Il giorno dopo, avevo un solo obiettivo: non andare bene nel compito – cioè si, anche quello ovviamente – ma più che altro riuscire a mettere Colton Myers contro il muro per potergli fare un discorso serio. Non volevo rompergli troppo, era normale alla nostra età rimanere scioccati per una gravidanza, sapendo che saresti diventato padre o madre in pochi mesi.
Eppure, avevo davvero un assoluto bisogno. Non avevo il suo numero, ma io e Seth avevamo costruito un perfetto piano per potercelo prendere: conoscevamo Maegan alla perfezione e non avremmo impiegato molto a scoprire che la password del suo cellulare era la data dell’ultimo concerto a cui era stata. Senza neanche segnarci il numero, gli avevamo mandato un messaggio con scritto di incontrarci a ricreazione, davanti l’entrata della scuola. Avevamo firmato con il mio nome, gli avevamo chiesto di non rispondere e, infine, avevamo anche cancellato il messaggio.

“Non verrà, ne sono sicurissimo.” Stava dicendo Seth, mentre faceva avanti e indietro passandosi una mano fra i capelli per il nervoso.

“Perché non dovrebbe venire?” replicai, scrollando le spalle. Non ero nervosa quanto lui, che sembrava abbastanza preso da questa gravidanza. Tanto che oggi, in prima ora, aveva chiesto a Mae se ce la facesse a camminare per arrivare in classe (voleva prenderla in braccio). Il suo comportamento non era esagerato, ma aveva anche ammesso a me che non vedeva l’ora di vedere quel bambino. Sì, Seth voleva un maschietto.

“Che gli importa a quello di noi?” mi fece notare, venendo a sedersi accanto a me per terra. Tirai un calcio al sasso e sbuffai. “Se non gli parleremo oggi, gli parleremo domani. O a pranzo, dopo. O a educazione fisica domattina. Mancano cinque mesi al parto, lo beccheremo prima o poi.”

“Se lo dici tu” borbottò. “Maegan mi ha detto che i suoi non vogliono parlarle.”

Annuii. “L’ha detto anche a me. È da stupidi una cosa del genere! Sanno anche loro quanto la figlia sta soffrendo questa cosa e se ne fregano, Seth!”

“Sono solo spaventati” mi corresse, “nessuno si aspetta un nipotino quando tua figlia ha solo diciassette anni. Sono cose che capitano, prima o poi ci si abitueranno anche loro. Darà sicuramente il bambino in adozione e se ne andrà a studiare alla Darthmouth. Io non avrei neanche il coraggio di lasciare il bambino nelle mani di qualcun altro.”

“Io lo farei tranquillamente” ammisi, “credo che starebbe meglio con una coppia ormai felice di poter avere un bambino, che con una madre incapace che non sa neanche cambiare un pannolino. Seriamente, non so cambiarli!”

Seth mi ignorò completamente, aveva lo sguardo fisso sulla persona che ci stava venendo incontro. Di solito, a ricreazione, nessuno passava molto tempo vicino l’entrata; gli studenti preferivano per lo più rimanere dentro o stare in cortile, o nei campi davanti la palestra. Principale motivo per cui ho preferito parlare con Colton lì. Lui stava arrivando tranquillamente, con il suo solito sguardo indurito e strafottente, la mascella serrata e le mani nella tasca dei jeans scuri. Non aveva neanche una felpa addosso, era a maniche corte nonostante fossimo solo a novembre, ma in effetti era conosciuto per “non avere mai freddo quanto gli altri”.
Si fermò davanti a noi e ci scrutò con i suoi occhi scuri. Con le labbra semichiuse, i capelli più corti del solito – sicuramente li aveva tagliati da poco – e le braccia muscolose poteva sembrare il ragazzo perfetto, tenebroso, che ogni ragazza avrebbe voluto al suo fianco. Eppure, a me sembrava soltanto un idiota, dalla testa ai piedi; stronzo, fastidioso e viziato. Per lui esistevano soltanto sé stesso, lo sport e i suoi soldi, dei quali si vantava anche spesso.

“Allora?” ci chiese, sollevandosi sulla punta dei piedi. “Perché dovrei perdere il mio tempo con voi?”

