Rimasi appoggiata al petto di Travis per non so quanto tempo, le sue mani mi accarezzavano dolcemente i capelli e riuscivo a sentire il suo cuore battere normalmente. Era piacevole, mi trasmetteva davvero molta tranquillità. Eravamo soltanto noi due, nessun'altro e pensai che non ci fosse modo migliore per passare la giornata. Era bello perdersi così: perdersi tra le sue carezze, senza sapere che ora fosse, con i cellulari spenti in modo che nessuno avrebbe potuto interrompere proprio nulla. C'era ancora la sorpresa che mi stava preparando in ballo e non avevo alcuna idea di ciò che avrebbe potuto fare per me. Travis riusciva sempre a sorprendermi, in un modo o in un altro. Era difficile prevedere le sue mosse, come se fosse un felino molto esperto di caccia. Ma a me non dispiaceva affatto. Le sorprese non le trovavo insopportabili, dipendeva dalla persona che me le faceva e che tipo di sorprese fossero.

"Che voleva tuo padre, prima?" sussurrò, rovinando quel momento perfetto che avevamo creato con il nulla. Mi lasciò un bacio fra i capelli e si alzò, appoggiando la schiena allo schienale del letto. Così, lo imitai, portando le coperte su con me.

"Dobbiamo per forza parlarne ora?" mugolai, scocciata sia dalla domanda che da ciò che mio padre mi aveva chiesto. A dicembre, avevo pensato che sarebbe stato un anno completamente diverso non solo grazie alla South, ai miei nuovi amici e a Travis; ma anche grazie ad un "nuovo" rapporto con la mia famiglia. Invece era stato completamente diverso. Anno nuovo, padre uguale.

"Vuole Aubrey fuori dai piedi, mi ha dato un assegno per lei... pensa che riuscirà a ricattarla con dei soldi" gli spiegai, ancora scioccata dalla richiesta di mio padre. Era stronzo, sì, e quello lo sapeva tutta New York. Ma addirittura spedire fuori una figlia? In effetti, voleva rispedirmi a Londra quando aveva scoperto della North e di Travis, perciò la cosa non avrebbe dovuto proprio sorprendermi più di tanto. Eppure no, mi aveva quasi sconvolta come il fatto che aveva tradito mia madre non solo una volta. Forse perché, appunto, mi aspettavo qualcosa migliore da lui. Ma l'aver ripreso il rapporto con Isaac e mia madre non aveva significato migliorarlo anche con lui.

"A me sembra che Aubrey si trovi davvero bene qui, non penso che con dei soldi riuscirà a mandarla via" replicò Travis. "Certo, lì deve fare l'ultimo anno, ma chi ha detto che non potrà farlo qui a New York? Dopo ricordami di dirle se domani vuole venire a pranzo da me, almeno Cole e Melanie smetteranno di dirmelo. Ah, e se vuoi puoi venire anche tu. Non dispiacerebbe a nessuno."

"Penso che Aubrey prima o poi se ne andrà via comunque" ribattei, "in Nevada ha comunque una vera famiglia, degli amici, ha la scuola... ha praticamente una vita lì! Non penso che rimarrebbe qui. Non dico che non la voglio o altro, solo che io al posto suo farei così. E poi tornerei quando voglio qui a New York. Magari per le vacanze del Ringraziamento, alcuni giorni per Natale. Solo perché siamo fratelli o sorelle, non significa far parte di una famiglia. Non è solo un legame di sangue, capito? Aubrey lì ha due persone che l'hanno accudita per così tanto tempo, le hanno costruito un futuro, Travis."

"Sì, su questo hai ragione" mormorò, annuendo. "Toccherà a lei scegliere, noi cerchiamo solo di non metterle troppa pressione. E' nostra sorella, facciamola divertire, cavolo! E' a New York, se non si diverte qui dove può farlo? Avevo pensato che potremmo portarla in qualche locale conosciuto, non ho voglia di visitare musei e monumenti famosi come Isaac le sta facendo. Capisco che lei voglia, ma la sera potremmo farle vedere ciò che si nasconde."

"Siamo praticamente appena tornati a New York" gli ricordai, ridacchiando e riappoggiando la testa sul suo petto. "Comunque, tornando a mio padre, le dirò dell'assegno e lei farà quello che vuole. Insomma, potrebbe anche prendere i soldi e andarsene dopo il Labor Day, quando rinizierà la scuola. Avrà comunque dei soldi, no?" 

"A meno che tuo padre non le strapperà l'assegno di mano quando la vedrà correre con noi per le strade di New York" replicò, togliendosi il lenzuolo di dosso. Si infilò la maglietta e andò un attimo in bagno, ma tornò poco dopo. Travis era davvero bello e con i capelli scompigliati, come se si fosse appena alzato, lo era di più. Lo rendevano dolce e sexy allo stesso tempo, mentre io con i capelli scompigliati sembravo esser appena uscita da una tempesta, una rissa di signore anziane o da un manicomio.

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