12. Layla

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Non rividi Alex per tutta la giornata. Avevo sentito la porta della sua camera sbattere e poi anche quella del portone di casa. Non c'era stato né a pranzo né a cena ed io non avevo avuto voglia di uscire per tutta la giornata, fin quando Phoebe non mi scrisse.
Mi spiegò che aveva la febbre e io le proposi di parlare su Skype; perciò parlai tutta la serata con lei e le raccontai tutto, tanto ero sola in camera perché Avery era al piano di sotto. Phoebe mi disse che lei avrebbe anche preso Alex a pizze in faccia e che io ero stata troppo buona anche con le parole.
"Tanto è l'ultima sera che passerò qui" replicai, facendo spallucce.

Lei sorrise, con la fronte leggermente rossa, così come gli zigomi e le guance. "Sai cosa dovresti fare? Provare a giocare con lui. Nel senso, stai al suo gioco, prova a farlo innamorare di te e poi sbam! Lo pianti in asso."

Roteai gli occhi. Perché l'idea non era male, era allettante e mi stuzzicava molto ma no. Non era da me e non avrei mai avuto il coraggio di farlo.Alex mi era piaciuto per davvero molto tempo; avevo paura che, se mi ci fossi riavvicinata troppo, sarei di nuovo caduta nella trappola che tutti noi definiamo amore. Si può essere così idioti da cascarci un'altra volta?

"Per tua fortuna, tu sei quel tipo di persona, non io" confessai a Phoebe. Lei accennò un tenero sorriso e cambiò discorso; quindi, in fondo, non fu una serata abbastanza disastrosa come avevo immaginato quella stessa mattina. Phoebe era divertente, gentile, simpatica e sincera. Ti diceva sempre come la pensava, perciò non avevo problemi di fiducia con lei. Era capace di ascoltarti, di dare consigli, diceva che le piaceva e io un giorno le avevo detto che un lavoro come psicologa non sarebbe stato male. Mi mancava davvero, certi giorni avevo pensato a quanto fosse strano non condividere più la camera con lei, non organizzare i turni per il bagno di mattina o per incontrarci a pranzo; per studiare insieme, per uscire e organizzare qualcosa con gli altri. In un anno era diventata come una sorella per me, anche se davvero molto diversa. Sapevo bene che Maegan non era come lei e purtroppo non lo sarebbe mai stata. Cerchiamo sempre persone in altre, pur sapendo che mai le troveremo.

La domenica sono tornata a casa ed avevo incontrato Alex soltanto la mattina a colazione, ma entrambi avevamo finto di ignorarci fino a che lui non è stato chiamato da Colton e altri ragazzi. Poi ho ringraziato Natalie per tutto quanto e sono ritornata a casa anche per darle una pulita - cioé, è stata la scusa che ho utilizzato per tornarci prima.
Non avevo più sentito Alex Wade per tre settimane; era come se quella città fosse senza di lui perché, sì, lo vedevo tra i corridoi della scuola, a lezione di latino e ad altre; lo vedevo a pranzo, a ricreazione e la mattina quando mi affacciavo alla finestra, ma era strano non sentirlo più. Non ero abituata ad una Portland senza i suoi commenti ogni volta che mi incontrava, cattivi o non come gli ultimi che aveva fatto. Seth e Maegan mi avevano chiesto cosa fosse successo, all'inizio scherzando sulla cosa, poi io gli avevo raccontato di cos'era successo quel sabato mattina. Avevo incrociato Natalie, a volte, quando uscivo di casa o tornavo, e mi aveva chiesto se io ed Alex ci stessimo organizzando per cominciare qualche lezione di latino dato che non mi aveva più vista a casa loro da quel finesettimana. Io le avevo prontamente risposto che ci saremmo organizzati a giorni, perché non sentivo mai Alex e il professore di latino ci stava ancora facendo fare un ripasso generale, quando spuntò il figlio alle sue spalle che le confermò tutto.

"Che fai oggi pomeriggio?" mi chiese Seth. La campanella era appena suonata, segnando la nostra tanto attesa uscita da scuola. Era stata una giornata pesante: compito di francese, interrogazione di letteratura e di matematica. Eravamo entrambi molto stanchi, dato che lui aveva avuto anche un test per poter rientrare nella nostra squadra di atletica; avevo pensato di entrare anch'io, ma poi avevo preferito prender parte di qualche club scolastico.

"Sinceramente? Non lo so, però domani la Sanders ha detto che interroga di nuovo e fortunatamente oggi non mi ha chiamata, perciò penso che mi toccherà ripassare, dato che non sapevo nulla di ciò che ha chiesto oggi a Kieran, perché?" dissi in fretta, prendendomi anche una spallata da un tipo che correva per il corridoio. Mi girai per scoccargli un'occhiataccia, ma era già scomparso.

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