Il rientro a scuola dalle vacanze natalizie era un trauma per qualsiasi studente. Persino i nerd fingevano di essere felici di essere tornati, quando neanche a loro sarebbe dispiaciuto più di tanto rimanere a letto con una tazza di cioccolata fumante in mano, senza avere preoccupazioni riguardo interrogazioni e test. Tra l'altro, era come se il Natale non ci fosse mai stato o almeno a me sembravano passati anni da quando avevo attaccato l'angelo sulla punta dell'albero. Come se non bastasse, i professori non vedevano l'ora di spiattellarci in faccia una bella F e di farci studiare anche tutta la notte. Ecco, se n'era andata anche tutta l'atmosfera natalizia che rendeva tutti, per un periodo almeno, più buoni. 

"Sto diventando esaurito!" esclamò Seth, quando fummo finalmente sotto casa mia. "Domani fisica mi interroga, ti rendi conto? E da quanto siamo tornati a scuola? Dieci giorni? E quando abbiamo fatto l'ultimo compito? L'altro giorno!"

"Vai bene in fisica, di cosa devi preoccuparti?" replicai. "Che ore sono?"

"Quasi le cinque" rispose, "e tra un'ora dobbiamo andare in aeroporto a prendere Beatriz. Quella cozza, di Beatriz. E' insopportabile. Non le piace niente! Neanche la paella, ti rendi conto?"

"E' un piatto spagnolo" gli feci notare, scrollando le spalle. 

"E allora? E non le piace perché è vegana e non può mangiare carne o pesce. Che diavolo le prepara mia madre stasera?" esclamò. 

"Sei troppo stressato." Posai una mano sul suo braccio e glielo accarezzai delicatamente. "Vedrai che andrà tutto bene e poi è solo una settimana. Pensa quando la compagna di Mae vedrà il suo pancione e lei dovrà spiegarle tutto quanto. Anche lei era stressata, magari potessi ospitarlo io un argentino." 

"Ne avrai uno come vicino, devo ricordarti che anche il tuo amico Alex ospiterà qualcuno?" replicò. "Immagina se poi quelli vorranno fare una cena tutti insieme e ci ritroveremo a tavola con lui, Colton e Taylor. Sarebbe epico. E strano, allo stesso tempo."

"E imbarazzante, penso parlerebbero solo i vostri nuovi compagni di stanza" aggiunsi, annuendo. Tolsi la cinta e aprii lo sportello, girandomi poi per lasciargli un bacio sulla guancia. "Fammi sapere, poi. Ci sentiamo più tardi Seth!"

"Puoi contarci" rispose. Corsi dentro casa e salutai mia madre, prima di correre in camera mia. Ero davvero impaziente di vedere come sarebbero state quelle persone. Ero piuttosto eccitata all'idea, neanche fossi io a doverne ospitare uno. Mi sarebbe piaciuto davvero tanto partecipare allo scambio culturale, stringere amicizia con qualcuno e portarla avanti per moltissimo tempo. In cambio, avevo però stretto amicizia con Phoebe. Non ci sentivamo più spesso come una volta; eravamo tutte e due molto impegnate ultimamente, ma almeno eravamo riuscite a scambiarci i regali di Natale per posta e io non avevo ancora tolto gli orecchini che lei mi aveva regalato, visto che non ero abituata a cambiarli spesso dato che non ci facevo più molto caso. Risposi al messaggio che mi aveva mandato e mi sciolsi subito i capelli per andarli a lavare. Faceva ancora molto freddo e mia madre non faceva altro che insistere sul fatto che, con una canottiera intima sotto, sarei stata meglio ma quelle discussioni andavano avanti da troppi inverni ormai e io non volevo darle retta. Odiavo quelle cose. 

Aspettai che l'acqua diventasse calda, prima di entrare dentro la doccia e lasciare che il vapore si impossessasse della stanza. Rimasi sotto il getto caldo per alcuni minuti, prima di iniziare a insaponare il corpo e poi anche i capelli. Quando uscii fuori, mi strinsi velocemente nel mio accappatoio e sentii la pelle d'oca formarsi sulle gambe scoperte, a causa del freddo. Sperai che gennaio passasse in fretta, ero già stanca dei maglioni e dei cappotti pesanti; dei piumini, dei cappelli di lana e degli stivaletti. Ero stanca della neve; del vento gelido che ti colpiva la faccia; ero stanca della pioggia, del maltempo, dei nuvoloni neri che si raggruppavano nel cielo. Ero stanca di dover portare sempre con me un ombrello; stanca di aver sempre le mani terribilmente fredde, come se fossi un cadavere. Ero semplicemente stanca dell'inverno. Quel tempo orribile mi metteva sempre ansia e non sapevo neanch'io perché. 

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