L'odore della stalla si sentiva ancor prima di entrarci. La paglia, il pelo dei cavalli, il loro mangime. Eppure, non era così fastidioso come ricordavo. Lo spazio era molto grande, ogni cavallo stava chiuso al proprio posto e capii che si sentiva molto l'odore del cibo perché alcuni stavano finendo di mangiare in quel momento. Strusciai i piedi sopra la paglia che era rimasta per terra da molti anni; era un po' bagnata, lo percepii con l'olfatto, forse a causa della pioggia. Alzai lo sguardo e notai un minuscolo buco sul tetto. Anche Alex lo notò, ma non disse nulla.

Su ogni porticina, c'era scritto il nome del cavallo. Erano tutti molto simili e dannatamente alti; se ricordavo anche bene, all'incirca avevano la stessa età ma non erano affatto vecchi. Il pelo era sempre sul tono del marrone e il muso rimaneva scuri a tutti; gli occhi sembravano profondi, neri come la pece ed erano buoni come il pane, non ti avrebbero fatto nulla e si facevano accarezzare come se tu stesso fossi il loro padrone. Da piccola ne avevo sempre avuto paura; erano animali abbastanza alti e mi spaventavano più per quello che per altro. Inoltre, pensavo potessero mordermi, ma era stato proprio Alex a dimostrarmi che non mi avrebbero staccato neanche un capello.

Il mio preferito era sempre stato Caesar e detestavo ammetterlo solo perché non mi era mai piaciuto avere un preferito; eppure, lui mi aveva interessato sin da piccola. Era uno dei più grandi e a me era sempre apparso come il più tranquillo. Non aveva un colore particolarmente scuro,ma neanche così chiaro. Era un marrone che tendeva al rosso, ma non ci arrivava neanche così tanto, una bella via di mezzo. Da piccola, mi ricordava il marrone che usavano per fare gli alberi nei cartoni animati.
Il muso e gli occhi erano molto più scuri della criniera, che si allungava morbidamente lungo la testa del cavallo.

Quando riuscii finalmente a trovarlo, riuscii a percepire i miei occhi brillare seppur non potessi vedermi. Lui era già in piedi, con la lunga coda scura che sembrava volesse sistemare la paglia lì per terra. Anche i suoi occhi sembrarono luccicare ma con lui era sempre stato così. I profondi occhi neri che aveva sembravano splendere ogni volta, come se fossero preziose gemme nascoste.

"Oh mio Dio, Caesar!" esclamai, allungando una mano verso il muso per accarezzarlo. Lui chiuse gli occhi al mio tocco, come se non volesse far altro che godersi quel momento di coccole che, magari, non riceveva molto spesso.

"Gli sei mancata" mi disse Alex, accarezzandolo insieme a me. Tolse la mano di scatto e si girò verso Martin. "Questi sono Caesar, Jazz, Yonas, Mitzi, Lively e il mio amato Blaze. Non far caso ai nomi strani, ma quello del mio cavallo l'ho scelto da solo. Hai mai fatto equitazione?"

"Sì, per due anni" affermò Martin, puntando lo sguardo su Mitzi, o almeno credevo lo fosse.

Alex si girò di nuovo verso di me, stringendo le labbra. "Non c'è niente che non abbia fatto, niente!" mi sussurrò contro, facendomi ridere. "Tra un po' se ne uscirà che è diventato anche, che ne so? Batman?"

"Sta' zitto" gli dissi, spingendolo. "Sei più invidioso di quanto pensassi, Alex."

"Non sono invidioso!" protestò, lanciando un'occhiata a Martin, che si stava facendo il giro per accarezzare tutti i cavalli. "Dico solo che ha fatto di tutto nella sua vita e ha soltanto diciassette anni."

"E allora? E' un avventuriero" lo giustificai, scrollando le spalle.

"Secondo me dice tantissime cazzate, Hayley, altro che avventuriero" replicò. "Oggi lo metterò alla prova. Facciamoci una cavalcata, no?"

"Non mi ricordo più come si fa" risposi.

"E allora? Che ti importa? Vieni con me" esclamò, spalancando le braccia come se volesse indicare la cosa più semplice del mondo. Sorrise divertito e mi superò, raggiungendo Martin per parlargli sicuramente della sua proposta. Mi appoggiai al legno della stalla e sorrisi; non potevo credere che era davvero invidioso di quel ragazzo. Il suo tono, quando aveva deciso di "metterlo alla prova", me lo aveva confermato del tutto. Non avevo dubbi: Alex odiava che Martin avesse tutte quelle capacità e lo credeva un bugiardo solo per quel motivo. Se glielo avessi fatto notare, mi avrebbe detto che ero io quella ad essere in torto, perché credevo ad ogni cosa che Martin diceva come una credulona.

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