20. Sbronza

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"Alex" ripetei, forse sussurrandolo questa volta. Ma Alex non si svegliava; aveva le labbra dischiuse e il braccio che un attimo prima circondava il mio fianco era buttato dall'altra parte del letto matrimoniale.

Tenni la testa con una mano quando sentii un'altra fitta di dolore. Ma cosa avevo fatto? Avevo davvero bevuto così tanto? Mi chinai per raccogliere il mio reggiseno, lasciato a terra.
Alex era senza maglietta, ma indossava ancora i pantaloni del suo costume da Batman.
Quindi non avevamo fatto nulla? Fatta eccezione per il reggiseno, ero ancora vestita del tutto e le lenzuola erano bianche candide; perciò non dovevamo aver fatto nulla.
Ma perché ero lì? E dov'ero?

La camera era illuminata dai raggi che entravano dalla finestra e le pareti gialle contribuivano a renderla luminosa e solare. Non c'era quasi nulla. Un vecchio armadio di legno, proprio sulla parete opposta a quella del letto, e nient'altro. Neanche un comodino, o una scrivania.
Nulla. Evidentemente, non veniva usata spesso.
Le lenzuola erano sparse per il letto, la coperta sopra era caduta per terra; probabilmente proprio quella notte.

Mi girai verso il ragazzo al mio fianco. Dormiva tranquillo, forse stava anche sognando. Ma io non avevo tempo. Dovevo andare via da lì; mi prese un colpo quando ricordai che i miei non sapevano nulla. E che anche Seth era all'oscuro di tutto.
Mi girai intorno per cercare il cellulare, ma non lo trovai neanche per terra. Ovvio, era a casa di Colton con il mio cappotto e il resto.

"Alex" mormorai, scuotendolo per un braccio. Non ottenni risposta, soltanto un mugolio contrario. "Alex, dai svegliati" iniziai a dire, senza ottenere nessun risultato. 
"Alex, cazzo, vuoi svegliarti?" sbottai, tirandogli uno schiaffo sul petto dalla rabbia.

Un gemito di dolore e fastidio gli scappò via dalle labbra, tirò le gambe al petto come se volesse sgranchirle e aprì gli occhi di scatto. 
"Ma che razza di buongiorno è?" mugugnò, passandosi una mano fra i capelli.

"Un buongiorno di cui io non so niente!" esclamai, alzando il tono di voce nonostante il mal di testa. "Perché abbiamo dormito insieme? Dove siamo? Perché il mio reggiseno era per terra? Abbiamo fatto qualcosa? E perché non ricordo nulla?" aggiunsi, frustrata. Avrei quasi voluto scoppiare a piangere.
La mia testa era come un dipinto perfetto, ma poi una macchia era caduta sopra ed aveva sfumato tutto quanto. Non avevo ricordi precisi. 
Ricordavo Alvin, Alex che mi trascinava fuori da casa di Colton, Helen che accettava di ballare con me...

"Non ti ricordi nulla perché hai bevuto, non hai mai preso una sbronza del genere eh? Eri proprio ubriaca; così tanto che volevi farti una foto con il ragazzo vestito da pene ma ti ho fermato in tempo" mormorò, con la voce ancora impastata dal sonno. 

"Non mi importa della foto, ti ho chiesto di dirmi cosa abbiamo fatto e dove siamo, Alex!" insistetti. In realtà mi importava. Avevo davvero fatto una figura del genere davanti a lui? Volevo davvero fare una foto con il ragazzo vestito da pene? Voleva soltanto dire che avevo davvero perso la testa, che in quel momento sarebbe scoppiata da un momento all'altro.

"Siamo da Colton, nel suo rustico" mi rispose, sbadigliando subito dopo.
Si tolse le lenzuola da dosso e scese dal letto per avviarsi fuori dalla camera. Mi alzai di scatto e lo seguii, chiedendomi se Colton avesse qualche pasticca per il mal di testa lì dentro.

Usciti dalla camera, ci trovammo davanti l'ingresso, con la porta per l'uscita alla nostra destra e quella per il bagno a sinistra. Sentii la testa girare e mi appoggiai un attimo allo stipite della porta. Sentivo la gola martellarmi; poi non ce la feci più e corsi in bagno, chinandomi immediatamente sul water.

Sentii due mani afferrarmi i capelli e accarezzarmi leggermente la schiena, mentre io capivo che non avrei mai dovuto bere così tanto. La mano di Alex mi diede conforto e all'orecchio mi sussurrò che andava tutto bene.

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