Mi addormentai tra le braccia di Travis, con la mia schiena che aderiva al suo petto, le gambe intrecciate e le mani unite, come se fossimo ancora una sola cosa. Le lenzuola chiare ci coprivano, ma si stava bene nonostante fossimo in estate. Io stavo bene con lui, in qualsiasi situazione, in qualsiasi momento.

Quando mi svegliai fu diverso, nessun intreccio di gambe, nessuna mano allacciata, nessun tocco. Il sole entrava dalla finestra aperta, colpendomi gli occhi come se stesse bussando per farmi svegliare.
Mi resi conto di essere da sola, non era il risveglio che mi ero immaginata. Alzai leggermente le lenzuola, erano da cambiare ovviamente, così non persi tempo.
Mi alzai lentamente, le gambe non facevano così male come pensavo. In realtà, era andato tutto bene, mi aspettavo di peggio, perché tendo sempre ad essere pessimista.

Indossai l'intimo e iniziai a togliere le lenzuola, buttandole da una parte indefinita della stanza. Mi guardavo intorno, come se Travis potesse spuntare da un momento all'altro, ma non c'era. Non arrivava ed io ne rimanevo sempre più dispiaciuta.
La porta, chiusa, si aprì di scatto, lasciandolo entrare. Aveva addosso solo un paio di pantaloni della tuta e un sorriso stampato in faccia che si tolse quando mi vide in piedi.

Si grattò la testa. "Che palle, dovevi rimanere a letto, sarebbe stato più dolce."

"Evidentemente quando ti sei alzato non sei stato così delicato" osservai, sorridendo leggermente. Mi osservò da capo a piedi, facendomi arrossire e io mi girai involontariamente verso lo specchio, osservando il mio corpo semi-nudo. Avevo sentito spesso dire che, dopo la prima volta, ti sentivi diversa, forse perché si diventa donna. Come se fosse un passaggio ufficiale.
Accarezzai la pancia e Travis mi venne incontro, lo sentii dai suoi passi e da quando mi abbracciò da dietro, iniziando a lasciare umidi baci sulla mia spalla.

"Tutto okay?" mi chiese.

Annuii. "Dove eri andato?"

"A buttare le precauzioni" mi spiegò, "e per mia fortuna, non ho incontrato nessuno per strada."

"Per nessuno intendi qualcuno?" domandai, appoggiando il viso nell'incavo del suo collo.

"Tutti quelli di questa casa, specialmente Luke o Jenna, o tuo fratello, quelli che avrebbero potuto farmi più domande o peggio" rispose, girandomi di scatto contro di lui. Mi baciò dolcemente, dandomi l'impressione che fosse un bacio diverso dagli altri. Passai lentamente le mani nei suoi capelli e mi staccai, allontanandomi di così poco che i nostri nasi si sfioravano ancora. Le sue mani mi scivolarono lungo i fianchi, andando ad intrecciarsi con le mie.

Non smise mai di guardarmi negli occhi, e così anche io. Era come se ci fossimo bloccati, come se stessimo di nuovo vedendo all'interno dell'altro.

"Non possiamo passare tutta la giornata da soli, vero?" dissi, ricordandomi che era il compleanno della stronza della porta accanto.

"Penso che ci verrebbero a cercare" ammise, "e tuo fratello conosce questo posto."

"Beh, io non ho detto nulla quando l'ho visto sul divano con Jenna" replicai, sorridendo. Ricambiò il sorriso, facendo sorridere di nuovo anche me. Lui era così, mi contagiava, anche troppo. Riusciva a rendere tutto migliore e a volte mi chiedevo se fosse un bene o a volte anche no.

"Fai la brava e fa' gli auguri a Marcie" mi disse, puntandomi un dito contro. "Se no," passò le mani sul suo petto ed io le seguii fin quando non si fermarono, "questo non lo avrai più."
Lo spinsi leggermente e lui scoppiò a ridere, tornando verso di me.

"Tanto so che stai scherzando" replicai, sedendomi sul letto. "E, dimmi, con farle gli auguri intendi anche lasciarle le valige davanti la porta di casa e augurarle un buon viaggio di ritorno?"

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