L'unica informazione utile a mia disposizione è che mi trovo in un parco divertimenti, ma non ci sono giostre nei paraggi, solo piccole casette quadrate in legno di quercia. Queste sono distribuite in blocchi da tre.
Sembra essere più che altro un camping, il cui confine viene tracciato da una serie di steccati. Oltre gli steccati ci sono colline verdi, cespugli, alberi di ogni genere, ma all'interno solo polvere.
Scendo dall'auto ed entro in quella che dovrebbe essere la mia abitazione, con al seguito la mia famiglia. Trovo tre bambini al suo interno, devono avere tra i sette e i dieci anni. La più grande è una graziosa bambina dai riccioli d'oro e gli occhi scuri, ha la pelle bianca e le gote rosee. Gli altri due sono gemelli, tutto l'opposto della sorella. Hanno i capelli castani, un taglio corto ed ordinato, gli occhi verdi ed un bel sorriso stampato in faccia.
Li guardo e provo una gran tenerezza, per un momento li riconosco come figli miei, ma questa strana convinzione viene subito accantonata quando vedo sbucare dal corridoio i due genitori. La madre è bionda, è una di quelle quarantenni che il tempo può solo migliorare, mai sfiorire. Ha un sorriso dolce e premuroso. Il padre è castano, ha un naso aquilino dal quale nascono due rughe molto profonde che finiscono all'altezza della bocca; ha la barba incolta ma gli occhi vispi di un ragazzino.
Ci salutano con educazione, forse mi stringono anche la mano.
Spiego che siamo appena arrivati e abbiamo sbagliato porta; ovunque vai sembra tutto uguale e questo rende il posto un vero e proprio labirinto.
Non sembrano scocciati, anzi, iniziamo a parlare allegramente. Dopo un po' decidiamo di rincasare, ci salutiamo davanti alle rispettive porte scambiandoci calorosi sorrisi.
Mi trovo all'improvviso seduta sul cofano di una macchina. Quello che ricordo è che ho fatto la spesa, ma non ho mai vissuto niente di simile.
Decido quindi di dirigermi verso casa ma entro ancora in quella dei miei vicini, me ne accorgo solo dopo aver aperto la porta.
"Dannate casette tutte uguali", penso vedendo i tre ragazzini.
Ora sono di nuovo di fianco all'auto, il mio vicino cammina mano nella mano con la figlia. L'uomo si china verso di lei e la bacia, proprio sull'angolo della bocca.
Provo uno strano brivido lungo la schiena, e mi chiedo se forse sono solo io a pensar male.
Di nuovo vengo catapultata in una situazione completamente diversa. Sto parlando con i miei familiari della spesa, questa volta davanti al bagagliaio aperto della nostra auto contenente qualche sacchetto giallo.
Sono confusa, il tempo sembra non esistere ed io ho vuoti di memoria che vorrei poter riempire.
In una manciata di secondi è come se scomparissi, vedo il sogno esternamente.
Mi trovo davanti alla porta dei miei vicini.
Lui bussa, la porta si apre giusto il necessario per permettere alla bella bambina di affacciarsi.
Guarda lui, poi me. Lei può vedermi.
Ne resto colpita.
Entro e guardo i fratelli giocare. Urlano ma io non sento nulla. Se ci penso bene non sento da quando sono arrivata. È come essere in un film muto.
Sento un'ombra muoversi alla mia destra. Vedo la bambina fissare il muro come fosse uno specchio, è in piedi su un piccolo cubo grigio.
Poi con orrore realizzo che l'ombra era l'uomo che si avvicina in fretta a lei.
Le prende il viso, la bacia sulla bocca.
Penso ad un articolo letto da sveglia sulla pedofilia. So di star sognando.
Faccio per uscire da quella casa quando, proprio mentre sto per chiudere la porta d'ingresso, noto davanti a me uno specchio.
La mano che stringe il pomello è dell'uomo. Sono diventata l'uomo. Ma questo poco importa perchè nonostante le mie sembianze di adulto, allo specchio non sono altro che un bambino di dieci anni, stupito di vedersi riflesso.
E mentre chiudo la porta guardo per l'ultima volta i tre bambini e la mia nuova figura ringiovanita. Tutto intorno inizia a diventare buio, ed io mi sveglio sentendo l'aria fresca asciugare il mio sudore.