“Te l’ho detto che sarebbe stato inutile parlarci” mi rimbeccò Seth, non appena ci fummo alzati da per terra. Gli lanciai un’occhiataccia e mi girai per rispondere a Colton, che però si era già perso scrivendo al cellulare con qualcuno.

“Dobbiamo parlarti di Maegan” risposi. Lui non si sorprese affatto, anzi, mi guardò un istante, per poi finire di scrivere il messaggio e riposare il telefono in tasca.

“Sì, ma non mi va di stare qui, figurati di sentire le vostre prediche riguardo bambini, bambolotti e ciucci per farli tacere” replicò, dandomi poi le spalle e iniziando ad incamminarsi verso l’ingresso della scuola. Pensai volesse riportarci dentro; mi scambiai uno sguardo con Seth ma alla fine scelsi di seguirlo, con lui al mio fianco. Colton non entrò dentro, fece il giro di tutto l’istituto per poi andare ad appoggiarsi al muro dove affacciavano gli spogliatoi maschili della palestra, vicino al campo di lacrosse della scuola.

“Vi avevo detto qui, ho risposto al messaggio a proposito, adesso ve la dovrete subire voi l’isterica ragazza incinta” disse, in una maniera così tranquilla da farmi reprimere l’impulso di tirargli uno schiaffo in faccia solo per parlare così della ragazza che lui aveva messo incinta.

“Che hai intenzione di fare, eh? Lasciare Maegan da sola? Farti una tua vita, costruirla quando almeno l’ottanta per cento di ciò che è successo è colpa tua? Non credo io debba ricordarti come funzionano le cose, Myers.” Seth alzò così tanto il tono di voce da spaventarmi, si avvicinò poi a Colton così violentemente da farmi pensare che lo avrebbe spinto contro la parete.

“Calmati, Collins” gli disse, alzando le mani e ghignando. “Non dico che la abbandonerò, okay? Voglio farmi una vita, però! Voglio andarmene al college, continuare ad andare alle feste, divertirmi senza il pensiero di un bambino urlante che mi aspetta a casa. Voglio passare le notti a bere e combinare casini, ad ubriacarmi, non a far addormentare un neonato!”

“È tuo figlio, non un semplice bambino” gli dissi subito. Non potevo dargli tutti i torti; il college è praticamente il sogno della maggior parte di noi adolescenti. Far parte di una confraternita, partecipare alle feste, crearti un futuro e una nuova vita. Diventi indipendente, ti senti più adulto. Faci nuove esperienze, conosci nuova gente e chissà, magari te ne vai anche lontano da casa e cambi città, posti, usanze.
Con un bambino a cui badare, avresti detto addio a tutto quanto. Alle feste, allo studio intenso. Colton lo aveva detto in un modo del tutto diverso, in un modo più diretto e cattivo, nel senso che lui non voleva quel figlio e mai lo avrebbe voluto.

“Non ti stiamo dicendo che devi accudirlo e sposare Maegan, soltanto di starle vicino in questo periodo. La famiglia la odia per ciò che sta succedendo, sicuramente manderà il bambino in adozione perché non è pronta per diventare mamma ma almeno consultatevi su questa cosa!” esclamai, “so che nessuno di voi due lo vuole, adesso. So che volete pensare al vostro futuro e tutto quanto ma, cavolo, Colton! È tuo figlio! Non ti fa neanche un po’ di tenerezza?”

“Lascia stare, Hayley, tanto è tempo perso con lui.” Seth mi prese per un polso come se volesse portarmi via, ma io lasciai la presa.

“Non voglio diventare padre, non era nei miei piani, non era questo ciò che avevo programmato per quest’ultimo anno okay? Non ho bisogno di voi due che venite a farmi la predica per sapere che è mio figlio e che dovrei stare accanto a Maegan ma io non voglio. Sono a malapena capace di fare l’amico buono, figuratevi il padre! Sapevo che avrei perso solo tempo venendo a parlare qui con voi.” Colton ci guardò un’ultima volta, poi si girò ed entrò nello spogliatoio, sicuramente per passare di lì e fare il giro di tutta la scuola per riuscire fuori senza rivederci. Seth tirò un calcio alla porta e imprecò, girandosi poi verso di me.

“Te lo avevo detto!”

