7. Cene di famiglia

89.4K 4.5K 914

Inutile dire che la notizia della sera prima non mi rese affatto felice, anzi. Il solo pensiero di passare tre giorni dentro quella casa mi faceva venire il voltastomaco, come se stessi andando a vivere da quelle vecchie pro-zie che ti scambiano ancora per una bambina e ti comprano le patatine a forma di smile. E, fidatevi, a me è successo e non è stato così emozionante.

La mia famiglia, del resto, non è mai stata molto normale. Senza contare il fatto che mia madre aveva cugini e zii di ogni tipo, sparsi un po' ovunque, in molti si odiavano. Si parlavano alle spalle da anni e, a Natale, si abbracciavano come se nulla fosse.
Quando si parla di miracolo natalizio, per me, si intende questo. Far in modo che nessuno della tua famiglia si prenda a pesci in faccia almeno per un buon giorno.

Comunque sia, non parlai con i miei genitori di ciò che avevo sentito. Sperai che mio padre avesse fatto cambiare idea a mia madre, anche se lei è sempre stata una tipa tosta. Ho sempre ammirato mia madre, sia come donna che come mamma.
Diciamo che era un po' ciò che anche io volevo diventare: una donna forte, senza paura di nulla.
Era ciò che stavo cercando di fare io.
Però, delle volte mi chiedevo se ciò che avevo costruito fosse solo una copertura. Come se indossassi un nuovo corpo, cucito sopra quello vecchio con dei punti di sutura.
La domanda era chi mi avrebbe tolto quei punti e mi avrebbe fatto tornare la vecchia Hayley? Quella vulnerabile e indifesa?

Ero in ritardo per la lezione di scienze, Mae e Seth mi avevano tempestato di messaggi fino a farmi salire il sangue al cervello. Odiavo quando le persone ti tartassano quando sei in ritardo, a me mettevano ancora più ansia.

Aprii la porta del laboratorio così velocemente che quasi inciampai.
"Buongiorno, scusi il ritardo, il prof mi ha trattenuta" dissi, anche se non era vero. La professoressa mi annuì e tornò a parlare del programma di quell'anno, che a quanto pare non interessava a nessuno.

"Ah, bentornata signorina Hanson" mi disse, così le accennai un sorriso. Presi uno sgabello e mi sedetti accanto a Seth e Mae, tanto la professoressa non faceva molte storie per chi si sedeva a tre.

"Allora, casa libera questo weekend?" mi chiese Seth. Forse pensava che avrei organizzato una di quelle mega feste che si vedono nei film, ma io non avrei mai messo a disposizione casa mia per quella gente. Poi avrei dovuto ripulire tutto, cacciare la gente dalle stanze per evitare che mi rovinassero le lenzuola, cercare di non rompere nulla, trovare qualcuno che pensasse alla musica, qualcosa da bere.

No. Troppo per me. E troppo poco tempo per organizzare il tutto.
Scossi la testa e lui aggrottò le sopracciglia.

"Niente più terme?" mi chiese Maegan, che era in mezzo a noi due.

"Cosa? No, no, ci vanno" le spiegai, scuotendo la testa. "Solo che forse..." Mi girai pensando che qualcuno ci stesse ascoltando, ma non era così.
"Solo che forse mi mandano dai Wade perché ultimamente c'è stata una rapina vicino casa mia."

"Cosa? Vieni da me allora!" protestò Mae. Sbatté un pugno sul tavolo e i ragazzi davanti a noi si girarono. Lei mormorò uno scusa e loro tornarono come prima.

"Posso provare a convincere mia madre ma non ti prometto nulla" le dissi, scrollando le spalle.

Seth mi tirò una gomitata. "Oh, ammettilo che non vedi l'ora di ammirare gli addominali di Wade."

"Oh, fanculo" sbottai, sottovoce, anche se divertita. Seth riusciva sempre a trovare una soluzione per alleggerire i momenti tragici. E "trasferirsi" da Alex lo era.

Seth e Mae scoppiarono a ridere all'unisono. "Hai più sentito Nate?" mi chiese poi il primo.

Annuii. "Ma non molto."

StitchesLeggi questa storia gratuitamente!