Salutai Nate con la mano, mentre le mie braccia circondavano il corpo della piccola Layla, sveglia da quando eravamo entrati nella via di casa mia.
Sapevo che mio padre era al lavoro e mia madre al club del libro, perciò non avrei avuto genitori con un milione di domande strane per la testa.

Nate mi aveva detto tutto ciò che avrei avuto bisogno di sapere sulla bambina. Sapeva camminare benissimo e riusciva a correre piano, aveva quasi dieci mesi, mangiava di tutto e non era allergica a nulla. Amava i frullati di frutta e mi aveva ricordato di non farle mangiare troppo cioccolato perché la madre glielo dava raramente. Il motivo? Non lo sapeva neppure lui. Ovviamente mi ricordò che nel borsone rosa con tutte le cose della piccola, c'erano anche i pannolini perché per mia sfortuna Layla ancora non sapeva usare il vasino. Senza tralasciare il fatto che al water ci sarebbe arrivata giusto per affacciarsi.

"Okay, tesoro, ci siamo quasi" le dissi, mettendola giù sul portico. Infilai le chiavi nella toppa e aprii la porta con un solo scatto, pregando che non venisse a piovere perché magari aveva paura dei temporali.

Sperai anche che fosse una bambina abbastanza tranquilla, dal viso un po' paffutello e sorridente sembrava proprio così. Nate mi aveva detto che non sapeva parlare bene, sapeva solo qualche parola ma riusciva a farsi capire.

Layla mi seguì dentro casa, senza dimenticare di dare un'occhiata al giardino e di urlare versi incomprensibili verso Cake, che scodinzolava felice per la nuova arrivata. Chiusi la porta e buttai il giacchetto sul divano; avevo il libro di matematica nello zaino così non sarei dovuta arrivare in camera per prenderlo.

La verità è che ero in ansia per la bambina. Magari si sarebbe fatta male? Avrebbe iniziato a lamentarsi troppo? A piangere?
Ma perché avevo accettato? Le persone ti fanno tenerezza conquistandoti, tu ci caschi e non puoi più farci nulla. È finita.

"Allora, Layla, io sono Hayley, capito?" le dissi, sedendomi sulle ginocchia per essere alla sua stessa altezza. "Hayley!" Ripetei, scandendo bene ogni sillaba del mio nome.

Lei arricciò il naso in un modo così adorabile da farmi venire voglia di abbracciarla e stringerla davvero forte, come se fosse un peluche.

"Hayley" ripeté, aggiungendo un accento sull'ultima lettera. Annuii sorridendole e mi alzai per guardare l'ora sull'orologio appeso sulla parete. Erano quasi le quattro e Nate mi aveva detto che sarebbe sicuramente tornato per le sei, circa.

"Magari cinque e mezza" sussurrai, prendendo Layla tra le braccia. Lei iniziò a guardarsi intorno in una maniera curiosa che solo i bambini della sua età hanno. Indicava ogni cosa strana che vedeva, come il tavolino con i piedi a forma di proboscide che mio padre aveva regalato a mia madre. Lo aveva soprannominato bau, a quanto pare ogni animale veniva ribattezzato così da lei. La misi seduta sul divano e le porsi la bambola di pezza che avevo trovato nella sua borsa.

"Wow, che brutta" borbottai, ritirando la mano prima che lei potesse prenderla. Aveva i capelli biondi legati in due enormi code con tanto di fiocchetti rosa, un vestitino blu notte e le - parigine, forse? Color panna, che le arrivavano al ginocchio. La ributtai nella borsa e frugai per cercare qualcosa di più carino per una bambina apparentemente deliziosa come lei. Trovai un peluche a forma di cane sicuramente molto migliore rispetto alla bambola di prima e glielo porsi.

"Bau!" esclamò, sgranando gli occhi color nocciola. Lo prese tra le mani e iniziò a girarlo a suo piacimento, così mi sedetti tranquilla al suo fianco e tirai fuori il libro e il quaderno per ripassare. Lo aprii per sentire subito il mio cervello fare una capriola e annebbiarsi. Odiavo la matematica da sempre, pensavo spesso che non ci fossero argomenti più inutili come quelli che lei aveva. Ma sapevo anche che, se fossi andata meglio, mi sarebbe piaciuta di più.

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