Nuova casa

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Ho sempre pensato che la mia vita fosse banale, la mattina scuola, il pomeriggio i compiti e la sera qualche complesso romanzo prima di andare a dormire...
È così, ogni giorno la stessa routine.
Ma a me andava bene, le mie abitudini, i miei due migliori amici, la mia città... New York, la mia New York, prima che mio padre fosse trasferito in uno sperduto paesino del Canada.
«Questa è la vita dei poliziotti, lo sai Elsa, tuo padre non può decidere.» Così mia madre cercava di confortarmi dopo la traumatica notizia...

«Hey sorellona, siamo arrivati» mio fratello Brandon mi strappa letteralmente le auricolari dalle orecchie.
«Se le hai rotte ti uccido» lo fulmino con lo sguardo scendendo dall'auto prima di prestare la mia attenzione alla casa enorme che sarebbe stata la mia nuova dimora.

«Scegliete le vostre stanze, sono al piano di sopra» comunica mio padre mentre prende alcune borse dal bagagliaio.
Mio fratello corre subito su per le scale
«Eh no tesoro, io sono la sorella maggiore quindi devo scegliere la stanza per prima» lo supero e inizio a spalancare tutte le porte finché una stanza non cattura la mia attenzione.
Ha un'ampia finestra accanto il letto, le pareti sono di un viola chiaro, si, decisamente è questa.

Mi lancio sopra il materasso dando la mia completa attenzione al tetto della mia nuova camera.
Mi sarebbe piaciuto vivere qui?
Avrei trovato nuovi amici?
Mi mancano da morire Zoe e Nathan i miei due migliori amici.
Decido di chiamare Zoe.

Dopo due squilli risponde
«O DIO ELSA CI MANCHI TANTO, Sei arrivata?»
«Anche voi mi mancate.. Si sono nella mia nuova stanza, ti sarebbe piaciuta» ridacchio immaginando la reazione della mia amica se fosse qui con me
«Manda qualche foto allora! Com-Hey no» Nathan strappa il telefono dalle mani di Zoe, i soliti, penso sorridendo e poggiando una mano sulla fronte.
«Elsa amica mia hai conosciuto dei bei ragazzi?» Nathan è gay e adoro i suoi consigli suoi ragazzi
«No nathy, ma sicuramente chiederò la tua opinione prima di fare qualsiasi passo con un ragazzo, va bene?» Ridacchio
«Ovvio elsa, comunque noi dobbiamo entrare a lezione, ci sentiamo dopo, ciaoooo» .

Bussano alla porta «avanti» urlo per poi sedermi a gambe incrociate sul letto.
«Tesoro» la testa di mio padre sbuca dalla porta mezza aperta «ti ho portato le valigie» dice spalancandola completamente «grazie papà» rispondo avviandomi davanti la porta per portare dentro le borse e le valigie.
«Tra poco andiamo a mangiare qualcosa nel ristorante qua vicino, sai, ancora non c'è nulla in casa» mi comunica mio padre
«Okay, arrivo subito» gli sorrido.

Infilo le mie timberland nere e scendo al piano di sotto.
«Tesoro manca ancora qualche minuto, il tempo di liberare completamente la macchina dai bagagli» dice mia mamma
«Okay... Intanto vado a fare un giro in giardino» rispondo uscendo di casa.
L'ambiente è molto carino, certo, molto silenzioso e piccolo rispetto New York, ma cosa mi sarei aspettata da Stratford?
Qui si conoscono tutti, sono circa 32.000 abitanti.
Sembra un posto così calmo, i bambini che giocano nei giardini, il sole che illumina la strada, i ragazzi in bici...
Per poco non ebbi un infarto quando una macchina nera sfrecciò sull'asfalto inseguita dalla polizia.
I genitori cominciarono a portare i figli in casa e chiudersi dentro, le strade si liberarono e potrei giurare di vedere le nuove coprire il sole.
Forse non è poi un posto così calmo, d'altronde perché mai avrebbero chiamato mio padre se non per i rinforzi?
Mi vennero i brividi al solo pensiero che in questo posto si celava un male terrificante.

«Mhhhh è squisito» dico assaporando il buon pollo che sto mangiando nel ristorante dietro l'angolo «si, hai ragione, dovremmo venirci spesso, il fine settimana ad esempio»
Propone mio padre «si sarebbe una buona idea» risponde mia madre sorridendogli.
I miei genitori si amano molto, nonostante il lungo tempo passato insieme nessuno dei due si è mai stancato dell'altro, il loro è l'esempio dell'amore vero e anch'io un giorno spero di incontrare l'amore della mia vita. «Elsa da lunedì potrai andare a scuola» annuncia mio padre con una gioia da far schifo «Che sballo, davvero» rispondo in modo sarcastico roteando gli occhi «ti ambienterai e farai nuove amicizie, ma non distrarti troppo se vuoi entrare alla Washington Central University, devi mantenere la media alta» dice mio padre con orgoglio.
Mi hanno cresciuta con l'idea di dover fare il doppio di cui sono capace, di dover superare il limite e fare perfettamente qualunque cosa io debba fare. Entrare in una prestigiosa università è il mio destino, scritto dai miei genitori.

ScarsOù les histoires vivent. Découvrez maintenant