CAPITOLO 3.1 - INCONTRI DI SFUGGITA

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Il prossimo aggiornamento sarà domani alle 21:00. Da oggi in poi ho intenzione di provare ad aggiornare questa storia tutti i giorni con dei capitoli più brevi.

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Era una giornata buia e tempestosa, sembrava quasi che non smettesse più di piovere. Crystal stava guardando dalla finestra, come se volesse far passare il tempo più velocemente. Guardava fuori e cercava di distrarsi, ma il suo cuore non poteva fare lo stesso; nella sua mente rivedeva il volto sorridente di Harry e i suoi occhi bellissimi.

Fuori non accadeva niente di particolare: c'erano le persone che parcheggiavano le loro macchine nel garage, c'era chi portava a spasso il cane e chi parlava con qualcuno.

Crystal rimase lì a guardare, come se si fosse persa da un pensiero che tormenta tutti quelli della sua età. Si perse nell'immensità del panorama e nemmeno lei sapeva bene il motivo. Il suo osservare venne interrotto dal suono del campanello. Distolse il suo sguardo e andò immediatamente ad aprire la porta. La madre entrò, posò quello che aveva in mano, si tolse il cappotto e lo attaccò all'attaccapanni.

«Com'è andata a scuola?». Crystal sospirò.

«Bene, avevo una verifica, ma credo che sia andata bene perché avevo studiato tanto. Poi mancava perfino un professore e siamo usciti prima». Crystal s'inventò tutto quanto, sicuramente quel test le sarebbe andato male. Le mentì veramente bene, tanto che sua madre non dubitò delle sue parole. Crystal scappò velocemente dalla cucina, per non ricevere altre domande dalla madre. Non riusciva a dire le bugie e se sua madre avesse continuato rivolgere altre domande, alla fine, l'avrebbe sicuramente scoperta.

La madre restò titubante da questa sua risposta, ma non indagò ulteriormente e s'andò solamente a spogliare.

In realtà, Crystal quella mattina si era preparata per andare a scuola, per non destare sospetti alla madre troppo apprensiva. Prese il motorio e si recò a scuola.

La mattina precedente, la classe di Crystal richiese un'assemblea per poter parlare del problema dell'insegnate di matematica. L'insegnante sosteneva che solo con la teoria era possibile eseguire gli esercizi. Una volta su mille, faceva vedere alla classe come si svolgevano gli esercizi, ma era troppo poco. Avrebbe dovuto fare una spiegazione di teoria e una di esercizi, ma purtroppo, questo non era il suo modo di spiegare. La maggior parte della classe non era d'accordo con l'idea di questa professoressa. Mentre ai soliti secchioni, non gliele importava niente della battaglia che la classe stava portando avanti.

Per prima cosa provarono a dirlo direttamente alla professoressa, ma ci furono i risultati sperati. Lei continuava con le sue convinzioni e la classe continuava sempre a prendere brutti voti.

Provano perfino ad andare dal preside, per esprimergli il grosso problema che affiggeva tutta la classe, ma purtroppo il preside non li prese troppo sul serio.

La classe aveva le mani legate, dovevano solo stare zitti e subire in silenzio, ma non gli andava più bene questo atteggiamento autoritario che assumeva la professoressa. Decisero che era giunta l'ora di farsi sentire. Dopo una'intensa discussione, decisero che la cosa giusta da fare era saltare tutto il compito.

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