Storia 104

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Seduto alla mia scrivania, premo svogliatamente i tasti del computer. L'orologio segna le 12:32. Sospiro.

Faccio il volontario ad una linea di assistenza telefonica per i suicidi, e sono in crisi dato che non riesco ad inventare una nuova storia horror da postare su wattpad. Penserete che non è appropriato per qualcuno come me essere su wattpad durante il lavoro, ma finché qualcuno non chiama, non ho nient'altro da fare. Inoltre è domenica, e l'unica cosa che voglio è stare a letto con un pezzo di pizza e Netflix.

Il telefono squilla ed io sobbalzo. Prima di ogni chiamata ho sempre questo piccolo brivido nervoso.

La ragazza dall'altra parte è isterica. Sta urlando come una pazza, soffocando singhiozzi di rabbia ogni volta che prova a parlare.

"Non so cosa fare!" singhiozza, "Tutti mi odiano! I miei genitori mi odiano!"

Mi ci vuole un po' prima di persuaderla a raccontarmi tutti i dettagli.

Alla fine, viene fuori che un ragazzo di quinta della sua scuola le aveva corretto i drink ad una festa, poi aveva postato delle sue foto "volgari" su Facebook. Sono immediatamente diventate virali. Lei aveva mentito ai suoi religiosi genitori, e, non serve dirlo, non erano molto contenti di ciò.

"Ed ora tutti ridono di me!" Singhiozzò attraverso il telefono, "Non posso tornare a scuola. Non posso, non posso! Oh mio Dio, voglio farla finita!"

La mia voce è rassicurante, "Ma non puoi farlo."

"Perché no?"

"Oh, questo è troppo serio," spiego pazientemente, "Internet è ovunque. Anche quando te ne sarai andata, la gente continuerà a vedere quelle foto. Verrai ridicolizzata per sempre. Te lo immagini? Masse di bambinetti che ridacchiano e condividono foto del tuo corpo nudo. I tuoi genitori che scuotono la testa, raccontando alla gente di quella sgualdrina della loro figlia. I tuoi amici che ridono di quanto sei stata una puttana a farla finita solo perché eri spaventata."

Posso quasi sentirla trasalire. Sono abbastanza orgoglioso della mia abilità a raccontare storie dell'orrore.

"No, ho paura che ci sia solo un modo in cui potrebbero rispettarti."

"Davvero?"

"Davvero. Ora, ascoltami. C'è una pistola nella tua casa?"

Alla fine, concordiamo che lei sparerà ai suoi viscidi genitori, posterà un ultimo messaggio criptico online, e poi andrà in giro nel quartiere a vendicarsi una pallottola alla volta. Poi, nessuno avrebbe più osato ridere di lei ancora. Lei sarebbe passata alla storia come la ragazza che ha reagito. Lei annuisce entusiasticamente e la chiamata finisce.

Mi scrocchio le dita felicemente. Non penso di aver mai scritto una storia di una teenager vittima di bullismo che scatena la sua furia omicida. Forse lei stalkera i suoi bulli durante fredde giornate senza luna. Forse lei usa un lungo, crudele coltello per vivisezionare sadicamente le sue vittime. In un paio di ore, avrò tantissimi articoli di cronaca ad aiutare la mia immaginazione.

Riceverò tantissimi voti!

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