15 || Confessioni

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Tyler abitava in un appartamento a cinque minuti di macchina dalla Stamford High. Le pareti erano state dipinte con un color mattone che rendeva l'ambiente più accogliente e il parquet dava un tocco elegante a quel piccolo locale. Al centro della stanza vi era un divano di pelle nero, e una televisione a schermo piatto era stata appesa al muro. Una cucina ultra moderna, con mobili bianchi e lucidi e degli elettrodomestici di ultima generazione, era stata separata dal soggiorno da una porta di legno scorrevole. Perla non riusciva proprio a immaginarsi Tyler alle prese con i fornelli, e quel pensiero la fece sorridere. Dal lato opposto, infine, vi era una porta socchiusa che portava alla zona notte. Era un appartamento piuttosto carino, piccolo ma essenziale, perfetto per un ragazzo che viveva da solo in una città come Stamford.

«Mi chiedo ancora come tu abbia fatto a convincere l'agenzia ad affittarti questo appartamento.»

«Perché? Sembro forse un ragazzo poco raccomandabile?» le chiese, incamminandosi verso il divano. Dallo sguardo malizioso che le rivolgeva in quel momento, Perla avrebbe voluto rispondere di sì, o almeno che lo era per lei. Quegli occhi erano in grado di destabilizzarla, e questo non le piaceva. Non voleva che un ragazzo avesse così tanto potere su di lei con un semplice sguardo.

«Non dico questo» si costrinse a dire lei, seguendolo. «Ma sei pur sempre un ragazzo di diciassette anni.»

«Piccola, sono un Elemento. Io ho solo l'aspetto di un diciassettenne.»

A quelle parole, Perla si fermò di scatto e lo guardò confusa. «Che intendi dire?»

«Quello che hai capito.» Tyler si tolse la giacca e la gettò sullo schienale del divano, poi si girò verso di lei. «Io ho l'aspetto di un ragazzo di diciassette anni.»

La ragazza deglutì e si portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Si sentì particolarmente nervosa, come tutte le volte in cui lui stava per rivelarle un altro particolare sugli Elementi.

«Ma in realtà hai...?» azzardò a chiedere, titubante. Una parte di lei sapeva che cosa le stesse per rivelare Tyler, ma la parte più razionale - quello che ne era rimasto, almeno - non riusciva a concepirlo. Dopo tutto quello che aveva scoperto, era difficile pensare e valutare le situazioni con coerenza.

«In realtà ho duecentotrentadue anni.»

Perla lo guardò sconvolta, mentre lui sembrava tranquillo, come se le avesse appena raccontato come aveva passato il Natale. Tyler aveva più di duecento anni! Non riusciva a crederci, non aveva capito che gli Elementi potevano vivere così a lungo. E se gli Elementi erano così longevi... sua madre quanti anni aveva in realtà? Quel pensiero le fece girare la testa. Era possibile che Eulalia le avesse mentito anche sulla sua età? E se...

Ad un tratto la risata di Tyler la riportò alla realtà. Lo guardò stranita, non capendo il motivo di tanta ilarità.

«Sto scherzando, Perla» disse lui, scoppiando a ridere. «Dovresti vedere la tua faccia.»

«Stronzo» esclamò, tirandogli un leggero pugno sul braccio. «Non è divertente.»

«Invece lo è.»

Perla lo guardò e sul suo viso apparve un piccolo sorriso che smentì le sue ultime parole. Gli fece una linguaccia, poi lo superò e si sedette sul divano. Tyler andò in cucina continuando a ridere, e ritornò in soggiorno dopo un paio di minuti con due coppette di vetro tra le mani. Gliene porse una e poi si sedette accanto a lei.

«Allora? Come hai fatto ad ottenere questo appartamento?» chiese, iniziando a mangiare il gelato al cioccolato che Tyler le aveva preparato.

«Giuro di non aver fatto niente di illegale» disse, con un sorriso sincero sul volto. «Ho solo firmato il contratto, e la signora dell'agenzia mi ha dato le chiavi. Una classica procedura d'affitto.»

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