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- Non mi taglio, non sono tagli - preciso, nessuno lo farebbe su una mano per di più.

- Perchè? - mi domanda di nuovo ed io mi mordo il labbro.

- I miei genitori odiano quando piango ed in qualche modo devo soffocare i singhiozzi, così mi mordo la mano... - Lui passa il pollice sul segno dei morsi.

- Lì fa un po' male - dico quando sfiora un punto vicino alle nocche.

- Loro te lo lasciano fare? - chiede.

- Non lo sanno. Luca, vivere con i miei genitori per me non è facile, ma ormai ci sono abituata. Ci ritroviamo ad urlarci addosso per niente quando magari cinque minuti prima riuscivamo a tenere una conversazione decente. Io non... Posso essere dolce quanto vuoi con te, Rick, Matt e gli altri, ma ai miei genitori la maggior parte delle volte rispondo male ed iniziano a volare grida, insulti ed a volte anche schiaffi. Io non riesco a non piangere e loro mi urlano che la devo smettere di frignare come sempre. E la notte è sempre più difficile. Quando chiudo gli occhi mi vengono in mente episodi di quand'ero più piccola e mi ricordo di mio padre che non vedo da anni ormai -

Luca non toglie lo sguardo dai miei occhi ed è in momenti come questi che ti accorgi di quanto una persona tiene a te. Mentre cerco di trattenere le lacrime mi viene in mente il giorno in cui ho raccontato tutto ad Aurora e Letizia, come si erano guardate quando gli avevo parlato di come mio padre mi avesse abbandonato prima piano piano poi tutto in un colpo.

- Ero piccola quando i miei si sono separati, per un po' ho continuato a vederlo un fine settimana ogni due settimane. Lui poi ha conosciuto una donna, si sono messi insieme, all'inizio andava tutto bene ed hanno provato ad avere un figlio più volte, ma non ci sono riusciti per parecchie volte. Un giorno è successo il miracolo e lei è rimasta incinta e da lì è cambiata con me. Prima mi trattava benissimo, come se fosse mia zia poi ha iniziato a non parlarmi più e rispondermi male. Non l'ho mai detto a mio padre, ero timida, bloccata con lui, non gli chiedevo mai nulla nemmeno se mi potesse comprare un pacchetto di caramelle o un Estathè. Ho iniziato a fare brutti sogni, confusi. Mi svegliavo e mi sembrava di tornare da un buco nero, mi trovavo accanto mia madre ed Antonio che cercavano di calmarmi. Mi si alzava la febbre ed iniziavo a tremare, ma io non ricordavo nulla, né di aver urlato svegliando i miei genitori, né loro che correvano da me. Mi rimaneva impresso solo il sogno che avevo fatto in testa ed ogni volta che ci pensavo una vertigine, come un senso di nausea mi portava a volerlo cancellare. Non succedeva spesso, quasi ogni notte che tornavo dal fine settimana con mio padre avevo questi attacchi di panico nel sonno. Mia madre decise di portarmi da una psicologa, ci andavo una volta a settimana. Arrivammo alla conclusione di dormire con una lucina, piccola, attaccata alla corrente sotto la scrivania, non ho più fatto gli incubi da allora. Ora non riesco ad addormentarmi se quella non è accesa, è successo, una sera, mi sono dimenticata di accenderla e mi sono svegliata nel bel mezzo della notte con la consapevolezza che non riuscivo a dormire perchè quella era spenta così l'ho accesa ed è andato tutto bene. Alla fine non andavo più regolarmente da mio padre, solo quando si ricordava di me. Era estate, e la settimana di ferragosto l'ho passata con mio padre, in quei giorni la sua compagna ha partorito ed è nato mio fratello... -

- Tu hai un fratello quindi? - mi chiede Luca.

