1. Quel Maggiordomo, Viaggiatore

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Il treno correva. Tagliava la campagna sulla scia delle rotaie e si lasciava alle spalle una coda di fumo denso e nero. Il suo fischio ancora rimbombava nelle orecchie di Ciel.

Il Conte Phantomhive scoccò un'occhiata svogliata al paesaggio che sfocava in lontananza, ma non ottenne alcun giovamento per il proprio mal di testa. Tornò a guardare la lettera della regina. L'aveva letta fino a impararla a memoria. Dietro il velo di leziosa condiscendenza che la sovrana insisteva a usare con lui, sentiva netto e acre il tanfo della sfiducia. Qualcosa era cambiato, dopo la vicenda del Noah's Ark Circus. Non era un caso, se per poco non aveva rischiato una condanna per omicidio. L'aveva scampata grazie a Sebastian, ma senza di lui sarebbe finito a marcire nella London Tower fino alla fine dei sui giorni ‒ per decapitazione, supponeva. Ogni volta che ci pensava gli venivano i brividi. Strinse i denti e rafforzò la presa sul bastone da passeggio. Non si sarebbe mai mostrato debole davanti al suo demone. Poteva sentire il suo sguardo addosso e non aveva voglia di immaginare quale genere di pensieri si celasse dietro quel sorriso ieratico. Di certo, erano riflessioni su quanto fosse gustosa la sua anima, o giù di lì. Arricciò le labbra in un macabro sorriso. Mancava ancora tanto al giorno del pagamento e, fino ad allora, lo avrebbe fatto sudare. Se voleva divorarlo, avrebbe dovuto giocare ogni asso nella sua manica inamidata. « Smettila di mangiarmi con gli occhi, Sebastian. »

Il demone sorrise. « Come desiderate, padroncino. » rispose. Accavallò le lunghe gambe e rivolse lo sguardo all'esterno.

« Hai già preso i biglietti per il traghetto? »

« Naturalmente. » assicurò Sebastian. « Ci imbarcheremo domattina e saremo a Dublino per metà pomeriggio. Per la notte alloggeremo al Poseidon, nella zona portuale. Con così poco preavviso non ho potuto fare di più. »

Il Conte gli scoccò un'occhiata gelida. « Mi auguro non sia una bettola, Sebastian. » disse. « Mi seccherebbe molto dormire tra le tarme. »

« Il Poseidon gode di ottima reputazione e non ho visto tarme, quando ho fatto la prenotazione. »

Ciel gli concesse un assenso svogliato. Chiuse gli occhi e si massaggiò le tempie, ma nemmeno quello servì a molto. Continuava a pensare che a Dublino non avrebbe potuto avvalersi dei suoi soliti contatti: Lau non sarebbe stato a portata di mano e nemmeno Undertaker. Non che avrei potuto comunque chiedergli nulla. ricordò. Con quello che era successo con i cadaveri semoventi, poteva depennarlo dalla lista dei suoi alleati. Scosse la testa e nascose uno sbadiglio con la mano. Non aveva niente di meglio da fare e dormire lo avrebbe aiutato a liberarsi dell'emicrania, se non altro. Si stese sul divanetto foderato di damasco. « Svegliami solo se arriva qualcuno o se raggiungiamo la stazione. » ordinò.

« Sì, padroncino. » rispose Sebastian. In altre circostanze, forse, si sarebbe opposto, ma in quel caso non ne aveva motivo. Attese che il ragazzo chiudesse l'occhio e raccolse la lettera caduta.

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