35. Senza costume

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Travis aveva indovinato: il padre di Cameron stava parcheggiando la sua macchina vicino l'ingresso per entrare nel palazzo. Lanciammo un'occhiata ai ragazzi: stavano andando verso il signor Walsh a passo spedito; Aiden ancora con il megafono tra le mani.
Travis strinse le nostre mani e mi trascinò con lui verso l'uomo crudele che aveva appena chiuso la sua auto. Dietro di lui non c'era nessuno, perciò la moglie era sicuramente rimasta a casa, anche se la parte positiva di me pensò che fosse con il figlio.

"Dobbiamo parlarle" gli disse direttamente Luke, spavaldo e serio.

Il padre di Cameron lo osservò dalla testa ai piedi; era un signore sui quarantasei anni, forse. Aveva i capelli un brizzolati, e piccole rughe sulla fronte. Sembrava aver bevuto, ma non era ubriaco."Chi siete voi? Cosa volete da me, stupidi ragazzini? Non avete nient'altro da fare che venire a rompere a me? Andatevene via" sbottò il signor Walsh. Andrew, mi pare che durante il viaggio Jenna avesse detto che si chiamava Andrew.

"Siamo qui per parlarti di tuo figlio, Cameron" intervenne Sierra, senza dargli del lei come aveva fatto Luke.

"Quell'inutile" borbottò tra sé e sé il padre, facendomi cadere quasi la bocca per terra.

"Ma si rende conto di ciò che sta blaterando?" sbottai, sciogliendo la mia mano da quella di Travis e avanzando verso di lui. "Cameron è una persona fantastica, non merita neanche di avere un padre con lei."

"Io so cosa è bene per mio figlio!" replicò, alzando il tono della voce. Noi ragazzi ci scambiammo uno sguardo; mi ricordava mio padre quando litigavamo per farmi restare alla South. O quando non voleva la mia relazione con Travis.

"Ma si sta rendendo conto che potrebbe perdere suo figlio per questa cazzata che lei ha fatto?" gli fece notare Aiden, senza però alterare il tono. Rimase calmo e impassibile, come le foglie in estate. Mi chiesi come faceva a rimanere così tranquillo, in una situazione del genere.

"Cameron è un ragazzo fantastico e da ammirare" continuò Jenna, "si è semplicemente innamorato di una persona! E, beh, se innamorarsi è così sbagliato, allora forse lo siamo tutti, no?"

Andrew Walsh scrutò ognuno di noi, senza dimenticare ogni particolare, come se volesse scannerizzarci e vedere cosa avevamo dentro. Chissà cosa avrebbe trovato, se quello che lui voleva vedere, quello che vedevamo noi o quello che eravamo veramente.

"Anche Leo è un ragazzo fantastico e buono, e sempre disponibile per tutti" disse Travis, facendosi avanti quasi sfiorandomi la spalla. "Conosco entrambi da quanto? Quattro anni? E, comunque, anche una persona che non sa neanche il loro nome potrebbe capire quanto si amino veramente. Accetti la persona che è Cameron, tanto a perderci sarà solo lei."

"Solo i codardi sfuggono al vero amore" aggiunse Maya, dietro di me. "Cameron non è affatto un codardo. Avrebbe voluto dirglielo, una volta tornato da Miami, ma è stato anticipato. Era questa la sua paura più grande! Lei, signor Walsh! Non sta praticamente accettando suo figlio."

"Siete una famiglia, sa che potrebbe distruggerla facendo così?" intervenne Isaac. "Cameron è suo figlio, dannazione! Non lo ha accettato per cosa? Per il fatto che è gay? Posso almeno sapere cosa vede quando si guarda allo specchio, mh?"

"Voi non siete autorizzati a venire qui e dirmi cosa fare con mio figlio!" urlò. Sussultai dallo spavento, tanto che feci un piccolo salto indietro, ma Travis mi prese all'istante. Sperai che la gente non iniziasse ad affacciarsi dal balcone, sicuramente non stavamo passando inosservati. Mi guardai intorno, eravamo tutti uniti con un singolo obbiettivo, anche con le persone con le quali non andavamo così tanto d'accordo. Ed era bello; era fantastico sapere di far parte di un gruppo così. Mi sentivo quasi orgogliosa di sapere di aver amici come loro; sapevo che sarebbero stati pronti a tutto. Come era stato con Thomas, ma anche come si erano abituati - solo alcuni di loro - alla relazione tra me e Travis.

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