Quando riaprii gli occhi, quella volta non mi ritrovai al buio. La stanza era ben illuminata ed io mi ritrovavo distesa su un divano, con la testa appoggiata su un cuscino bordeaux e avvolta in una calda coperta lilla.
L'aria lì dentro era abbastanza pesante, quel posto lo sembrava. Mi alzai leggermente, perché la testa mi faceva davvero male ma non ricordavo molto. Erano successe così tante cose che non ricordavo neanche un dettaglio e la testa mi stava scoppiando davvero.

Spostai la coperta, perché nonostante l'aria condizionata lì dentro non si stava così al fresco. Davanti a me c'era una scrivania in metallo, piena di fogli e con un portatile appoggiato sopra. Aveva uno strano simbolo, che a me ricordava molto un distintivo.
Le pareti erano di uno strano verde militare e la stanza non era così disordinata a causa delle poche cose: una libreria (sempre in metallo), una pianta abbastanza grande messa su un angolo e qualche altra mensola.
Sicuramente era l'ufficio di un poliziotto, il quadro con altri ufficiali appeso alla parete diceva molto.

Mi alzai lentamente, iniziando a ricordare qualcosa. Thomas che mi raccontava tutto, lui che cercava di uccidermi e i ragazzi che entravano.
Mi toccai il collo, come se la corda fosse ancora intorno. Camminai intorno alla stanza, quando mi accorsi che, dietro il mobile in legno, c'era un altro divano. Maya era distesa lì sopra, anche lei avvolta in una coperta. Aprì e richiuse le labbra per circa tre volte, poi tornò a riposare tranquillamente, proprio quando la porta si aprì di scatto.

"Faith!" mi urlò Jenna, correndomi incontro. Mi abbracciò, ma non mi diede neanche il tempo di ricambiare la stretta che la sciolse. "Io- Quanto vorrei picchiarti! Perché vai in giro per casa da sola? Pensavo che dopo tutte le cose viste e passate insieme tu non saresti stata così stupida, ma sono così contenta che sei viva!"

Solo in quel momento mi resi conto che avevo trattenuto il fiato, come se a parlare fossi stata io e non lei.
"Sì, sì sto bene, grazie" buttai lì. C'erano così tante cose che volevo dire, eppure nulla di preciso. O, semplicemente, lei non era la persona con cui volevo parlare. Non una delle prime con cui avrei dovuto, in realtà.

"Hanno chiamato i tuoi genitori, vogliono che torni a casa, adesso" mi disse, velocemente. "Hanno mandato il vostro autista all'aeroporto e lui adesso sta venendo qui, penso che tornerete tutti con lui e a me toccherà rimanere in pullman con Sierra e Aiden."

I tuoi genitori. La testa mi girò di scatto, per un attimo fu come se non riuscii a reggermi in piedi. Jenna mi prese al volo e mi fece sedere sul divano, di nuovo.

"Sicura di star bene? Senti, vado a prenderti qualcosa da mangiare e da bere, penso che ti servono zuccheri."

"Ovvio che non vengono loro a prendermi, staranno pensando a come coprire chissà quante altre bugie" borbottai, sicuramente non mi stava capendo. Lo vedevo benissimo dalla sua fronte aggrottata e perplessa.

"Aubrey?" chiesi, subito dopo. La prima persona con la quale volevo parlare era sicuramente lei. O anche Isaac. Non gli avrei nascosto ciò che sapevo, mai. Aveva diritto di sapere, perché avevo ben capito che lui non ne sapeva nulla. Thomas me lo avrebbe detto, come con Travis.

"Sono Jenna, non Aubrey!" esclamò lei, scuotendomi per le spalle. Si sbatté una mano alla fronte e si diresse verso la porta. "Vado a chiamare tuo fratello, ho capito."

Mi alzai velocemente, forse anche troppo perché, di nuovo, per un attimo non ebbi il senso dell'equilibrio. Mi girai verso la finestra. La stanza era illuminata grazie ai raggi del sole, ma prima non ci avevo fatto molto caso. Ero così presa dai miei problemi da non chiedermi neanche che ora fosse, quanto tempo fosse passato, quanto avevo dormito e che fine avessero fatto Thomas e gli altri.

"Intendevo dove si trova Aubrey, non sto così male da scambiarti per lei" replicai, seguendola fuori. Per un attimo, rimasi sbalordita. La stazione di polizia era un via vai di agenti in divisa, con fogli o bicchieri pieni di caffè in mano. Alcuni chiacchieravano, altri erano troppo indaffarati per farlo, altri ancora sembravano di non aver la minima idea di cosa dover fare.

Impossible 2Leggi questa storia gratuitamente!