//spazio autrice.

Di nuovo qui sopra! Ahahah. Il capitolo è abbastanza lungo, è uno di quelli che non riesco a spezzare in due perché è tecnicamente impossibile da fare. Non dico nient'altro perché devo ancora finire i compiti per domani ahah, quindi spero vi piaccia e alla prossima! Perdonate gli errori (se ne trovate) ma non l'ho riletto.

- Martina.

Non avevo idea della serata che mi aspettava. Mi implorai soltanto di restare calma ed evitare di rovinare tutto. Era Travis. Stavo con lui da sette mesi. Lo amavo, avevo detto a Jason che era così e che lui ricambiava davvero. In sette mesi mi sarei accorta il contrario.

Ero ingenua, me lo avevano detto spesso alla South, ma non avevo bisogno di persone per saperlo a volte. Tendevo a fidarmi delle persone, ma di lui più di tutti. Non potevo farmi venire dubbi soltanto perché un suo vecchio amico mi aveva detto che poteva ancora amare Marcie.
Sapevo che non era così.

Non mi vestii elegante, non ne avevo voglia in realtà e sapevo che Travis non mi avrebbe portata a mangiare in un posto troppo importante o conosciuto. Non era da lui, anche se aveva detto che avrebbe cercato di rendere l'atmosfera più romantica del solito. Dopotutto, non era il cibo a rendere tutto più dolce e romantico.

Lasciai i capelli sciolti dopo aver provato più modi per tenerli legati e mi assicurai che i pantaloncini non fossero quelli odiosi che tendono a calare ogni volta che si fa un passo. E sì, ne avevo due simili ma solo perché me ne avevano regalato un paio quasi uguale ad uno che già avevo da tempo. Non osai truccarmi troppo, non era da me. Ero nervosa, forse anche troppo ma era soltanto Travis. E allora perché tendevo a tamburellare la gamba ogni volta che ne avevo l'occasione?

Per ciò che gli stavo nascondendo, certo. Ma se non volevo rovinare ciò che lui aveva cercato di creare, allora dovevo tenerlo nascosto solo un altro po'. Glielo avevo tenuto segreto da domenica, qualche ora in più non avrebbe cambiato assolutamente nulla.

Avevo provato a bussare alla porta della camera di Aubrey, ma non era lì, né in qualsiasi altra stanza della casa. Isaac mi aveva detto che era uscita ed era stato lui, al posto della mia sorellastra, a dirmi che stavo bene vestita in quel modo e a tranquillizzarmi per la milionesima volta in quella serata. Aveva poi aggiunto che quella sera io e Travis non saremmo stati gli unici ad uscire, perché lui si sarebbe visto con tutti gli altri anche per 'brindare' alla libertà di Cameron da parte di suo padre.
Jenna glielo aveva comunicato quel pomeriggio: Andrew Walsh aveva accettato suo figlio; il loro rapporto rimaneva sempre più freddo del solito, ma si sarebbe sciolto presto e per loro tutto sarebbe tornato come prima.

"Beh, allora divertitevi. Penso che chiamerò Cameron appena tornerò stasera, sono davvero, davvero felice per lui!" esclamai, sorridendo pienamente. Almeno, lui riusciva a comunicarci con suo padre. Io non lo avevo neanche più sentito.
"Isaac, sai qualcosa di mamma e papà?"

Lui scosse la testa. "Tanto riusciranno a rendere questa storia così nascosta da tenere all'oscuro anche noi due, quanto vogliamo scommetterci? Comunque ero salito su anche per dirti che Travis è arrivato, non solo per avvisarti che Aubrey non è qui. Penso sia andata ad una mostra d'arte, oggi aveva in mano un volantino."

"T-Travis è già qui?" esclamai, andandogli incontro. "Perché non me lo hai detto subito?"

"Datti una calmata, Faith" disse, prendendomi per le spalle. "vai a divertirti e non ubriacarti. Qualcuno deve pur dirtelo, o no? Dì a Travis che lo ammazzerò se ti troverò sbronza sul pavimento di casa mentre cerchi di contare i pezzi del parquet."

"Certo, come no" replicai, roteando gli occhi al cielo divertita dalla sua risposta. Lo salutai un'ultima volta e scesi velocemente al piano di sotto. Presi la borsa a tracolla beige buttata sul divano - forse l'unica che avrei abbinato a com'ero vestita - ed uscii fuori.
Trovare Travis fu davvero un'impresa difficile. Solitamente, veniva a prendermi con la macchina, anche se era di suo fratello. Mi aveva già detto che spesso si scambiavano moto e auto senza neanche dirselo. Ma l'auto scura non si trovava da nessuna parte e un passante qualsiasi avrebbe tranquillamente potuto scambiarmi come una ragazza annoiata che fissava la strada da fuori il cancello di casa sua.

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