in un certo modo o in un'altra delle sue fantastiche serate da strada dove ci sarà alcol a fiumi e gente folle da rinchiudere.
L'ultima volta, ho optato per qualcosa di comodo e anche questa volta ho la strana sensazione di non dovere esagerare. Anche se non ne ho nessuna intenzione perché non mi sentirei a mio agio.
Alzandomi mi avvicino ai capi sfiorando i vari tessuti, poi per istinto afferro una canottiera nera con il logo di Jack Scheletro stampato al centro, pantaloncini, sneakers ai piedi e una camicia in tartan rossa da legare in vita.
Mi sento un'adolescente. Ma che importa?Trucco un po' gli occhi con abbondante mascara poi cerco di coprire le occhiaie dovute alla crisi di pianto avuta senza una ragione facendo così del mio meglio per apparire riposata e serena. Pettino i capelli prima di creare una sorta di cipolla scomposta sulla testa.
Alzo gli occhi sul mio riflesso. Chi sono? Che ne ho fatto di Emma?
Ormai non faccio altro che mentire. Mento. Continuo a mentire per tirare avanti. Ma fino a quando riuscirò a resistere?
È come tirare una corda fino allo stremo. Prima o poi si spezzerà e io cadrò da qualche parte facendomi male.
Ripensandoci mi faccio pena da sola. Perché io non sono così fragile. Qualcosa dentro di me si è spezzato nell'esatto momento in cui quel...
Il pensiero di Ethan mi fa irrigidire. All'inizio però l'ho sentita. Ho sentito quella scossa, quella stilettata al petto. Scuoto la testa prendendo un respiro dietro l'altro provando subito a calmarmi.
Non sono abituata a provare così tanto e in così poco tempo per qualcuno. Non so neanche come definire ciò che tento di rifiutare ma che continua costantemente a fuoruscire verso una persona che non conosco e che sto iniziando ad odiare.
Le mani sudano, la mente rischia di scivolare e farsi male.
Essendo già pronta, alle otto in punto, decido di uscire dalla camera dirigendomi in soggiorno. Ho un pò di fame. Ho bisogno di mettere qualcosa sotto i denti; principalmente di distrarmi. Ho voglia di farmi un bel panino sostanzioso o di qualcosa da sgranocchiare velocemente.
«Emma»
Anya spalanca la porta della sua stanza, la prima dello stretto corridoio dalle pareti in alternanza lilla e bianche, chiamandomi a gran voce. Lungo il corridoio si forma una stranissima luce dovuta probabilmente al colore della sua stanza.
È già un progresso se mi chiama e non mi evita come la peste, mi dico fermandomi proprio davanti a lei. Lei che mi sta facendo cenno di entrare nella sua stanza mettendosi da parte per lasciarmi passare.
La prima cosa che noto non appena metto piede dentro è l'enorme armadio a parete aperto e tutti i vestiti appallottolati o in disordine fuori, sul letto in legno scuro, sulla poltrona in pelle rossa, sul pavimento in cui vi è un tappeto peloso appariscente nero. Praticamente ha un negozio sparpagliato ovunque.
Gli è appena esploso l'armadio o cosa?
Mi blocco un momento. Il disordine qui dentro regna sovrano. Lo sto paragonando alla mia mente. Si, è proprio come dentro la mia testa.
«Lo so, sono disordinata.»
Storce le labbra ed intravedo un sorriso timido sotto quel gesto.
Potrei sciogliermi come neve al sole. Anya ha molte qualità una delle quali: la sua spontaneità. Poi c'è anche la sua allegria, la sua dolcezza infinita ad attrarre chiunque. Insomma lei è una di quelle ragazze perfette di cui ti innamori ad impatto mentre io...
Sto davvero pensando come una ragazzina?
Cavolo, dacci un taglio Emma.
«Non sai cosa indossare?» chiedo per evitare silenzi imbarazzanti e soprattutto domande su quanto accaduto questa mattina. So che si è accorta di ogni cosa.
Prima o poi farà due più due e io sarò più che fregata. Ormai è questione di tempistiche. Anya è abbastanza sveglia da non fare domande sul momento; anche se so che prima o poi le lascerà uscire e queste mi travolgeranno come un fiume in piena.
«No.»
Si siede sul letto come una bambina imbronciata e dopo essersi guardata attorno sbuffa rumorosamente trattenendo a stento la voglia di fare i capricci.
Mi muovo lentamente, facendo attenzione a non impigliarmi, iniziando a selezionare le magliette che trovo ovunque.
Non so ancora dove mi porterà, ma non ha fatto alcun commento sul mio abbigliamento quindi opto per il casual anche per lei.
