21 || Bianchi

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Tyler aveva parcheggiato l'auto in fondo a un sentiero di sassolini e ciuffi d'erba, circondato da altissimi alberi sempreverdi. Il vento gelido scuoteva energicamente i rami delle piante, mentre il sole splendeva alto nel cielo completamente privo di nuvole.

Stretta nella sua giacca e con il volto parzialmente nascosto in una sciarpa di cotone per sfuggire al freddo pungente di quella giornata, Perla era appoggiata con la parte bassa della schiena al cofano della splendida Volvo nera con la quale Tyler era andato a prenderla a casa sua quella mattina, guardando il boschetto nel quale si trovavano con aria spaesata. Non conosceva quel posto e non aveva idea di cosa ci facessero lì in quel momento; per un attimo aveva anche pensato che si fossero persi, ma il ragazzo sembrava essere piuttosto tranquillo, così non disse nulla.

«Sei sicura di non voler restare in macchina?» le chiese lui per quella che doveva essere la decima volta in soli cinque minuti. «Stai congelando.»

«La risposta è la stessa di quella di un minuto fa: sì, sono sicura» rispose Perla, sorridendo. Trovava carina tutta quella premura da parte sua, ma lei non voleva restare in macchina da sola. Se l'avesse fatto, il pensiero di aver lasciato suo padre da solo e aver litigato con Sam l'avrebbe rattristita di nuovo.

«Allora, vogliamo parlare di questa?» disse poi, tamburellando un dito sull'automobile. «Da quando hai un'auto?»

«Da ieri» rispose Tyler, incrociando le braccia al petto. «Me l'ha prestata Lex.»

«Gentile da parte sua.»

«Sì, anche se è stato piuttosto difficile dover lasciare Linda chiusa in garage.»

«Immagino» disse Perla, ridacchiando. «Infatti ero certa che saresti venuto a prendermi con la moto, anche a costo di rimpicciolire le nostre valigie per mettertele in tasca, o magari per infilarle sotto il sellino.»

Tyler scoppiò a ridere e la guardò. «Ci ho pensato, in effetti, ma sarebbe stato un problema spiegare alle persone in aeroporto come abbiano fatto i bagagli a crescere così all'improvviso. La soluzione più semplice era prendere Stacey.»

La ragazza alzò le sopracciglia e un sorriso divertito le illuminò il viso. «Stacey

Lui annuì. «Anche se mi costa ammetterlo, è molto più veloce di Linda. Inoltre i sedili sono davvero comodi, consuma poco ed è... semplicemente bellissima.»

Parlava di quella macchina come un padre orgoglioso parla del figlio, e Perla non riuscì a trattenere le risate. All'inizio trovava strana quella sua passione di dare un nome a tutto quello che avesse un motore e delle ruote, ma ora le piaceva e la divertiva parecchio.

«Comunque» disse, stringendosi le braccia intorno al corpo per infondersi un po' di calore. «Mi dici chi stiamo aspettando?»

«Sicura di non avere freddo?»

«Sì, Tyler» esclamò, ridendo. «Cioè, ho un po' freddo, ma... rispondi alla domanda!»

Tyler sorrise. «Diciamo che ho chiamato i rinforzi.»

Perla lo guardò confusa e lui alzò le spalle. «Ho pensato che fosse utile avere qualcuno come noi che ci potesse aiutare.»

«Come noi

«Più o meno, sì. Sono dei Bianchi.»

Perla spalancò gli occhi e abbassò lo sguardo. Non riusciva a credere di stare per conoscere dei maghi puri, come li aveva definiti Tyler mesi prima; persone che avevano deciso di utilizzare i propri poteri magici a scopi benefici; persone come lei.

All'improvviso una violenta folata di vento si abbatté su di loro, scuotendo con maggior vigore le chiome degli alberi lì intorno. Perla rabbrividì per il freddo e si strinse ancora di più nella sua giacca, coprendosi il naso con la sciarpa e infilando le mani nelle tasche.

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