Chapter 51

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Aprii gli occhi, per un momento disorientata dal fatto che non conoscessi la stanza in cui mi trovavo, per poi ricordarmi che ero in casa mia, nella camera degli ospiti. Subito i miei pensieri appannati si spostarono su Justin, che doveva essere al mio fianco.
Ero girata dalla parte opposta a quella in cui aveva dormito, perciò lo cercai pian piano tastando la sua parte di letto col piede. Non avvertendo niente vicino a me, se non le lenzuola fresche, mi girai confusa, non trovando nessun altro sotto quelle coperte. Alzai velocemente il busto, percorrendo velocemente la stanza con lo sguardo, quasi certa che la notte precedente fosse stato lì con me e che non me lo ero soltanto sognato. Pochi secondi dopo uscì incurante dal bagno.
"Buongiorno principessa" disse con un sorriso dolce dipinto sulle labbra, avvicinandosi verso di me. Pochi istanti dopo aver osservato il mio viso parlò di nuovo: "Qualcosa non va? Spero di non essere stato io a svegliarti" disse più serio, ma in maniera premurosa. Il solo guardare la mia faccia lo aveva fatto cambiare umore? "Buongiorno a te, piccolo" dissi stiracchiandomi e rilassandomi, "comunque no, tutto bene! Come mai? E, no: non ti avevo nemmeno sentito" dissi rispondendo al suo sorriso dolce fatto in precedenza. "Non so piccola, mi era sembrato che ci fosse qualcosa che ti turbasse" disse facendo spallucce e tornando sotto le coperte, avvolgendo le mie spalle e stringendomi a se, facendo aderire la mia guancia al suo petto mentre baciava la parte alta della mia testa. Oh, se solo sapessi! Dovevo realmente avercelo scritto in faccia che ero allarmata dalla sua assenza. Mi godei quella posizione e le sue braccia protettive per qualche minuto: la sua schiena appoggiata alla testiera del letto ed ai suoi cuscini, mentre io ero adagiata a lui, mi pareva incredibile.
"Che ore sono?" chiesi assorta, risvegliandomi a malapena dal mio stato libidinoso. "Non ne ho la più pallida idea piccola, mi sono appena svegliato per andare in bagno e non ho ancora guardato il telefono" rispose tra i miei capelli. Sentivo la sua voce vibrare dentro di lui, nel suo petto. Era fantastico, mi ero immaginata di ascoltarlo cantare da quella posizione. No, non stavo male mentalmente. "Oh.. Okay" risposi solo, mormorando. Non feci nulla per detrarmi dalle sue braccia e rispondere alla mia domanda. Ripensai un momento agli avvenimenti della notte precedente ed un sorriso ebete mi si stampò in faccia, grata che non mi potesse vedere. Le sue mani, i suoi gemiti: ricordai ogni particolare, ogni cosa di lui, ed ognuna era impressa indelebilmente nella mia memoria e perfetta. Pensai alla nostra doccia, a me che gli asciugavo i capelli, e nonostante la maniaca dell'ordine che si celava dentro di me, riuscii a far passare in secondo piano persino i fatto che il mio letto fosse un disastro e che avrei dovuto assolutamente lavare quelle lenzuola al più presto e metterne di pulite. Ripensai anche alle parole sussurrate poco prima di addormentarci ed alla promessa che aveva fatto sul fatto che non mi avrebbe ferita: sarei stata curiosa di parlarne ora, alla luce del giorno e non col favore delle tenebre e in post-orgasmo, ma non avevo per nulla voglia di rovinare così la mia isola felice. Ed, a proposito di isola felice, dovevamo parlare seriamene del discorso Hawaii. "Justin" chiesi imbarazzata, attendendo che mi prestasse attenzione. Aveva cominciato da non sapevo nemmeno quando ad accarezzarmi il tricipite dall'alto verso il basso, mentre ero completamente assorta nei miei ricordi. "Dimmi piccola" disse, continuando a sfiorare la mia pelle ora ricoperta di brividi. "Stavo pensando al viaggio alle Hawaii" dissi, ora immersa nel focalizzarmi sulla punta delle sue dita che scorrevano su e giù. Era una così grande fonte di distrazione per me! "Sì, che cosa non va?" disse con tono leggermente teso, alzandosi dallo schienale e rivolgendomi uno sguardo. Mi tirai su, ritrovandomi le sue iridi, più verde sotto bosco del solito, che cercavano i miei occhi, leggermente allarmate. "Niente, mi chiedevo soltanto quando saresti voluto partire. Sai, per prenotare i biglietti" dissi, abbassando lo sguardo alle sue labbra a forma di diamante perfette, leggermente più gonfie del solito. Avrei voluto morderle ed assaporarle dolcemente. "Biglietti?" disse confuso, aggrottando le sopracciglia e facendosi venire quell'adorabile rughetta tra di esse. Tuttavia, cercai di concentrarmi sulla sua risposta. Sì, i biglietti, quelli per l'aereo che ci farà arrivare laggiù..? "I biglietti aerei... per i voli di andata e ritorno" dissi, guardandomi repentinamente attorno e sentendomi stupida all'ovvietà della risposta. Riportai l'attenzione su di lui non appena lo sentii soffocare una risata. Avevo qualcosa sulla faccia?
Il mio sguardo si fece confuso mentre incontrava il suo, sentendomi presa in giro dalla sua risata scappata. Smise immediatamente di sorridere, notando la mia serietà. Alzai un sopracciglio, attendendo che mi spiegasse cosa ci fosse di così divertente. "Piccola, non servono biglietti aerei" disse serio, per poi farsi scappare un sorriso ed accarezzando la mia spalla. Ora ero peggio confusa di prima. "Cosa? E come pensi di farmi arrivare alle Hawaii?" chiesi perplessa e diffidente, continuando a fissarlo negli occhi. "Prenderemo il mio jet privato" disse rilassato. Per fortuna ero seduta sul letto, altrimenti la mia mascella avrebbe toccato il pavimento. "Il tuo cosa?" chiesi ancora completamente in shock. Il mio stupore doveva essere piuttosto evidente perché sorrise di nuovo scuotendo la testa. "Hai capito piccola, non fare la finta tonta: andremo tutti insieme col mio jet" disse come se fosse una cosa di tutti giorni. Beh, per lui indubbiamente lo era, ma io non ero Justin Drew Bieber.
"Beh, mi fa piacere sapere che sono così divertente!" dissi incrociando le braccia al petto, sentendomi leggermente offesa dalla sua leggerezza. "Scusami se non è roba da tutti i giorni, per me" dissi guardando un punto fisso davanti a me. "E dai piccola, perdonami! Non volevo offenderti, scusami!" disse abbracciandomi ed attirandomi a se. Girai la testa dal lato opposto a dov'era lui, ottusa. "Ehy, scusami" sussurrò dolcemente al mio orecchio. Mi sciolsi completamente, ma un attimo dopo mi girai verso di lui, ancora irrigidita. Lo guardai inquisitoria, cercando di capire se avesse davvero compreso come mi ero sentita così diversa da lui dopo quel piccolo ed innocente gesto. Captando il mio sguardo ancora scettico fece una faccia da cucciolo, sporgendo il labbro inferiore. Accidenti, perché riusciva sempre a comprarmi così?!

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