Capitolo 1

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Questa è un'opera di fantasia. Ogni riferimento a personaggi o luoghi reali è completamente fittizio. Nomi, personaggi, luoghi e vicende, sono il frutto dell'immaginazione dell'autore. Qualunque somiglianza con fatti luoghi o persone reali, viventi o defunte, è del tutto casuale.

È vietato copiare

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Ore 19:00.
Così segna la sveglia sul comodino. Dovrei fare una pausa. Mi sono gettata a capofitto nello studio. Per ore ho letto alcune ricerche e controllato su internet vecchi casi giudiziari con le loro relative sentenze. Per ore sono andata alla ricerca di nuovi corsi interessanti da seguire. Non manca molto alle vacanze estive eppure non voglio smettere perché se lo faccio, mi sentirò di nuovo vuota e senza un compito nella vita. Insomma, sono una di quelle persone che vanno avanti grazie a delle liste. Dei post-it appesi al muro per ricordare cosa fare durante la giornata o dei bigliettini sparsi per tutto l'appartamento come promemoria. Non sono ancora diventata una macchina ma preferisco non avere altre sorprese nella vita.
La nuova casa, non è male. Ampia, confortevole, piena di luce e per fortuna: silenziosa. La mia coinquilina, Anya, è una ragazza solare, per nulla invadente e molto amichevole. Non ci conosciamo da molto ma è stata gentile a condividere il suo appartamento con me ad un prezzo stracciatissimo e con così poco preavviso visto il periodo. Non voleva farmi pagare una cifra esorbitante, non voleva rubare soldi ad una ragazza sola e con un lavoretto misero. Nonostante la vista ed il posto in cui ci troviamo e su insistenza mia per non sentirmi ospite, abbiamo pattuito un prezzo ragionevole e alla fine sono riuscita a trasferirmi in meno di una settimana. Ormai vivo in questo appartamento da due settimane e devo ammettere che non mi trovo così male per come avevo previsto all'inizio. La verità è che non sono mai riuscirta a sentirmi realmente a casa. Non credo sia possibile ma l'ambiente, mi piace.
Il posto in cui stavo prima, un monolocale ristretto, era abitato da due coinquiline sballate e troppo rumorose per i miei canoni di vita e per le mie semplici abitudini. In più, dovevo sorbirmi i loro "compagni" a pranzo o a cena e i loro continui festini a base di birra ed erba. Non che non mi fossi divertita in alcune e rare serate in cui ho partecipato ma semplicemente non eravamo spiriti affini e non potevo continuare ad abitare in quel posto. Loro erano amiche da tanto tempo ed io continuavo a sentirmi l'eterna rompiscatole che si lamentava  costantemente della musica troppo alta o dei piatti sporchi sul lavello. Per non parlare del bagno da pulire o senza la carta igienica, del soggiorno sottosopra, del corridoio pieno di vestiti sporchi.
Sono una persona estremamente ordinata e soffro di una sorta di disturbo ossessivo compulsivo e di stress post traumatico a causa di alcuni eventi che hanno segnato in negativo la mia esistenza quindi non avrei retto comunque in quel posto.

Giro con la sedia guardandomi attorno soddisfatta per l'ottimo lavoro svolto in questa nuova camera. Ho dipinto due pareti nere dove ho sistemato un grande letto bianco, due comodini ai lati e l'armadio dentro la parete e due pareti bianche in cui ho sistemato il resto dei mobili e le poche cose che ho della mia infanzia e vecchia vita che custodisco gelosamente.
Ciò che mi piace maggiormente di questa stanza però è l'ampia vetrata che dà la vista a mezza New York. Di notte quando non riesco a dormire, mi siedo proprio lì di fronte e nel silenzio ammiro la città che non dorme mai. È come vivere in un sogno.
Richiudo il quaderno di appunti e spengo l'iMac. Mi stiracchio sentendo i muscoli indolenziti tendersi e stropiccio gli occhi che iniziano a bruciare. Ho proprio perso la cognizione del tempo oggi.
Anya bussa alla porta annunciandosi prima di fare capolino con un sorriso dolce. E' una ragazza alta, capelli a caschetto neri e due occhi verdi e grandi pazzeschi. Ha il fisico di una star del cinema ed il look, beh, è un misto tra il rock ed emo. Accanto a lei mi sento quasi fuori luogo perchè appaio una persona anonima, priva di personalità.
«Ceniamo e dopo usciamo. Ti va?»
«Certo!»
Nel corso degli anni mi sono imposta delle regole. Devo sbloccarmi, fare amicizia e principalmente divertirmi quando non devo lavorare, perchè al mio arrivo in città ho trovato un lavoro in un locale e faccio la barista. Servo anche i tavoli nel pomeriggio o in base ai turni che mi spettano. La paga è modesta ma va più che bene e mi permette di studiare, pagare l'affitto e divertirmi quando voglio o mi obbligo ad essere irresponsabile per una sera come ogni altra ragazza normale.
Anya ha l'aria di una che sa sempre come divertirsi. Mentre ceniamo a base di ali di pollo e patatine fritte, ho modo di notare che sembra in uno stato di perenne eccitazione. Studia musica e arte e canta spesso nei locali con il suo gruppo formato da tre persone. Economicamente sta bene anzi, più che bene. Anche se lei dice di volerlo fare per inserire tutto nel curriculum e fare carriera. Non vuole niente in regalo dai suoi genitori e questo mi piace molto di lei perchè è una tipa tosta. Non la conosco ancora bene ma andiamo parecchio d'accordo e forse è questo quello che conta. Lei non fa tante domande rispettando i miei confini e in cambio io le permetto di fare rimanere in casa il suo ragazzo, Mark.
Non ha di certo bisogno del mio consenso ma quando mi ha chiesto il "permesso" e se fosse un problema vederlo una o due volte a settimana in casa, ho subito scosso la testa rassicurandola. In fondo questa è casa sua principalmente ed io sono come un fantasmino. Non mi vedranno di certo gironzolare per casa o curiosare. Tra l'altro in questo appartamento al settimo piano, di stanze ce ne sono in abbondanza e alcune stanze sono anche insonorizzate.
«Ok metti qualcosa di comodo e scollato. Degli shorts andranno bene visto il caldo». Se ne sta seduta sul mio letto dondolando le gambe scoperte. Indossa una minigonna nera di pelle e una canottiera bianca. Anelli alle dita e tre collane al collo. Trucco eccentrico con una riga di eyeliner perfetta sugli occhi e sorriso affettuoso.
«Dove andiamo?» domando curiosa mentre cerco qualcosa da indossare.
Questa ragazza come ho avuto modo di vedere, sa essere imprevedibile. Lo so perchè siamo già uscite un paio di volte ma mai come ora credo di averla vista così eccitata e in trepidazione.
«Lo vedrai, su vestiti non voglio fare tardi», batte le mani richiamandomi all'attenti e sorride raggiante.
Opto per dei pantaloncini e una canottiera nera stretta. Evito di guardare allo specchio alcune cicatrici e procedo con il trucco che consiste in una dose abbondante di mascara e rossetto nude sulle labbra. Il massimo che riesco a tollerare sulla pelle con questo caldo. Infilo le mie adorate sneackers nere, sistemo meglio la cavigliera ed esco dal bagno mentre lego i miei lunghi capelli in uno chignon scomposto.
«Perfetta! Possiamo andare!» mi prende a braccetto ed usciamo di casa.

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