Manco bere in pace

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Manco bere in pace.

Mi convinsi che l'idea fosse una di quelle buone, una di quelle che così, all'improvviso, ti si presentava davanti dicendoti: -Eccomi qua! Posso entrare?-

La osservai e immediatamente capii che era una di quelle che avrebbero certamente cambiato, in via risolutiva se non addirittura definitiva, la mia vita.

Stavo plasmando il divano a mia immagine e somiglianza. Bevendo una birra, un'altra. Quando suonò il campanello ero alla quarta lattina. -Manco bere in pace! - pensai.

Pigiai il tasto del telecomando. La TV con un click si chiuse. La mia idea si dissolse inghiottita dall'oscurità insondabile del monitor.

Era Ester. Entrò turbinando come sospinta da una folata di vento autunnale e, scrollandosi di dosso il leggero soprabito di cellophane, mi baciò in bocca.

-Hai bevuto?- mi disse, dopo aver analizzato con la lingua gli impercettibili effluvi conservati nel mio cavo orale.

-Sì, una birra.-


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