Martin se n'era già andato. Era passata una sola settimana e, almeno per me, era stato davvero pochissimo tempo. Alex mi aveva chiesto di andare con loro all'aeroporto e avevo abbracciato il nostro amico argentino dopo avergli promesso che ci saremmo risentiti. La sera, infatti, avevamo fatto una video-chiamata tutti e tre insieme. La gelosia di Alex si era abbassata, dopo la breve discussione da sua nonna, ed era stato meglio così sia per lui, che per me, che per Martin.

Parlando di amici a distanza, Phoebe mi aveva informata del fatto che sarebbe venuta a Portland, prima o poi, con suo padre. Doveva solo farmi sapere di preciso la data, ma almeno una buona notizia l'avevo avuta. Seth non vedeva l'ora di conoscerla; certe volte, quando ero in video-chiamata con lei, c'era anche lui e si trovavano molto bene insieme. Anche troppo. Ne avevo parlato con i miei e avevano detto che avrei potuto farla dormire da me una sera, nonostante avrebbe preso una camera in un albergo con il padre. 

Febbraio era alle porte e Alex non faceva altro che ricordarmi che mancava solo un mese ai suoi tanto attesi diciott'anni. Diceva che non avrebbe voluto fare nulla di particolare, ma io non ci speravo molto. Gli erano sempre piaciute le enormi feste piene di gente che veniva solo per lui, il festeggiato della serata. Di questo stavamo proprio parlando durante l'ora del professor Mitchell. Lui stava tranquillamente spiegando la letteratura nell'Ottocento e Alex si era seduto con la sedia vicino a me, su richiesta del prof, perché aveva dimenticato il libro. 

"Ti sto dicendo che non voglio fare niente di particolare" continuava ad insistere. 

"Dici sempre così" replicai, "come se non sapessi che le ultime tue feste di compleanno sono state un successone." 

"E forse quest'anno ho anche casa libera" aggiunse, sorridendo vittorioso. Immaginai Alex pregare in ginocchio sua madre di lasciargli casa per il suo compleanno; Natalie era una maniaca dell'ordine, mi sembrava troppo strano che avesse accettato di dare casa ad un adolescente che le avrebbe potuto distruggere casa, insieme ai suoi amici che non erano più tranquilli di lui. 

"Manca più di un mese, perché vuoi organizzare tutto così presto?" 

"Dovrei iniziare il giorno prima?" ribatté. 

"No, ma mi era sembrato di sentire che tu non volessi fare nulla di particolare." 

"Beh, già, più o meno. Nulla di particolare nel senso che quest'anno la festa si farà a casa mia, al novantanove per cento" si corresse, abbozzando un sorriso. "E in nessun locale. Ho voglia di cambiare. Sono tre anni che faccio sempre lo stesso tipo di festa." 

"Oh, sono contenta di sapere che organizzerai un torneo di scacchi, quest'anno" ironizzai, roteando gli occhi. "Quindi, cosa prenderai da bere? Acqua naturale per tutti? L'unica cosa diversa, quest'anno, è il luogo, Alex. Lo sanno tutti che per il resto sarà come gli altri anni."

"Tu no, gli altri anni non sei venuta" replicò, "quest'anno, se non vieni, sposto la festa in casa tua."

"D'accordo, ma poi pulisci tutto tu, eh?" 

La tosse improvvisa del professor Mitchell fece risvegliare entrambi dal nostro discorso. 
"Signor Wade, vuole ripeterci l'argomento che ho spiegato fin'ora?" 

"Ehm, se posso scegliere, in realtà, la risposta è no, grazie prof" rispose Alex, facendo spallucce. Mi morsi il labbro e posai gli occhi sul libro per cercare di memorizzare tutte le parole del paragrafo, non sapendo neanche se fosse rimasto al terzo. Sapevo che sarei stata la prossima, infatti Mitchell posò gli occhi su di me e si sistemò gli occhiali. 

"E lei, signorina Hanson? Spero non vorrà seguire il suo compagno in detenzione, oggi pomeriggio." 

"Che cosa? Ma ho gli allenamenti, non può!" protestò Alex, invano. Mitchell scosse appunto la testa e scoppiò a ridere. "Gli allenamenti" ripeté, credendo di far divertire tutta la classe. "Parlerò con il coach, ma rimarrà in punizione questo pomeriggio. Così avrà tempo per studiare bene quest'ultimo capitolo. Allora, Hayley, riveli alla classe il nome di uno dei primi letterati americani, che all'inizio dell'Ottocento conquistò una fama mondiale. Le ho già detto fin troppo."

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