Le due mattine seguenti mi svegliai sempre con la sensazione della corda ancora intorno il mio collo, le mani sudate e le lenzuola che formavo un groviglio per terra. A colazione lo avevo raccontato ad Isaac e lui mi aveva proposto di dormire insieme, così magari non avrei avuto nessun incubo e la cosa aveva funzionato. Avevo ipotizzato, con me stessa, che forse, in fondo, avevo ancora davvero paura e il fatto di essere sola mi terrorizzava perché una delle volte in cui ci ero stata, era successo l'inimmaginabile. Avevo chiesto ad Isaac se mamma gli avesse chiesto qualcosa e lui mi ha spiegato che si è fatta dare abbastanza notizie dalla polizia di Miami che era intervenuta quella sera, poi aveva chiesto a lui ed Aubrey se andasse tutto okay e gli aveva fatto qualche domanda su di me, perché credeva non fossi ancora pronta ad affrontare l'argomento.

"Penso sia una cosa tua" mi disse Isaac, appoggiandosi sul letto appena fatto. "Come se il tuo subconscio pensi che, da sola, potresti finire di nuovo nei guai, o potresti cacciarti in una cosa del genere. Forse perché quel maniaco ti ha attaccata mentre eri da sola e quando eri con noi non è mai successo nulla di grave. Sai cosa dovresti pensare? Che sei più forte di lui. E' stato un idiota che non ha mai avuto le palle di colpirci quando eravamo tutti insieme, come se non ne avesse mai avuto la forza, o il coraggio. Sei più forte te, Faith; siamo noi ad aver vinto, non lui. Chi è rinchiuso in un ospedale di cura adesso, te o lui? Dovresti chiarirne con qualcuno, parlare forse con una persona e sfogarti. Magari non con me, perché io ero lì e ho vissuto, in parte, ciò che hai passato tu."

"Mi stai consigliando di andare da uno psicologo?" esclamai, sistemando meglio i cuscini per sedermici poi sopra. Il ragionamento di Isaac era perfetto, ma il suo scopo?

"Psicologo? No, è lui che ne ha bisogno! Dico solo che dovresti... non so, trovare un modo per tranquillizzarti, forse è solo bisogno di tempo, ma se tu ne parlassi con qualcuno, non so, tipo Charlotte? Si chiamava così la tua amica? Beh, forse sfogarti con qualcuno che ha fatto parte di tutto questo servirà" replicò. Afferrai il peluche e lo strinsi tra le braccia. Isaac aveva probabilmente ragione. Forse dovevo soltanto abituarmi al fatto di non esser più spiata da nessuno e che la notte potevo dormire tranquilla, senza aver paura che qualcuno avesse potuto entrare nella mia stanza per farmela pagare di qualcosa che io non avevo fatto.
Ma non era così semplice, quelle notti me lo avevano dimostrato e sicuramente ero l'unica tra i ragazzi che continuava a ripensarci. Loro si comportavano come se avessimo passato una bella vacanza a Miami, come se non fosse mai successo nulla; sembravano così estranei alla faccenda che talvolta mi chiedevo se fosse stato solo un sogno o no. E, infatti, era stato un vero e proprio incubo dal quale non sarei uscita senza l'aiuto di qualcuno.

"Ne hai parlato con Travis?" mi chiese.

Annuii. "Non ci siamo mai visti ultimamente, gliene ho accennato al telefono quando ieri mattina mi ha chiesto se era tutto okay e se ero arrabbiata perché domenica non è riuscito a venire al brunch."

Avevo raccontato ad Isaac tutto ciò che era successo con Jason, sentivo che era l'unico che avrebbe potuto capirmi o almeno darmi una mano. Ora che sapevo che Marcie e Travis si erano lasciati a causa di lei, non potevo andarlo a spifferare a tutti; sicuramente, se nessuno lo sapeva, era perché Travis non aveva avuto voglia di dare troppa importanza a quei due. Probabilmente gli unici a saperlo erano Aiden e Sierra, perché erano molto legati con Travis e Marcie; ecco perché Jenna e gli altri non ne sapevano nulla. Isaac non ne era rimasto molto sorpreso all'inizio, perché mi avevano spiegato che in molti, alla North, avevano teorizzato sul perché del misterioso e improvviso volo di Marcie Laurent per la Francia.

"Devi dirgli del bacio il più presto possibile, lo sai vero?" continuò.

Annuii un'altra volta. "Preferisco dirglielo di persona, però. Puoi uscire un secondo? Devo cambiarmi per uscire."

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