- Sì, si chiama Francesco, riesci ad immaginarti un piccolo me, occhi azzurri e capelli biondissimi? Ecco, lui è così, tutti ci dicevano che eravamo identici. Ho passato solo sei mesi con lui, ma quando andavo da mio padre passavo ogni secondo del mio tempo con quel piccolo me. Aveva all'incirca sei mesi quando sono stata con lui l'ultima volta. Poi mio padre si è lasciato con lei e i fine settimana che lo vedevo stavamo a casa dei miei nonni. Poi è morto suo zio, con cui sia io, che mio padre, che mia cugina avevamo un bellissimo rapporto. Mi è crollato il mondo addosso in quel momento, quella sera la mia vita è cambiata completamente. Ha iniziato a cercarmi sempre di meno, si è messo con un'altra donna e quando si sono lasciati io già non lo vedevo da un po'. È andato avanti così, una donna dopo l'altra mentre io crescevo e diventavo sempre più stronza, sempre più chiusa in me. Ho smesso di andare dalla psicologa forse nel momento in cui ne avevo più bisogno, mia madre non sapeva nulla di ciò che stavo passando. È iniziata la prima media ed ho iniziato a scrivere, tutto ciò che mi succedeva. Ho conosciuto Denise e mi faceva sentire meglio, a lei ho raccontato tutto e le ho fatto leggere anche qualcosa di ciò che scrivevo. Non mi ricordo come, né quando ho iniziato a pensare che non avevo più voglia di continuare, di soffrire ancora. Piangevo tutte le notti, Denise sapeva, ma non poteva fare nient'altro che starmi accanto. Mi ha fatto vedere un film, un giorno, ed io ho iniziato a leggere i libri da cui era tratto e da lì non ho più smesso. Un giorno, mi ricordo solo questo episodio, stavo leggendo invece di fare i compiti, non mi importava più ormai, ed ho iniziato a piangere, ero sola in casa. Sono andata in cucina e come altre volte ho preso il coltello più grande ed affilato che avevo trovato. Ero seduta sul mio letto, il libro davanti ed il telefono accanto, mentre mi rigiravo quel coltello fra le mani pensavo a che senso avesse continuare. Lo schermo del mio telefono si è illuminato. Era un messaggio di Denise. Ho spostato lo sguardo sul libro ed ho iniziato a tremare ancora di più. Volevo sapere come finiva quel libro, volevo davvero. Lo schermo del telefono si è illuminato di nuovo, era un altro messaggio di Denise. Lì ho capito che non volevo che lei soffrisse come stavo facendo io, non potevo lasciarla e... Mi ha salvato lei. Le devo la vita - dico con la voce spezzata.

- Sara - dice Luca asciugandomi una lacrima dal viso, nemmeno mi ero accorta di aver iniziato a piangere. Luca mi lascia le mani e mi attira a sè mentre una lacrima gli riga il volto.

- Io... Scusa, mi dispiace... - dico asciugandogli la lacrima con la mano.

- Sara... Io... - prova a dire, ma si blocca ed io lo abbraccio più forte - Mi dispiace per tutto quello che hai passato - mi sussurra.

- Mi manca - dico - mi manca mio fratello... Ed anche mio padre, in fondo è lui che mi ha trasmesso la passione per le barche e la pesca ed il mare, per le moto e tutto il resto. Ci sono stati vari casini per il mantenimento ed io sono cambiata di nuovo, non sono più così stronza, non penso più solo a me stessa e... Sono diversa ora -

- Mi dispiace così tanto - mi dice tenendomi fra le sue braccia.

- Luca, tu non devi dispiacerti. Ho sempre cercato una famiglia perfetta nei miei amici, con alcuni ho litigato per questo, ma Denise... Lei c'è sempre stata anche quando sbagliavo -

- Tu hai me ora, okay? Tu hai una famiglia, hai noi. Certo forse non siamo perfetti e siamo un po' pazzi, ma ci saremo sempre per te, per ogni cosa. Io ci sarò sempre - dice guardandomi negli occhi.

Mormoro un grazie prima che lui mi attiri di nuovo a sè e mi abbracci.

Gli Youtubers sono tutta una vita pt.2Where stories live. Discover now