17. Lui ti piace?

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"Perché stai venendo con me?" chiesi, mentre salivamo a due e due le scale per salire al piano di sopra. Volevo muovermi, avevo una paura costante che, se fossimo arrivati prima di Alvin e Mae, lei si sarebbe fatta un'idea abbastanza strana di me. Punto primo, mi avrebbe chiesto perché stavo entrando in un bagno con Alex Wade ovvero colui che mi aveva distrutto anni prima e punto secondo, forse con un po' di intelligenza non mi avrebbe paragonata a Taylor ma avrebbe capito ciò che stava succedendo. Quindi, punto terzo, si sarebbe imbestialita con me, trasformandosi in un cane rabbioso come faceva ogni volta che si arrabbiava sul serio.

Maegan Ortiz poteva sembrare la ragazza più calma e pacifica del mondo, una hippie senza una canna in mano, con i suoi vestitini floreali, uno stile tutto suo e gli stivaletti beige con le frange. Appariva la pecorella smarrita a tutti, finché non la facevi arrabbiare e il suo viso prendeva il colore dei capelli.

"Perché? Non posso?" replicò Alex, fermandosi in modo che io sarei potuta stare al suo fianco. Ma si fermò così bruscamente che quasi gli andai addosso.

"Fa' quello che ti pare" borbottai.

"Allora", esclamò, per cambiare discorso, "così ho una ragazza che mi da ripetizioni di latino e non sa quanti casi ci sono. E adesso mi farai venire il dubbio ogni volta."

"Nel compito non ti chiedono mica quanti casi ci sono, idiota" gli feci notare, alzando un sopracciglio come poche volte riuscivo a fare. Era una delle cose più complicate che avevo imparato, giusto per sottolineare quanto pigra riuscivo ad essere certe volte.
"E se ci venissero a cercare in infermeria?"

"Non ci troveranno" rispose, sicuro di sé. Sicuramente lo aveva già fatto, e non per aiutare una vecchia amica. Io, invece, non ero mai riuscita a fare una cosa del genere. Forse per paura che sarei stata proprio io l'alunna stupida beccata a non esser andata in infermeria. Riuscivo sempre a riempirmi la testa di strane domande e iniziavo sempre a farmi paranoie in momenti del genere; non potevo farci nulla. Diventare più sicura di sé, non significava diventare una ribelle senza paura.

"Beh, grazie per la risposta." Roteai gli occhi, Alex rimaneva idiota anche con gli anni ma da una parte non mi dispiaceva. Ci voleva sempre un amico che era il tuo perfetto contrario e che riusciva a farti divertire come nessuno era capace. Peccato che noi due non eravamo più amici.

"Calmati, Hanson." Poggiò le sue enormi mane sulle mie spalle, erano caldi e il suo tocco quasi rilassante da farmi calmare. "Non mi hanno mai scoperto. E, in ogni caso, mi prenderò io le colpe non preoccuparti. Anche se un capitano non abbandona mai la sua nave."

"Quindi io sarei il capitano e tu la nave che uso per raggiungere i miei scopi?" ridacchiai, sottraendomi al suo tocco. Lui scoppiò a ridere e scosse la testa. "No, tu non usi le persone. E non pensare di contraddirmi. Perché, mia cara Hayley, ti conosco meglio delle mie tasche."

"Io non ne sarei così sicura" replicai, avanzando verso la porta del bagno delle ragazze. Controllai che nessuno ci fosse e allora Alex mi spinse dentro. "Non ci entra mai nessuno, da quando hanno visto un topo."

"Spero tu stia scherzando" esclamai, girandomi di scatto verso di lui. Ma il suo sorriso divertito e la fossetta quasi pronunciata, mi spiegarono da sole che era tutta una farsa. Scelsi una cabina a caso ed entrai dentro, seguita subito da lui.

"Stavo dicendo... ah! Le persone cambiano, non possono rimanere le stesse per anni. Ci sono cose che le fanno cambiare, momenti, avvenimenti. Può avvenire in poco tempo, può avvenire in un paio di anni. Ma la gente cambia. Tu pensi di conoscere bene molte persone e poi i primi a sorprenderti sono spesso quelle di cui pensavi di sapere molto" dissi, senza evitare di intendere anche lui, in quella frase che mi era scappata così spontaneamente e velocemente dalle mie labbra.

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