La mattina dopo mi svegliai alle nove precise. Avevo impostato la sveglia per non dormire troppo, dato che non ero neanche a casa mia e avevo paura di sembrare troppo scortese.
Potrò sembrarvi stupida, certo, ma tanto mi ero già abituata a svegliarmi presto la mattina e comunque ci tenevo ad aiutare Natalie a preparare qualcosa.

Scesi dal letto e mi resi conto che Avery si era già svegliata, il suo letto era ancora sfatto e la porta della stanza socchiusa. Non sentivo nessun rumore provenire dal piano di sotto, né dalle altre stanze su quel piano.
Andai in bagno e, quando riuscii, mi resi conto che la camera di Alex era ancora chiusa. Mi avvicinai in punta di piedi per non fare rumore e la aprii leggermente. Come mi aspettavo, stava ancora dormendo. Le coperte erano buttate per terra e aveva solo un pantaloncino da basket addosso. La finestra era completamente spalancata e la camera non era così disordinata come me l'aspettavo.

Chiusi di nuovo la porta e decisi di scendere al piano di sotto perché il mio stomaco si stava già lamentando. Sgranchii le braccia e la schiena, non potevo non farlo ogni volta. Era diventata un'abitudine e mi aiutava a svegliarmi ancora di più.

"Natalie?" chiamai, entrando in cucina. Era già perfettamente tutto al suo posto: nessun piatto sporco da lavare, nessuna tovaglia da togliere e neanche una briciola di pane sul tavolo. Nulla.

Avanzai verso il frigo e staccai il post-it che aveva sicuramente attaccato Natalie. Emergenza al lavoro, Avery è da Zoe per pranzo. Fate una buona colazione! - Natalie.
Lo buttai nel cesto dell'immondizia e aprii il frigorifero per cercare qualcosa da sgranocchiare. Avevo voglia di frutta fresca, ma non ce ne era così tanta neanche nel cesto della frutta. Solo una mela e una banana quasi completamente nera.
Aprii la dispensa subito dopo aver chiuso il frigo e lanciai un'occhiata ma nulla mi attirava particolarmente. Cereali al muesli - non mi sono mai piaciuti - e ai frutti rossi, le merendine di Avery, un barattolo di burro d'arachidi e uno di marmellata di fragole.

"Ma cosa mangiano a colazione?" pensai ad alta voce, mentre chiudevo lo sportello.

"Dobbiamo fare spesa, idiota." Sentii, alle mie spalle. Mi girai di scatto per il nomignolo alquanto fastidioso e gli scoccai un'occhiataccia, la migliore che potessi fare almeno.

Alex era ancora senza maglietta e questo mi permise di dare un'occhiata al corpo ben scolpito; forse Seth aveva ragione, pensai, non era così male. Distolsi lo sguardo quando sentii un ghigno sulle sue labbra.
Beccata, scema! Mi rimproverai.
Ma da quando era un reato osservare un ragazzo?

Alex riaprì la dispensa e prese in mano la confezione di cereali che avevo visto prima. Le sue labbra si curvarono in una smorfia di disgusto mentre riposava la scatola.

"Perché diavolo mia madre compra ancora questa roba?" borbottò, richiudendo la dispensa. "Vuoi una tazza di latte?"

"Non mi piace molto il latte" gli ricordai. Ed era vero: da quando mi ero sentita male una volta - non per intolleranze o allergie - avevo smesso di prenderlo, come se mi avesse disgustato così tanto. Poi, non mi era mai piaciuto particolarmente, neanche da bambina con il cioccolato dentro. Al massimo bevevo il cappuccino, che era molto più buono.

Alex prese il cartone di latte tra le mani e ne bevve un sorso, provocando una smorfia di disgusto da parte mia, questa volta. Odiavo il latte senza nulla dentro, non ne sopportavo neanche l'odore. Però Alex lo aveva sempre fatto, anche da piccolo.

"Non è la prima volta che mi vedi farlo" mi disse, infatti. Riposò il cartone e chiuse il frigo, mentre il mio stomaco emise un brontolio imbarazzante. "Ricordi quando mio nonno voleva fartelo provare e tu rifiutavi ogni volta?"

Annuii, accennando un sorriso. "Disgustoso, ricordo che l'ho sputato tutto quando ho provato."

Alex scoppiò a ridere. I suoi nonni avevano comprato una fattoria fuori Portland poco dopo essersi sposati, uno dei tanti motivi per i quali la famiglia di Alex era tornata nella città originaria di Natalie. Il punto è che era una vera e propria fattoria, con tanto di lezioni di equitazione e qualche animale in giro per il cortile. Era davvero un bel posto e il fuoco sempre acceso nell'abitazione dava ancora di più un senso di casa a chiunque andasse. Io c'ero stata due o tre volte, avevo imparato a cavalcare lì ma con qualche problema. Non ero mai stata bravissima, mentre Alex se la cavava eccome. Tra i due, lui era di sicuro quello che otteneva più risultati.

StitchesLeggi questa storia gratuitamente!