15. Domus, panna & vittorie

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"Domus, domus, domus, domos, dumuim e quanti altri casi esistono?"

Avrei voluto prendere il dizionario, ma non avrei saputo se sbatterci la testa contro per la poca pazienza che mi era rimasta o se lanciarlo contro la bocca di Alex, per metterlo a tacere una volta per tutto. Presi un sospiro per calmarmi, perché quando avevo accettato di dargli ripetizioni, non avrei mai pensato che sarebbe stato così complicato. Ed era soltanto la prima volta, quante altre ne avrei dovuto fare? Avrei dovuto dire a Natalie che suo figlio era un caso perso e che doveva ritirarsi dalla classe del professore per seguire una lezione migliore, oppure poteva scendere di livello o altro.
Cosa passava per la testa di Alex quando aveva scelto latino come un'ulteriore materia?

"Sono solo cinque casi, okay?" scandii bene, incrociando le gambe per sedermi meglio sul suo letto. Al solo pensiero di ciò che ci aveva fatto, avrei voluto alzarmi di scatto ma cercai di essere il più seria possibile. "Hai indovinato il nominativo e il genitivo, le altre non so da dove le hai prese. La quarta declinazione non è così difficile, Alex! La prima e la seconda le sai bene, ma le altre no! Confondi sempre tutto, ma cos'hai fatto negli ultimi anni scolastici? Hai aiutato Taylor a capire se avesse le unghie tutte uguali in fatto di lunghezza?"

Lui si lasciò scappare una risata spontanea e mi posò una mano sulla spalla per scuotermi leggermente. "Dai, sii più paziente con me. Ti ricordi quando ho detto al professore che i miei stavano divorziando, per questo non riuscivo a capire bene la lingua?"

"Già, peccato che il tuo piano ha fallito completamente" ricordai, accennando un sorriso. "Voglio proprio sapere cosa ti passa per l'anticamera del cervello, certe volte. Come ti è saltato in mente poi? Ma, comunque, la parte migliore è stata quando il professore ha chiamato tua madre per scusarsi per le varie insufficienze che ti aveva messo. Ricordo ancora la sua faccia, anzi, penso che non la dimenticherò mai."

"Tu la ricordi, eh?" replicò, roteando gli occhi divertito. "Dai, continuiamo. Com'è questa cosa? Cosa ho sbagliato?"

"E' domus, domus, domo, domum, domus, domo" citai. "Posso capire che hai problemi con la terza, per me è stata quella più complicata. Ma queste ultime due sono semplicissime."

"Beh, si dice che chi è bravo in latino è bravo anche in matematica... secondo me, dovresti tacere" mi fece notare, ammiccando.

Sbuffai. "Infatti non ho detto che vado bene in matematica. Senti, ho un po' di fame, non è che hai qualcosa da mangiare? O la tua dispensa è come l'ultima volta che sono stata qui?" Al pensiero del suo frigo vuoto, la mia pancia brontolò ancora di più, come se stesse chiedendo pietà.
Sperai tanto che non si sentisse, sarebbe stato davvero imbarazzante, dato che mi era successo già un paio di volte. La prima in classe, durante l'interrogazione; la seconda, per fortuna, con Seth.

"Sì, tanto ho un po' di fame anch'io" accettò. Si tirò su dal letto e mi porse una mano per tirare su anche me, ma non la strinsi e mi alzai da sola. Mi ero rialzata tante volte senza l'aiuto di nessuno, mentre lui rideva di me con i suoi compagni. Ora, non avrei stretto la sua mano neanche per alzarmi dal letto.

Scendemmo velocemente al piano di sotto. Un velo di silenzio aveva circondato il pian terreno; la televisione era spenta e l'orologio bloccato, quindi neanche il tic delle lancette poteva spezzare quell'attimo di imbarazzo che ti coglieva appena scendevi. Non che il primo piano fosse più animato, certo, ma più entravo in un posto troppo silenzioso, più mi sentivo in imbarazzo perché non sapevo esattamente come spezzarlo. Con Alex, poi, mi era sempre risultato difficile, fatta eccezione per quando eravamo piccoli. Da bambini la vita è così semplice e facile, proprio come i puzzle a pezzi grandi; ma più si cresce e più i pezzi si rimpiccioliscono, quindi diventa troppo difficile ricostruire e dare un senso a tutto.

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