L'unico rumore che occupava il corridoio era quello dei miei passi veloci; ero in ritardo per la lezione di latino ed ero l'unica ragazza rimasta nel corridoio. L'insegnante di letteratura mi aveva trattenuta in classe circa per dieci minuti, solo per farmi alcune domande - ancora - sulla mia esperienza dell'anno prima, perciò avevo ritardato di molto. Bussai alla porta prima di entrare, sapendo che il professor Hartman non mi avrebbe urlato contro se fossi arrivata dieci minuti più tardi.

Entrai senza aspettare il suo permesso. "Mi scusi, sono stata trattenuta in classe prima."

"Non si preoccupi" continuò, facendomi un cenno con la mano per indicarmi di andare a sedermi. Feci ciò che aveva detto e lo sentii dire che dovevamo aprire il libro a pagina 34.
Tirai fuori tutto il mio materiale e appoggiai tutto sul banco; mi scambiai un'occhiata con Seth e poi cercai di concentrarmi sulla lezione.

"Ehy, Hayley" mi richiamò il mio miglior amico, sussurrando.
Mi girai di scatto verso di lui non appena sentii il mio nome. "Hai parlato con Maegan? Perché ho provato ad iniziare con lei l'argomento, prima, ma lei ha subito sviato."

Scossi la testa; ancora non gli avevo detto che avevo chiesto ad Alex se si fosse potuto informare. La consideravo un po' una cosa tra noi due, anche perché mi sembrava incorretto nei confronti di Mae. Ultimamente sembrava come se si stesse isolando tra noi due, era una cosa che non riuscivo a sopportare perché era già successo una volta ed era stato abbastanza. Odiavo Alvin, era uno di quei tipi dai quali volevi star lontano; non avevo mai parlato direttamente con lui, forse sapeva a malapena della mia esistenza, ma giravano voci sul fatto che il suo alito sapesse sempre di erba e che passava la ricreazione a fumare nel cortile con il suo gruppetto di amici poco fidati.

"Beh, fallo!" mi disse Seth, alzando leggermente il tono di voce.

"Non ha parlato a te, perché dovrebbe farlo con me? Voi due avete un rapporto più stretto, rispetto al nostro; io e Maegan non siamo come, beh, come me e te per esempio" gli ricordai, "è come se da quando sono partita per Seattle, il nostro legame si sia quasi sciolto, capisci?"

Seth annuì e si toccò l'accenno di barba che ancora non aveva pensato a rasare. Poi scrollò le spalle e con le labbra mimò un 'non preoccuparti, vedremo che cosa sta combinando'. 

"Alex Wade, è giusto ciò che ha appena detto Ryan?" Il signor Hartman alzò notevolmente il suo tono di voce e picchiettò con la sua penna nera sul mio banco, rivolgendomi un'occhiataccia perché evidentemente aveva capito che io e Seth eravamo impeganti a fare tutt'altro. Il rumore assillante dell'utensile continuò, mentre aspettavamo tutti la risposta del ragazzo dietro di me.

"Ryan ha sbagliato quando ha detto sei casi, sono cinque perché evidentemente il vocativo non era così preso in considerazione dai gre- romani, scusi" borbottò; sembrava più che stesse ragionando fra sé e sé ma non fu questo a far imbestialire Hartman. Più che altro, ciò che aveva detto. Il professore sbatté la penna sul mio banco, ma questa cadde poi da tutt'altra parte e non riuscii neanche a chinarmi per raccoglierla dallo spavento che avevo preso.
Sentii alcuni ragazzi in classe ridacchiare, mentre Hartman avanzava verso la cattedra come una furia.

"Sa, signor Wade, spesso mi chiedo cosa ci venga a fare lei qui, se a scaldare la sedia per la prossima persona che dovrà sedersi lì o perché non ha niente di meglio da fare" urlò.

"Beh, quella della sedia non è male come scusa ma, ehy, che ho detto?" Mi girai verso di Alex quasi esterrefatta dal suo errore, possibile che era così idiota da non aver imparato neanche le basi del latino dopo quasi quattro anni che lo stavamo studiando? Lui mi rivolse un'occhiata confusa e allora io scrollai le spalle. "Sono sei" sussurrai, "non cinque, idiota."

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