Storia 99

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Mi precipito dentro la porta e scavalco il frigo rovesciato che serviva come barriera inefficace davanti a me. Le mie gambe mi portarono attraverso la stanza e verso il piccolo corridoio dall'altra parte. Non riuscii a trattenermi dal mangiare gli avanzi rimasti nel frigo, che, dopo molti giorni senza cibo, sembravano gustosi nonostante il loro tanfo. Le urla di dolore e gli implori di grazia attorno a me spronarono il mio corpo a continuare ad andare avanti e mi riempirono di energia nonostante la mia fame.

Eravamo in guerra.

Mi fermai di fronte ad un piccolo bagno.

Un rumore. Qualcosa dietro la tendina della doccia.

La mia paura aumentò ed immagini del nemico entrarono nella mia mente. Bestie senza pietà che indossavano pelle umana divorando indiscriminatamente, senza accettare suppliche e senza ascoltare alcuna ragione. Zombie.

Iniziò come ce lo aspettavamo, con un virus. Gli infetti originali erano quasi un cliché. Non era rimasta alcuna umanità in loro. Solo rabbia senza ragione, corpi contorti, ed un desiderio primario di consumare gli altri. La nostra generazione era preparata, con concentrazione quasi ossessiva, per questo mostro. La prima ondata venne sradicata con una facilità quasi ridicola.

Non eravamo preparati all'adattamento. Non eravamo preparati per la creatura che avevamo allevato distruggendo gli zombie immediatamente riconoscibili. Una creatura con più tatto.

La maggior parte dei primi zombie vennero uccisi a distanza ravvicinata, dato che gli attacchi a lunga distanza era meno probabile che fossero fatali. Ci eravamo allenati, anche prima dell'epidemia, ad equiparare "infezione" con "morte" riguardo agli zombie. Una persona "moriva" quando i loro occhi si annebbiavano ed iniziavano a mordere, non quando gli sparavi una pallottola in testa.

La nuova ondata del virus controllava il corpo, sì, ma lasciava tutte le altre facoltà al proprietario.

Forse potevi premere il grilletto su una caricatura impazzita e senza speranza del tuo migliore amico, di tua moglie, di tuo figlio. Ma e se ci fosse ancora un'anima dietro quegli occhi? E se mentre attaccavano, loro singhiozzassero e gridassero con la loro voce? Tutto ciò che serviva al virus era un momento di esitazione.

Scommetto che tu esiteresti.

Io l'ho fatto.

Questo è perché ora potevo solo guardare come il mio braccio spostava la tendina della doccia e le mie mani raggiungevano il bambino che stava indietreggiando. Perché potevo solamente implorare perdono prima che il virus usasse la mia bocca per strappare a brandelli grandi pezzi insanguinati di carne dal suo corpo. Perché non potessi nemmeno vomitare mentre la mia fame svaniva con il gusto orrendamente familiare della carne umana.

Eravamo in guerra. Ed io sono il nemico.






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