Jenna mi consigliò di lasciar perdere Travis, quella sera, e di non chiamarlo. Io le avevo raccontato di ciò che mi aveva detto e lei aveva subito capito quanto geloso era diventato nel vedere Jason con me.
Mi disse di continuare a giocare sporco, ma non era nel mio genere e non sapevo quanto ancora avrei potuto continuare.

Jason mi aveva lasciato il suo numero. "So che sei la ragazza di Walker, non ti assillerò, tranquilla" mi aveva detto, ed io avevo accennato un sorriso.

Tornai a casa con Jenna. Era ancora vuota, nessuna traccia di qualsiasi persona. Probabilmente mio padre se ne era andato davvero, mia madre forse era da qualche amica o era andata a trovare mia nonna. Non rispose neanche al telefono quando la chiamai ed iniziò a farmi preoccupare.

"Non puoi chiamare tua nonna? O una sua amica stretta? Magari è lì, con loro" mi suggerì Jenna.

"Sì, sì, adesso provo" mormorai velocemente, iniziando poi a parlare tra me e me. "Ma perché diavolo non risponde?"

"Prova a chiamare tuo padre" suggerì, ancora. Mi girai verso di lei e scrollò le spalle.

Sono Madeline Evans, lasciate un messaggio. Chiusi la chiamata per l'ennesima volta e andai a cercare in rubrica il numero di mia nonna, sperando con tutto il cuore che fosse lì con lei.

"Faith? Tesoro!" mi rispose, troppo allegra per essere con la mamma.

"Nonna, sai per caso dov'è-" La porta di casa si aprì di scatto, così mi staccai dal lavandino della cucina per andare verso l'ingresso.

Mia madre aveva la borsa tra le mani e un sorriso stampato sul viso, come se la litigata di quel pomeriggio non fosse mai avvenuta. Accanto a lei, Aubrey ed Isaac.

"Jenna" esclamò Isaac, vedendola.

"Nonna, non fa niente, ho risolto" dissi al telefono, posandolo poi dentro la tasca dei pantaloncini. "Perché non mi hai risposto al telefono?"

"Stavo guidando" mi spiegò mamma, scrollando le spalle. Appoggiò il giacchetto leggero sull'appendiabiti accanto il portone e rivolse un'occhiata a Jenna.

"Ti prego, non dirmi che ho un'altra figliastra" esclamò, portando le braccia lungo i fianchi.

"Eh? No, no, niente affatto" le rispose Jenna, impicciandosi con le parole. Lanciò un'occhiata ad Isaac, visibilmente in imbarazzo.

"Mamma, è Jenna! Non è la prima volta che viene a casa" sbottai, presa ancora dalla rabbia per non avermi risposto al cellulare. Aveva litigato con papà eppure si stava comportando come se non le importasse di nulla, come se stesse addirittura meglio senza di lui. 
Una strana idea mi saltò subito in mente e fu davvero difficile cercare di scacciarla. Avevo sempre avuto il terrore che un giorno non li avrei più rivisti fianco a fianco, il mio incubo stava avvenendo lentamente e mi sembrava di essere l'unica a viverlo.

"Oh, giusto" fece mia madre. "Beh, non ci siamo mai presentate comunque. Io sono Madeline."

"È un piacere, signora Evans." La mia amica le allungò una mano, che mamma strinse poi con piacere, sorridendole. "Io sono Jenna."

"Non chiamarmi signora Evans." Quelle parole mi fecero salire la pelle d'oca. Era una cosa comune, in teoria, anche la mamma di Maya mi aveva detto, una volta, di non chiamarla signora Marton. Certo, lei non era più la signora Marton e quel pensiero mi fece girare la testa quando pensai che mia madre volesse anche rimuovere il cognome di mio padre.

Salì poi le scale, borbottando qualcosa che non capii al volo, ma non importò. Non avevo voglia di altri problemi al momento.

"E così, per farti diventare gentile, devo invitarti a casa quando c'è anche mia madre?" disse Isaac, facendomi quasi sobbalzare. Mi resi poi conto che stava parlando con Jenna, che lo spinse indietro facendolo ridere.

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