Capitolo uno

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Ad Harry piace l'ordine. Adora temperare le sue matite e sistemarle in un'unica fila, così come gli piace organizzare i suoi gilet di lana a seconda del colore. Ad essere sinceri sono quasi tutti marrone o beige, ma vengono sempre piegati accuratamente e sistemati in una pila ordinata, e classificati in base alle sfumature cromatiche.

A volte alcuni ragazzi a scuola lo prendono in giro, già. Gli danno dello sfigato e non esitano a ricordargli che si veste come un anziano. A loro non piace che Harry prenda sempre voti altissimi, o il fatto che sollevi la mano quando conosce la risposta ad una domanda posta dai professori, o che gli piaccia trascorrere la sua pausa pranzo in biblioteca. Harry non capisce cosa ci sia di così sbagliato nel voler imparare, in modo tale da potersi garantire un lavoro decente in futuro ed un bel marito con cui avere minimo cinque bambini.

Il che non dà il minimo senso al fatto che Harry abbia da quasi due anni un'enorme ed imbarazzante cotta per il migliore amico -o meglio, la personificazione del Caos stesso-di suo fratello. Beh, del suo fratellastro per essere precisi, ma sua madre continua ad insistere sul fatto di chiamarlo fratello, quindi Harry fa del suo meglio per renderla felice. Nonostante Liam non faccia il minimo sforzo per venirgli incontro.

"Perché non ti decidi a vestirti in modo normale?" si lamenta Liam mentre guida verso la scuola, le folte sopracciglia perennemente aggrottate. "La gente a scuola non ti prenderebbe così tanto in giro se ti vestissi decentemente."

Harry stringe la presa sul suo zaino e guarda fuori dal finestrino. "Cosa importa di quello che pensano? Non sto cercando di fare colpo su nessuno."

Liam sbuffa e alza il volume della radio, che sta trasmettendo la top ten di quel tipo di canzoni pop che, Harry lo sa già, gli rimbomberanno nella testa per ore.

"Nessuno? Seriamente?" Liam rallenta alla vista di un semaforo. Harry osserva la luce rossa e assiste silenziosamente alla sua trasformazione in arancione. "Come può anche solo essere possibile? Hai diciassette anni."

Harry si limita a scrollare le spalle, evitando di dargli una vera e propria risposta. Non è mai stato bravo a mentire.

"Cos'è questo improvviso interesse per la mia vita amorosa? Non pensavo ti importasse."

"Infatti non m'importa." Il semaforo diventa arancione e poi verde, e Liam torna a guidare. Grazie a Dio. "Ma... sei tipo mio fratello. Quindi immagino dovrebbe."

Harry si gira di scatto, fronteggiando Liam, e sbatte gli occhi con fare sospettoso. "Mamma ti ha per caso detto qualcosa?"

Liam si agita un po' nel sedile, smettendo di tamburellare le dita sul volante al ritmo della canzone trasmessa dalla radio. "Forse."

Bingo. Liam acquisisce sempre un briciolo di coscienza dopo una di quelle chiacchierate. E dopo qualche minuto torna ad ignorare Harry, continua a fingere di non conoscerlo a scuola. Cosa che sta bene ad Harry. Davvero. "Beh, non-- Solo perché viviamo nella stessa casa non significa che ti debba importare di me."

"Hey," replica Liam, gli angoli della bocca rivolti verso il basso, "Non sono così stronzo, lo sai."

La settimana precedente Andy, amico e compagno di squadra di Liam, aveva rubato ad Harry tutti i suoi vestiti e lo aveva spinto fuori dallo spogliatoio, costringendolo a restare nel corridoio della scuola semi-nudo, dove tutti potevano vederlo. Harry quel giorno indossava i suoi slip rosa con la stampa di Minnie sopra, quelli che sua mamma gli aveva comprato a Disneyland l'anno prima. E ricorda distintamente la presenza di Liam nello spogliatoio. Eppure, Liam non aveva fatto proprio niente per aiutare Harry, nemmeno mandare a fanculo il suo amico, quindi. "Certo. Come no."

Want You More Than A || Larry Stylinson || Italian TranslationDove le storie prendono vita. Scoprilo ora