Just In Case.

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Magnus Bane si stava dirigendo a passo svelto verso l'Istituto di New York, edificio che cercava sempre di evitare. Non aveva aperto un portale per arrivarci, sprecava già fin troppa della sua magia per i Nephilim, e quello che doveva curare, chiunque fosse, avrebbe aspettato. E poi, adorava le passeggiate. Shadowhunters. Pensò, facendo una smorfia. Persone snob e con la puzza sotto il naso, nonché sfruttatori seriali di ogni persona che possedesse anche solo un pizzico di magia, gli insopportabili Figli dell'Angelo dal corpo statuario. Se avevano un pregio, era quello di avere l'aspetto di veri e propri dei; 'l'Angelo creò gli Shadowhunter e donò loro corpi da urlo' era ormai diventato il pensiero fisso di Magnus ogni volta che ne vedeva uno. Sembrava che uno di questi si fosse fatto tanto male da aver reso gli Iratze inutili, e da aver reso la presenza del Sommo Stregone di Brooklyn necessaria. Passò una mano sulla sua camicia viola targata Coco Chanel, e guardò l'ora. Era in ritardo. Sorrise, era proprio ciò che voleva.

Alexander Lightwood sedeva sul pavimento, con la schiena appoggiata al muro e la gamba destra appoggiata su una sedia. Stava provando un dolore lancinante, ma stava cercando di non darlo troppo a vedere. Gli Shadowhunters erano forti e lui, essendo tale, doveva esserlo. Sua sorella minore Isabelle stava camminando avanti ed indietro per la stanza, in attesa dello Stregone che aveva chiamato per rimetterlo in sesto. Il ragazzo sapeva di averne bisogno, ma non gli piaceva far spendere soldi ai suoi genitori. Quando tua sorella si chiama Isabelle Lightwood e deve fare tutto in grande, la telefonata che veniva effettuata quando ti facevi male era proprio una destinata al Sommo Stregone di Brooklyn.
Alec non l'aveva mai visto, ma sapeva che i servizi degli Stregoni erano estremamente costosi, e poteva solo immaginare quanto quell'uomo avrebbe messo in tasca quel giorno. Sbuffò e posò la testa alla parete, invidiando come non mai Jace, il suo parabatai. Avrebbe voluto essere come lui; bello, intelligente e abile nel mascherare il dolore. Era la definizione di Shadowhunter riassunta in un metro e ottanta di perfezione, sia nel combattimento che estetica. Ma Alec sulle differenze tra lui e Jace avrebbe potuto scriverci un libro. Lo spalancarsi della porta d'ingresso lo risvegliò dai suoi pensieri, e lo riportò a concentrarsi sulle fitte di dolore irradiate dalla sua gamba. Un uomo piuttosto alto fece il suo ingresso. Sul suo viso aleggiava un'aria tremendamente scocciata, anche se il suo abbigliamento era la cosa che Alec aveva notato per prima. In sua difesa, una camicia viola ed un paio di pantaloni dorati non potevano passare inosservati. "Sono Magnus Bane." Si presentò, aggiustandosi i polsini della camicia. "Dove si trova il ragazzo che sta male? Non ho tempo da perdere." Sbottò, Alec immagino fosse lo Stregone, e ne ebbe la conferma un secondo dopo, quando schioccò le dita per far apparire chissà quale pozione. Isabelle alzò gli occhi al cielo ed indicò il fratello. Questo non fece altro che annuire, e lo Stregone si diresse verso di lui. Magnus guardò la ferita del ragazzo, piuttosto profonda e decisamente grave. Alzò le spalle, nulla di incurabile. Aveva visto di peggio. Posò la pozione e cominciò a muovere le mani ambrate e ricoperte da anelli sulla ferita emanando delle piccole scintille azzurre. Lo Shadowhunter alzò per la prima volta lo sguardo su di lui, il volto contratto in una smorfia di dolore. Magnus lo guardò. I suoi capelli erano più scuri di una notte senza stelle, ed i suoi occhi erano di una tonalità di blu impossibile da denominare.
'L'Angelo creò gli Shadowhunters e donò loro corpi ed occhi da urlo'.

L'incantesimo richiese meno di mezz'ora per essere portato a termine e, appena Alec aveva guardato il suo polpaccio, gli era sembrato identico a com'era poche ore prima. Era consapevole dell'incredibile potenza della magia degli Stregoni, tuttavia, ne rimaneva sempre un po' affascinato. "Come nuovo!" Esclamò lo Stregone, che aveva cambiato completamente tono. Poi, lo guardò dritto negli occhi, il suo sguardo verde in quello blu dello Shadowhunter. "Non muovere la gamba per qualche ora." Disse, senza spostare il suo sguardo altrove. Alec sbuffò. "Devo assolutamente allenarmi stasera." Farfugliò. Quell'uomo lo stava squadrando dalla testa ai piedi, e si sentiva una certa pressione addosso. "Beh, in questo caso," Disse, cominciando a scrivere qualcosa su un biglietto "potrai farlo, ma con molta attenzione." Concluse, passandogli il pezzo di carta. "Questo è il mio numero," sussurrò "in caso ti serva ancora il mio aiuto." Terminò la frase, ammiccando. Uscì dall'Istituto non appena Isabelle gli consegnò un assegno, lasciando dietro di sè un forte odore di sandalo.

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Madness.||Malec.Leggi questa storia gratuitamente!