31. Non c'è due senza tre

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"Sei in ritardo!" esclamò Alex, quando mi aprì la porta. 

"Ho accompagnato Maegan ad una visita e il dottore ha ritardato, non è colpa mia" insistetti, entrando subito dentro. Stavo letteralmente tremando dal freddo; non pensavo le temperature potessero scendere così in basso ma era stato così. La notte precedente, tra l'altro, c'era stata una vera e propria bufera di neve. Ne aveva fatta parecchia e, stranamente, non avevo ancora preso il raffreddore come ogni dicembre. Seguii Alex in camera sua. Casa era vuota, come al solito. 
Tolsi il cappotto pesante e lo posai sulla poltrona, poi mi aggiustai il maglioncino a righe e mi sedetti sul letto, togliendo anche il berretto di lana. 

"Sta bene?" mi chiese, "Maegan, intendo." 

"Ti preoccupi più tu che Colton." Sbuffai sonoramente e mi alzai per andare ad incastrare il cappello nella tasca del cappotto, facendolo entrare dopo vari ripiegamenti. La camera di Alex non aveva nessun addobbo natalizio, a lui non era mai piaciuto decorare anche la sua stanza, mentre a me piaceva parecchio. Avevo sistemato luci colorate su tutte le pareti, piegandole bene sui quadri per incorniciarli meglio e avevo anche messo il solito piccolo albero sul comodino. Mamma ovviamente si era data da fare e aveva decorato tutta casa e anche il giardino, proprio come da tradizione, e papà si era lamentato perché sarebbe dovuto uscire solo per comprare un nuovo pacco di luci; ma queste si erano scaricate e andavano per forza cambiate. 

"Lui si preoccupa a modo suo" lo difese, scrollando le spalle. 

"Come? E' colpa sua se Maegan adesso è incinta e mentre lei si preoccupa di futuri ciucci, pannolini, giocattoli, della culla, del passeggino e di tutte quelle cose che servono ai neonati, il tuo amico non le chiede neanche come sta. Né un messaggio, un accenno in classe, assolutamente niente!" esclamai, esasperata. "Evitiamo il discorso del bambino, adesso? Piuttosto, come sono andate le vacanze? Ad un certo punto pensavo fossi scomparso senza dirmi nulla, non ti ho più visto." 

"Sono felice di esserti mancato" rispose, sedendosi al mio fianco. "Tutto bene. Mia nonna ha chiesto di te, mi ha proposto di portarti da lei, qualche volta, sempre che tu sia ancora brava ad andare a cavallo. No, aspetta, dimentico che non eri capace neanche prima." Gli lanciai un'occhiataccia e lui scoppiò a ridere. "Che hai fatto a Capodanno?" 

"Sono andata ad una festa con Maegan, Seth, e gli altri" risposi, "niente di particolare, però ci siamo divertiti, anche se sono morta di fame. Riesci a credere che è già tutto finito? Tra quattro giorni torniamo a scuola e io devo ancora finire di studiare."

"Io devo ancora iniziare" mi disse, facendomi ridere. "Ho visto tua cugina, Peyton, quanti anni ha? Non pensavo fosse diventata così carina. Cioè, lo è sempre stata ma mi ha davvero sorpreso e credo di piacerle. Quando è venuta qui a Natale, non ha fatto altro che guardarmi mentre faceva avanti e indietro per la strada. Credo stesse solo fingendo di stare al telefono."

"E' tipico di Peyton prendere una cotta per qualsiasi ragazzo incontri" dissi frettolosamente. Mi alzai per prendere gli ultimi appunti di latino dalla borsa e raccolsi anche il libro. Sentii gli occhi di Alex seguire ogni mia mossa, ma non avrei continuato a parlare di mia cugina proprio con lui. Peyton era sempre stata la ragazza perfetta. Bionda, occhi azzurri, magra, con le curve al punto giusto e davvero bella. Da mozzare il fiato, la nonna diceva così. Sarebbe stata magnifica anche con un secchio della spazzatura addosso e tutti le avrebbero sbavato dietro comunque. Inoltre era sempre educata, gentile e molto sicura in ogni cosa che faceva. Era permalosa e anche troppo ordinata, una maniaca dell'ordine di prima categoria che aveva un debole per le camicette di qualsiasi tipo. Indossava sempre e solo quelle e, quando portava anche le gonne strette, mi ricordava una segretaria di venticinque anni invece che un'adolescente di diciannove. 

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