26. Mangiando caramelle

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No, avrei voluto rispondere. Domenica dovevo uscire con Maegan e Seth e non potevo abbandonarli proprio in quel momento.
Capii che Alex mi lesse praticamente nella mente quando guardò la mia faccia sorpresa e sperai non scocciata, non ci avrei fatto una bella figura, soprattutto perché stavamo parlando di sua sorella!

"Dai, Hayley, mia sorella rompe dalla settimana scorsa perché vuole invitarti! E se non ti inviterò io, verrà a bussarti sotto casa e ti vorrò proprio vedere mentre rifiuti il suo invito" esclamò. "Andiamo, sono tre anni che non vieni al suo compleanno!"

"Sì, se devo essere sincera cercavo di evitare te" ammisi, facendolo sorridere. Non volevo rendere triste Avery, ma avevo già un appuntamento con i miei amici e se Alex avesse invitato qualcuno dei suoi sarei rimasta da sola, in mezzo alla sua famiglia e alle bambine che volevano giocare a nascondino. "Ci sarà Colton?" gli chiesi, allora.

Lui scosse subito la testa e si lasciò sfuggire una risata. "Mia madre dice che è una brutta compagnia. Anche lei ti vede come un miracolo sceso dal cielo per portarmi dalla parte del bene e per mettermi un'aureola in testa. Hayley Hanson, l'angelo di Portland."

Scoppiai a ridere; Natalie mi aveva sempre adorato, era vero e me lo aveva sempre ricordato e sapevo anche che avrebbe voluto vedere me e suo figlio all'altare, un giorno. Una volta avevo sentito che ne parlava con mia madre, dicendole che non riusciva a vedere nessun'altra come me con suo figlio ed Alex non ne sapeva nulla. E neanche glielo avrei detto, pur di non rischiare di diventare rossa come un peperone solo al pensiero di lui e me insieme. Magari ripensando anche al bacio che ci eravamo regalati durante le ripetizioni di latino.

"E Taylor?" gli chiesi, curiosa anche di sapere come stessero andando le cose con la sua ex. Magari avevano intenzione di tornare insieme ma Alex non era mai stato molto preso da lei. Lo aveva fatto per la popolarità, più che altro, e infatti gli era sempre scappata qualche scappatella con altre ragazze. Non che Taylor fosse una santa, anche lei ne aveva approfittato per diventare la ragazza più conosciuta della scuola e anche di tutta la città, come se già non lo fosse. Eppure, sembrava che per lei stare con il palestrato di turno portava a grandi conquiste.

"Neanche ci parliamo più" rispose, scrollando le spalle. Sentii la me interiore fare un sospiro di sollievo e la mia mente prendermi a schiaffi perché tra poco non mi scappava anche un "bene" dalle labbra. "A me va bene così, in realtà. Tra di noi non ha mai funzionato, stavamo insieme così tanto per. Non era una relazione seria, con lei non ne volevo una del genere. Non è il mio tipo."

"Te ne sei accorto presto" ironizzai, facendolo ridere. Misi altre tre caramelle in bocca e aspettai prima di parlare. "Davvero non vuoi relazione serie?"

"Non voglio una relazione seria con una ragazza che non lo è, tutto qui" mi spiegò ed io sentii il suo sguardo bruciare su di me, come se volesse esplorare i miei pensieri, leggere ciò che stavo pensando in quel momento, capire quanto quella frase mise una leggera tensione tra di noi. Ancora una volta.

"Hai parlato con Nate?" mi chiese, cambiando argomento. Mi passò altre caramelle, ormai erano quasi finite e a me sembrava di non averle mangiate così tante. Ci manca anche il mal di pancia come compagno di questa notte, pensai.

Nate. Nate era uno dei mille problemi di quel periodo perché volevo tanto parlarci, ma non sapevo esattamente cosa dirgli, mi servivano le parole giuste ma queste non arrivavano da nessuna parte e io morivo dalla vergogna solo al pensiero di iniziare a balbettare in sua presenza, una volta a corto di parole. Non volevo spiattellargli in faccia un "ti vedo solo come un amico, non provo niente per te". Odiavo essere così dura con le persone, detestavo pensare di poter ferire le persone con una sola frase ma allo stesso tempo non sopportavo farmi tutti questi problemi e discorsi mentali che prontamente avrei dimenticato una volta davanti la persona "da ferire".

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