"Vai da qualche parte?" Mi girai di scatto non appena sentii il tono alto di Alex, capendo che fosse rivolto a me quando non vidi nessun'altro fuori casa. 

Scrollai le spalle e tirai giù le maniche del lungo cardigan di lana. "No, in realtà. Devo andare a comprare il latte a mia madre, ma non è niente di che. Hai parlato con Colton, per caso?"

"No, ti ho detto che voglio aspettare" mi ricordò, sollevandosi sulle punte. Era passato un giorno esatto e, quando Seth mi aveva chiamato, non avevo risposto per paura di non sapere cosa dire. La cosa mi aveva stranita molto. Una relazione tra lui e Colton? Ricordo che una volta l'avevo sognata, eravamo al primo o al secondo anno, e quando l'avevo descritta a Seth come un enorme incubo, lui era scoppiato a ridere. Proprio perché non avrei mai visto lui e Colton Myers insieme. Erano due persone completamente opposte: Seth era gentile, Colton era un manipolatore; Seth era simpatico e divertente, Colton faceva battute di cattivo gusto e si comportava in maniera strafottente; Seth era sempre disponibile per qualsiasi cosa, Colton non faceva favori neanche se ti mettevi in ginocchio. 
Erano così diversi tra di loro da farti pensare che mai sarebbero stati attratti l'uno dall'altro. 

"Ti va di venire con me da una parte? Devo andare a portare una cosa a mia nonna, magari vieni con me e ti porto al maneggio, eh?" mi disse, appoggiandosi alla staccionata di casa sua. 

"Sì" accettai subito, "sì-sì, va bene. Tanto non ho niente da fare e ho già finito i compiti. Viene anche Martin? Ci ho parlato stamattina, è sempre così allegro. Ma come fa? Magari riuscissi a ridere come fa lui alle otto di mattina, mentre vado a scuola poi."

"A casa sua sono tutti così, figurati" replicò. "Comunque non lo so lui che fa."

"Come non lo sai? Non dovreste stare insieme?" domandai. 

Alex scrollò le spalle, come se stesse affidando la sua tartaruga al vicino di casa. "Può stare un po' con i suoi amici, parlare con loro nella sua lingua madre, almeno non starà sempre con quella stessa espressione quando mi sente parlare. Domani visitiamo Portland, mi sembra di essere tornato alle elementari, quando di portavano sempre negli stessi posti. Ti ricordi?"

"Sempre a teatro a vedere Cappuccetto Rosso." Annuii. "Beh, invitalo con noi, no? Che fa a casa da solo?"

"Te l'ho detto" mi disse, dopo aver sbuffato. "Sta' un po' con i suoi amici... sempre che questi non abbiano altro da fare, certo. Stasera dobbiamo anche andare tutti a cena fuori! Che stress."

"Avessi avuto io la possibilità di fare questo scambio" replicai, osservando i suoi occhi roteare alle mie parole. Alex mi guardò, abbozzando un finto sorriso giusto per farlo e si girò verso il portico: Martin stava parlando al cellulare con qualcuno. Faceva avanti e indietro, sembrava iperattivo: non stava un minuto fermo e non mi riferisco alla camminata che faceva mentre chiacchierava al telefono, quella la facevo anch'io. Era sempre in costante movimento; non riusciva a stare un attimo fermo o a prendere fiato. Forse ero io un bradipo, ma lui spesso mi ricordava quelle scimmiette dei cartoni che saltano da un albero all'altro ridacchiando. 

Mi rivolse uno sguardo e alzò la mano per salutarmi, così ricambiai, tornando poi a guardare Alex.
"Vado a mettermi il giacchetto, allora. Tu invitalo, però. Almeno lo farai conoscere anche a tua nonna."

"Odio quando mia nonna conosce i miei amici, non fa altro che raccontargli tutto quello che combinavo da piccolo. Come quando a Taylor ha raccontato che ho fatto la pipì in piscina perché mi vergognavo ad entrare nel bagno dei maschi!" esclamò, passandosi una mano fra i capelli. Mi squadrò da capo a piedi e sgranò gli occhi. "Che aspetti? Va' a metterti il giacchetto. Non abbiamo mica tutta la giornata!"

Carol Wood aveva la fattoria, insieme al marito, fuori da Portland, in campagna ovviamente ed era uno dei migliori posti della città. Praticamente sperduto, in mezzo al verde, ti levavi di dosso l'odore della città, le immagini dei palazzi, il rumore delle macchine che sfrecciavano da una parte all'altra. E ti beavi della tranquillità; gli uccellini che in primavera cinguettavano, le galline che correvano da una parte all'altra, il fresco odore dell'erba bagnata d'inverno e il sole che rendeva quel posto ancora più luminoso del solito. Inoltre, sua nonna era un'ottima cuoca e una donna dolcissima, che ti riempiva di complimenti e ti trattava come se fossi davvero sua nipote. 

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