“Lo so, non mi aspettavo che si arrabbiasse così tanto” replicai. Colton aveva alzato il tono di voce così forte ed era diventato rosso di rabbia quasi da far paura. Sicuramente, quel giorno non ci eravamo capiti affatto. Non so se lui avesse pensato che volevamo costringerlo a stare con Maegan e il bambino. Volevamo soltanto chiedergli di starle accanto e sostenerla perché era anche suo figlio e non doveva ricadere tutto su di lei.
Colton si era infuriato subito, sicuramente si aspettava anche che avremmo dovuto parlare di questa cosa e non gli andava affatto bene. Ovviamente, neanche avrebbe voluto che la voce di spargesse troppo, più per la sua figura di ragazzo popolare che per Maegan.

Seth ed io rientrammo poco dopo, senza neanche dire una parola perché a nessuno dei due andava di parlare di quella situazione. Fu lui, dopo, a tirar fuori il discorso su una professoressa che si era fratturata una gamba, tanto per poter parlare di qualcosa. Comunque, una volta di nuovo dentro l’istituto dovette andare a parlare con Helen e Rick mentre io non feci neanche in tempo a chiamare Maegan che fu qualcuno a chiamare me. E non al cellulare.

“Hayley!” Sentii urlare. La voce sarebbe stata indistinguibile, ma con il corridoio pieno di persone che giravano e facevano chiasso, non riuscii ad individuare Alex neanche alzandomi sulle punte. Lasciai perdere e tornai sui miei passi; era da tanto che non passavo del tempo con Maegan e ancora dovevo dirle che domenica non sarei stata con lei e Seth perché avevo un compleanno.

Nonostante avessi affrettato il passo, sentii alla fine una presa forte sulla mia spalla riuscirmi a girare velocemente.
Alex, ovviamente. Non sembrava divertito, né tanto meno contento di vedermi, anzi, sembrava piuttosto serio e dallo sguardo duro avrei detto anche arrabbiato.

Cosa ho fatto, adesso?, pensai, ma non feci in tempo a dirgli nulla che mi trascinò con lui fuori da scuola – di nuovo – e dovetti stare anche al suo passo veloce, causato anche dalle gambe lunghe e i piedi enormi, a differenza dai miei che avrebbero potuto calzare la scarpetta di Cenerentola.

“Vai piano!” urlai, strattonandomi dalla sua presa. Lui si fermò dove poco prima avevo deciso di incontrare Colton e si sedette per terra, lanciandosi così spontaneamente sul cemento che quasi sembrò stesse cadendo.

“Perché non mi hai detto che Colton sta per diventare padre?” mi chiese subito. Roteai gli occhi al cielo e buttai la borsa per terra, per poi sedermi al suo fianco.
Lui alzò le sopracciglia, come per spronarmi a parlare. Le sue espressioni dure presto si alleggerirono, così non sembrò più un pazzo, dato che addirittura accennò un sorriso nonostante dovesse essere arrabbiato con me.

“Non dirmi che sei tu quella incinta!” esclamò.

“Certo, Colton mi ha messa incinta mentre mi immaginava nel mio letto a Seattle” ironizzai, “ma che stai dicendo?”

“E allora tu come lo hai scoperto? E perché non me lo hai detto? Da quanto lo sai? E da quanto la ragazza è incinta?” Sparò le domande così velocemente, una dopo l’altra, che faticai a capirle tutte, così mi risparmiai e risposi solo ad alcune.

“Non te l’ho detto perché Colton avrebbe dovuto dirtelo, è lui il tuo migliore amico e pensavo fosse giusto così. Lo so solo da ieri mattina, quindi non ho voluto neanche rovinare il momento-caramelle felice di ieri” risposi. Alex sorrise; avrei dovuto dirgli di Maegan? Era quello a cui stavo pensando, nient’altro. Mi fidavo di lui, ma non ciecamente. Non sapevo neanche come avrebbe potuto reagire, perché per molto tempo era stato affezionato alla questione “popolari e non”. Avevo paura che avrebbe potuto fare qualcosa che poi avrebbe deluso me.

Però era anche vero che all’inizio gli avevo chiesto aiuto per cercare di capire cosa avesse Maegan, perché c’era qualcosa che non andava e io pensavo avesse tutto a che fare con Alvin.

“È Maegan” risposi, prima che lui potesse fare un’altra volta la domanda. “Ma non dirle che te l’ho detto, anzi, non dirle niente che è meglio. Mi correggo di nuovo, non dire niente a nessuno, grazie.”

