Quando ero tornata a casa non avevo fatto neanche in tempo a prendere del detergente per struccarmi che avevo già riniziato a piangere. E allora avevo chiuso a chiave la porta e avevo buttato tutte le foto che avevo con Travis e Maya. Le avevo strappate, alcune anche bruciate con l'accendino e buttato poi le loro ceneri dal balcone.
Avevo tolto la collana che mi aveva regalato per i sedici anni e l'avevo buttata in un punto indefinito della stanza prima di iniziare a singhiozzare. E dopo essermi sfogata, strappando e buttando ricordi al vento, ero rimasta ferma a piangere, seduta sul parquet della camera e con la testa appoggiata al letto.

Una volta pensavo che le foto servivano giusto a ricordare un qualcosa che proprio ti è facile dimenticare. O per ricordare un pomeriggio o una serata emozionante. Non pensavo che ti facessero rivivere quel momento.
E, invece, quando avevo ripreso le foto che avevo con Maya e Travis, avevo rivissuto tutto, fino al tradimento. Quella volta che io e lei eravamo andate a fare shopping per il prom, quando siamo andate in gita al museo con la classe di storia, le foto a Miami, e quelle con Travis che Jenna ci ha scattato mentre ci baciavamo; quelle in vacanza, ai miei sedici anni, al suo compleanno.
Avevo potuto risentire le sue morbide labbra sulle mie, le farfalle nello stomaco e quella infinita voglia di averlo con me ancora a lungo; e gli affettuosi abbracci che Maya mi regalava quando mi veniva incontro.
E poi avevo visto le labbra di Travis non appoggiate alle mie e le braccia di Maya da un'altra parte. E i miei sentimenti erano stati tagliati.
Boom.
Quello che avevo provato rivedendo le foto era stato bruciato, diventato nero e ridotto in pezzi di cenere ancora ardente.

Per questo, quella sera cercai di pensare a tutto tranne che a quei due. Alle sei, quando avevo incontrato Isaac, ero riuscita a fingere un sorriso ma avevo capito che lui sapeva che non era tutto apposto come stavo cercando di fargli credere. Mai, però, lui vrebbe penso ad un tradimento.

Capii allora perché Marcie non lo aveva detto a nessuno. Aveva preferito che solo le persone più strette lo sapessero, per lei doveva saperlo soltanto Sierra. Voleva che fosse una cosa sua, che non poteva condividere con nessuno perché nessuno avrebbe potuto capire cosa si provava ed io la stessa cosa.
Non ero ancora pronta per parlarne a qualcuno, non dopo poche ore, non dopo aver tirato uno schiaffo alla persona che consideravo la mia migliore amica. Non dopo aver saputo che la persona che stavo odiando tanto, non mi aveva mai dato motivo di detestarla così.
Non dopo che la persona che amavo aveva deciso di andare al letto con una persona di cui mi fidavo. Anzi, avevo posto fiducia in entrambi.
Avevo costruito un rapporto sulla fiducia, sull'amore e sulla sincerità.
E alla fine, era stato tutto impossibile da mantenere.

Avevo brutti ricordi del Bronx. Sia perché in quel momento non volevo ricordare Travis, sia perché non volevo ricordare la scommessa con Cameron che gli avevo perdonato subito; quando aveva chiesto a Bryan di seguirmi e darmi fastidio, in modo che poi lui avrebbe interagito con me.
Marcie e Luke avevano messo un CD e alzato la musica ad alto volume.

"Stasera voglio ballare" esclamò lei, passandosi una mano tra i bei capelli mossi.

"Io voglio bere prima, però" le disse Luke, poi si girò per darmi un'occhiata. "Tu che vuoi fare, Evans?"

"Voglio dimenticare un po' di cose" gli risposi, scrollando le spalle. Lui annuì, lasciandosi scappare un sorriso e borbottando qualcosa del tipo che, entrambi, volevamo bere.

Parcheggiammo in un parcheggio non a pagamento e camminammo per cinque minuti prima di arrivare al locale che, a detta dei ragazzi, era il migliore dove mi sarei potuta divertire. Si chiamava Déjà Vu, la scritta al neon rossa era ben visibile e le lettere erano tutte molto distaccate l'una dall'altra.

Davanti la porta d'entrata c'erano vari gruppetti di ragazzi, ma nessuno di loro sembrava avere la nostra età. Probabilmente andavano al college o sembravano semplicemente più grandi come Luke.
Infatti, lui salutò alcuni di loro e fece un cenno alla guardia davanti la porta, che lo fece passare non appena se lo trovò davanti.

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