Aiden accompagnò tutti noi a casa ed Aubrey si fermò a dormire da noi. Trovammo casa chiusa, con le luci tutte spente, ma Isaac aveva con sé il suo mazzetto di chiavi, così entrammo lo stesso.
Aubrey fece una battuta sull'importanza che noi avevamo per i nostri genitori dato che non erano neanche a casa, ma non la capii bene. Ero davvero stanca, gli occhi si chiudevano da soli e avevo bisogno di una bella doccia per riprendermi bene. Non ricordo bene come andarono le cose, ero così stanca che avevo soltanto bisogno di dormire.
Infatti, crollai sul letto non appena ci appoggiai la testa.

Il pomeriggio mi svegliai a causa di alcune grida al piano di sotto e non mi ci volle molto per riconoscere la voce di mia madre. Impiegai un po' per mettere a fuoco sia le sue parole, sia la mia vista un po' appannata. Presi il telefono tra le mani e notai che erano quasi le quattro del pomeriggio, ma i raggi del sole non illuminavano perfettamente la stanza a causa delle serrande abbassate.

"Lurido bastardo!" Sgranai gli occhi e scesi subito giù dal letto. Avevo la memoria confusa, la bocca ancora impastata dal sonno e gli occhi ancora deboli per essere aperti del tutto. Avevo dormito senza lenzuola, con i vestiti che avevo indossato durante il viaggio. Avevo i capelli legati in una crocchia molto disordinata e alcune ciocche sfuggivano anche all'elastico nero che usavo sempre. Tirai su le serrande, permettendo al sole di perforarmi gli occhi con la sua luce.

Manhattan era completamente sveglia, riuscii a sentire anche alcuni clacson suonare per il traffico.
Sciolsi la cipolla e scossi i capelli, senza metterli al loro posto però. Mi chiesi perché i miei genitori stavano litigando: ripassai tutto ciò che avevano passato in quei giorni, ma io non lo sapevo, perché ero appena tornata da Miami.
Miami. Mi sembrava solo un vecchio ricordo lontano. Poi ricordai della litigata con Travis e della storia di Aubrey.

Aubrey! Ma certo! Mi catapultai fuori dalla mia stanza e mi fermai sulle scale, dato che anche Isaac era lì, fermo. Mi affacciai verso il piano di sotto: Aubrey era appoggiata al termosifone, stava osservando tranquillamente i miei genitori litigare.

"Dove ha dormito? Sul divano e mamma l'ha trovata stamattina?" chiesi ad Isaac, sussurrando.

Lui scosse la testa. "L'ho fatta dormire nella camera degli ospiti, deve averla trovata Marion o qualcun'altro, forse mamma."

"Litigano da tanto?" domandai, sperando di no. Papà stava cercando di calmare mia madre, ma lei era più che arrabbiata. Non l'avevo mai vista così; era rossa in viso, la voce stava diventando debole, segno che sarebbe crollata da un momento all'altro, e gesticolava molto, alzava le mani così tanto che pensai potesse dare uno schiaffo a mio padre da un momento all'altro.

"Mad-" le disse mio padre, cercando di prenderla per una spalla, ma lei si scansò di scatto. "Non provare a toccarmi, Joseph. E già ti ho detto: prepara i bagagli, adesso. Voglio vederti fuori da questa casa entro le cinque! Chiaro?"

Sentii una stretta allo stomaco impressionante e capii che era paura. Non avevo mai visto i miei genitori litigare in quel modo, né li avevo mai sentiti urlare così tanto, neanche contro di me. Da piccola avevo sempre avuto paura che, un giorno, quel loro legame si sarebbe potuto spezzare. A sedici anni, avevo paura che quel giorno fosse arrivato sul serio.
Lanciai un'occhiataccia ad Aubrey proprio quando lei si girò a guardarmi, ma scrollò semplicemente le spalle. Per tutto quel tempo, avevo sempre pensato al fatto che mia madre meritasse la verità ma non avevo mai riflettuto sulle conseguenze vere e proprie.

"Vattene via, Joseph!" gli urlò contro mia madre. Papà fece quattro passi indietro, poi si girò verso di noi. Rimase fermo e immobile, a scrutarci con lo sguardo severo che aveva sempre avuto quando combinavamo qualche guaio ma per la prima volta lo abbassò e continuò a salire le scale senza degnarci di uno sguardo.
Era la prima volta anche che mio padre si vergognava di ciò che aveva fatto, era sempre stato un tipo orgoglioso lui, non lo avevo mai visto così. Avrei voluto parlargli, corrergli incontro e dirgli che sarebbe andato incontro, ma Isaac scosse la testa, come se mi stesse leggendo nel pensiero.

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