La Giornata di un Guardiano

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Il bosco era verde e rigoglioso. Gli alberi formavano un fitto baldacchino al di sopra dei grandi fiori colorati e dei prati selvaggi. Il sole trapelava appena attraverso quella coltre, creando un'atmosfera soffusa e pacata, in quella già magica valle tra i monti: Lilim.

Un suono leggero, una melodia confusa e sconnessa, ma piacevole, invadeva pian piano l'aria vibrante dei profumi della primavera.

Panny era seduto comodamente sull'erba soffice e fresca, la schiena poggiata alla corteccia di un albero dalle foglie grandi e carnose. Provò ancora a soffiare nello strumento che stringeva tra le dita, cercando di modulare l'intensità del suo fiato. Niente. Il suono che usciva dallo strumento non era neanche lontanamente paragonabile a quello che suo nonno, tanto tempo addietro, era riuscito a riprodurre...

A pochi metri, una strana figura, che fino ad un attimo prima stava specchiandosi in un laghetto chiaro e cristallino, si voltò. I biondi capelli per metà intrecciati dietro alla nuca lasciavano scoperte le lunghe e appuntite orecchie del centauro dalla pelle ambrata.

— Ehi, Panny, ancora a perdere la testa con quello zufolo? E' roba da vecchi! Lascia stare! —

gli disse il ragazzo, muovendo poi qualche passo verso di lui.

Panny lo guardò con stizza, passandosi poi una mano nella sua cresta fucsia acceso.

— Fatti gli affari tuoi, intesi? E fai attenzione a non cadere di faccia nel laghetto, piuttosto — gli disse, ma poco dopo ridacchiò, tirandosi sulle sue gambe caprine e spolverandosi il manto con le mani. Mosse un poco la coda, in un movimento buffo.

Poi il fauno alzò il volto verso l'esile ragazza che sedeva sul ramo di un albero dai grandi frutti violacei. La ninfa lo guardò di rimando: la pelle era bianco latte, così come i suoi occhi e i suoi capelli lunghissimi. Un ciuffo le copriva quasi metà volto.

— Trovato qualcosa di buono, Tany? — le chiese, sbadigliando e rimettendo il flauto nella piccola sacca che portava al collo.

Lei annuì, e stringendo tra le mani un piccolo cestino colmo del suo bottino, fece un balzo, atterrando morbidamente davanti a lui.

— Ovvio, cosa credevi? Prima di fare la guardiana assieme a voi due scansafatiche ero una raccoglitrice! —

— Pensavo fossi più impegnata a piangerti addosso perché non sei nata fata, sirena o qualcosa di più interessante... — sogghignò sarcastico il centauro, di nome Sen.

Lei lo fissò truce, per quanto glielo permettesse il suo viso da bambina.

Prima che i tre giovani potessero aggiungere altro, nella radura si diffuse una nuova melodia. Una voce, tutt'altro che delicata, urlava. Al di sopra del monte principale di tutta Lilim, la sirena Lory si sgolava. Se avessero strizzato appena gli occhi, guardando verso la cima del monte, avrebbero potuto intravederla, mentre con una mano si tastava la gola.

I tre ragazzi si fissarono.

Era l'allarme, e poteva significare solo una cosa: nel mondo di Lilim era entrato qualcuno. Un umano era riuscito a penetrare nella loro dimensione magica.

Questo significava più lavoro per loro, che erano incaricati di proteggere le "porte" e impedire che qualcuno riuscisse a attraversare il bosco per arrivare al villaggio. Era un ruolo importante, quello del guardiano.

— Che seccatura... — sbottò Sen, accarezzandosi la lunga chioma dorata. — Spero che non chiamino noi. —

— Lo dico sempre io, che sei uno scansafatiche! — disse la ragazza, aggiustandosi l'abito, che altro non era che una tunica di larghe foglie verde acido legate tra loro con dello spago scuro.

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