«Prova questi.»
Le porgo un top bianco con del pizzo sulle spalline e sotto le costole, una camicia a maniche corte a quadri nera e grigia e shorts cortissimi neri. Ovviamente per le scarpe ci penserà lei. Ne ha una varietà indescrivibile e non voglio iniziare una discussione sull'importanza della zeppa o del tacco in base alle occasioni.
Dapprima mi guarda rimanendo un momento in silenzio poi, mi getta le braccia al collo emettendo uno strillo; lo fa per ringraziarmi.
Velocemente si spoglia indossando quello che ho scelto per lei. Il tutto davanti a me.
Non si preoccupa minimamente di essere guardata. Sembra abituata a questo genere di cose. Mentre io sono in imbarazzo per cui voltandomi dall'altro lato passo in rassegna le mensole e la scrivania. I miei occhi assorbono informazioni.
Cd, bracciali, collane, penne, trucchi, candele. Non ci sono foto di famiglia. Solo una in formato polaroid attaccata allo specchio probabilmente scattata con Mark in uno dei suoi momenti felici.
E' davvero disordinata. Di sicuro è una di quelle persone che trova il proprio ordine nel disordine.
Mi piacerebbe essere così. Purtroppo l'unica cosa disordinata che ho sono i miei pensieri perché dentro non ci trovo alcun ordine, anzi, mi sento sempre più confusa.
La porta si spalanca di colpo. In camera entra Ethan a petto nudo, con un asciugamano bianco morbido attorno alla vita.
Mi imbambolo per un nano secondo in cui credo di svenire. È l'immagine del Dio greco sceso sulla terra per tormentare giovani ragazze innocenti.
Si blocca.
Mi blocco.
Lentamente sento le guance prendere fuoco sotto il suo sguardo intenso in cui mi perdo.
Nella vita possiamo anche fare finta di niente. Fingere di non vedere, di non sentire. Ma, non possiamo mentire a noi stessi. Perché il nostro cuore saprà sempre cosa fare. Saprà sempre come contraddirci.
Ancora una volta mi perdo dentro il suo bellissimo sguardo. Dentro quegli occhi azzurri come il cielo, a tratti intensi, a tratti pronti a combattere, a catturarmi, a prendere tutto.
Anya ci fissa con la coda dell'occhio mentre sistema la camicia facendo finta di niente.
Schiarisco la gola voltandomi, dandogli le spalle faccio finta di niente.
«Hai qualcosa che mi appartiene.»
Le parla in tono brusco ignorandomi completamente. Avanza verso il centro della stanza afferrando il suo Ipod.
Adesso fa lo stronzo? Non mi parlerà più?
«Ci vediamo dopo», sussurro infastidita.
Non so se Anya ha capito che sto uscendo dalla sua stanza perché li lascio soli dirigendomi in cucina dove finalmente preparo un po' di insalata con del tonno e del mais. Nel frattempo accendo la tivù sedendomi poi comodamente sullo sgabello dell'isola.
Sento borbottare Anya e le loro voci si levano alte in casa, ma non voglio di certo starli a sentire. In parte non amo i litigi. Preferisco inoltre non invischiarmi in situazioni tra fratelli. Prima o poi risolveranno i loro problemi.
Non capisco nemmeno perché Ethan dorme ancora qui da noi. So che l'appartamento è di Anya ma suo fratello potrebbe stare da qualche altra parte. Non ha un lavoro? Non ha una casa tutta sua?
Per avere due auto non credo siano i soldi il reale problema.
La verità di tutto questo mio discorso mentale è che mi dà fastidio doverlo vedere ogni giorno o ritrovarmelo davanti e per di più in asciugamano. Mi dà fastidio essere messa alla prova così tanto.
Dopo quanto accaduto al parco e a quel non bacio che continua a tormentarmi, non penso proprio di volerlo ancora tra i piedi. Devo disintossicarmi in qualche modo. Non posso continuare a respirare la sua stessa aria o rischio di avvelenarmi.
Ancora una volta cerco di trovare una distrazione. Decido così di mandare un messaggio su WhatsApp a Scott. Curiosando tra i miei contatti recenti, noto che ha impostato come immagine del profilo una foto con una ragazza che non conosco. Deduco sia una delle sue amiche. È mora, occhi verdi, piena di tatuaggi e piercing. Sorriso da star stampato in faccia.
Non mi dà proprio fastidio, ma non dovrebbe cambiare la foto?
Esito un momento davanti la tastiera.
Che cosa gli dico? Lo sto facendo perché voglio sentirlo o perché non voglio pensare ad Ethan?
Mi rabbuiò digitando qualcosa più che distratta.

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