Alex sgranò gli occhi non appena sentì il nome fuoriuscire dalle mie labbra. Non l’avevo mai visto più sconvolto di quel giorno. “Maegan? Cosa? Quando? Come è successo?”

“Ad una festa, da ubriachi. È incinta da tre mesi e beh, non se la cava affatto bene. Colton è deciso a non voler fare il padre, lei non sa cosa farà con il bambino. È tutto un casino.” Sospirai e scossi la testa, per poi girarmi di nuovo verso di lui, che mi fissava incuriosito; probabilmente perché ero curiosa quanto lui di quella faccenda.
“Tu come fai a sapere che io sapevo? Chi ti ha detto della gravidanza?”

“Nessuno, bello eh? Quando hai mandato il messaggio a Colton sono stato io a leggerlo, eravamo a lezione e lui era uscito da poco. Quando poi hai aggiunto di non dover riscrivere, non capivo cosa stessi combinando. Ho visto poi Colton scriverti di incontrarvi fuori lo spogliatoio dei ragazzi, perché la classe nostra era al piano terra. Perciò ho aspettato un po’ e mi sono messo vicino la porta dello spogliatoio. Ho sentito solo alcune cose, non si capiva quasi nulla perché c’erano dei ragazzi che stavano cantando ‘Tanti auguri’ ad un tizio e inizialmente pensavo che fosse incinta una vostra parente o qualcosa del genere” mi spiegò. “Senti, se vuoi ci parlo io con Colton, d’accordo? Non puoi biasimarlo, Bambi, ha scoperto di dover diventare padre quando magari neanche ricordava di esser andato a letto con Maegan. Deve ancora compiere diciotto anni, è un ragazzo che adora bere e andare alle feste. Non se la sente di fare il padre ma, magari, questa cosa potrebbe cambiare no?”

“Maegan stava pensando di darlo in adozione” gli spiegai, “non abortirebbe mai, è sempre stata contro gli aborti. Me lo diceva sempre nel periodo di maternità di sua zia. E penso che Colton sia completamente d’accordo al darlo via, solo che, non so… mi dispiacerebbe per il bambino.”

“Magari cambieranno idea, ma dovrebbero rinunciare al college o almeno uno di loro dovrà farlo. È un figlio, è un impegno costante e noi siamo solo dei ragazzini, cambiamo idea ogni momento e non abbiamo mai un solo parere. Secondo me anche loro, da una parte, vorrebbero tenerlo. Solo che come fai? Io non sarei pronto ad essere padre a questa età. Voglio divertirmi e creare ricordi indimenticabili che magari un giorno potrò raccontare ai miei figli, ma un giorno lontano non tra due anni.”

Annuii. In effetti, non aveva tutti i torti. 
Erano i migliori anni della nostra vita, così li chiamavano gli adulti, e un figlio è la cosa più bella che ti possa mai capitare e sono sempre stata di questo parere. Ma ci sono età ed età, tipi di persone e altri tipi di persone. Al posto di Maegan, non avrei neanche avuto il coraggio di dirlo ai miei o a qualsiasi altra persona. Avevo capito il motivo per il quale aveva deciso di non dirci nulla e di allontanarsi e l’avevo perdonata quando avevo compreso che non era stata una mossa stupida. In fondo, anche io avrei fatto la sua stessa cosa.

Alex mi posò una mano sulla spalla e mi scosse con entrambe le mani per provare a strapparmi almeno un sorriso.
“Andiamo, Bambi, è un bambino. Non è una tragedia. Lo sarà solo se le si romperanno le acque la sera del prom. Quello si che sarà un ballo di fine anno indimenticabile.”

Scoppiai a ridere e lo spinsi, dicendogli di non portare sfortuna. Perché sì, non sarebbe esistito altro modo per rendere il ballo di fine anno indimenticabile.

//spazio autrice.
Non so voi ma oggi è stata una GIORNATACCIA, spero che almeno il capitolo sia uscito bene.❤❤
Prossimo aggiornamento: martedì o lunedì!!❤❤
Auguratemi buona fortuna per l'interrogazione di domani e buona fortuna anche a voi se ne avete!!❤
- Martina.❤

StitchesLeggi questa storia gratuitamente!