23. Altri tuffi proibiti

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Non fu molto semplice. Comunque, l'ultima volta ci ero andata undici anni prima ed Isaac era una frana nel ricordare posti, proprio quanto lo era in geografia. Mappe? Non ne avevamo neanche una, nessuno di noi ci aveva pensato e non sapevamo neanche come fare a cercare sul GPS, perché non aveva una via precisa. Era solo uno strapiombo in mezzo al nulla e dal quale tu ti buttavi in acqua.
Sperai che nessuno di loro soffrisse di vertigini perché, ovviamente, non ne saremmo usciti bene. Lo ricordavo altissimo, alto davvero tanto, ma avevo soltanto cinque anni e i ricordi sono sempre più grandi della realtà.
Dopo esser usciti da casa proseguimmo a destra, senza entrare dentro la vera e propria Miami. Superammo tutto il pezzo del bosco, la strada lì era tutta dritta ma un po' complicata. Salimmo molto, davvero tanto, come se stessimo andando a fare una scampagnata in montagna, anche se non era proprio così.

Parcheggiammo poco prima dello "scoglio gigante", così io lo chiamavo da piccola. La sabbia scottava soltanto a vederla, ma noi dovevamo salire prima su quel rialzamento per poterci tuffare. Lasciammo i vestiti buttati sulla spiaggia, insieme alle infradito (scelta pessima, dato che era quasi mezzogiorno e sembrava di camminare sui carboni bollenti), poi iniziammo a correre verso quello "scoglio gigante". Era abbastanza alto, ricoperto da erba e qualche granello di sabbia, ma lì non scottava molto. Più che alto, era abbastanza lungo, quindi ti permetteva di tuffarti più al largo e quindi di non sbattere la testa, anche se era soltanto sabbia.

In cima, mi affacciai leggermente. Metteva paura, certo, l'altezza non mi trasmetteva tranquillità, anche se non soffrivo di vertigini. Come quella volte che, al parco divertimenti, ero salita sulla torre e, in cima, avevo iniziato a frignare di voler scendere per la paura.
Fortuna che Travis mi aveva dato "lezioni di nuoto". Eravamo tornati dai Blake più volte, quando erano iniziate le belle giornate e quando il sole aveva deciso finalmente di splendere. Avevo superato la paura dell'acqua facilmente, anche se, in quel momento, un po' stava tornando.

"Woah, chi va per primo?" fece Cameron, allontanandosi insieme a me.

"Ovviamente io e Travis" rispose Luke, alzando le mani. Con quel costume giallo, mi ricordava tanto un limone, ma non glielo avrei mai detto. "Eh?" disse Travis, sembrava essersi appena svegliato, e non perché aveva i capelli disordinati, più perché sembrava esser cascato dalle nuvole.
"Va bene" disse, alla fine.

"È sicuro?" chiese Maya, mentre si accarezzava il braccio per stare più tranquilla.

"Lo scopriremo, ecco perché va Travis per primo" le rispose Jenna, dando una leggera spinta al mio ragazzo e facendomi ridere.

"Grazie tante" borbottò Travis, grattandosi la testa.

"È sicuro, l'ho fatto lo scorso anno" replicò Isaac.

"Non è vero, non ti ricordavi neanche dove fosse!" replicò Jenna, andandogli incontro e tirandogli l'ennesimo schiaffo sul petto.

Isaac le lanciò un'occhiataccia e lei aprì la bocca, formando una O. "Ovvio che è sicuro" disse, dopo.

"Hart si era tuffato" ricordai, "andiamo, si può fare."

Travis mi guardò e annuì, poi, con Luke, iniziò ad indietreggiare. Presero la rincorsa e si tuffarono, Luke con le gambe al petto e Travis con la testa all'indietro. Non riuscimmo a guardarli, fu tutto troppo veloce. Sentimmo soltanto lo splash e il loro urlo di vittoria.

"Io vado con Maya, Marcie con Sierra, Cam con Leo, Isaac ed Aiden e Jenna e Faith" propose Aubrey, battendo le mani in modo lento. Si vedeva che era davvero nervosa. Mi sembrava avesse detto di venire dal Nevada, il mare non era un ambiente così comune per lei.

Annuii e feci un cenno a Jenna, così la raggiunsi dietro, proprio dove si erano messi Luke e Travis. La sentii contare da tre ad uno, poi iniziammo a correre velocemente e, sinceramente, non riuscii a pensare a come tuffarmi. Mi buttai e basta, con le gambe che penzolavano per aria. Erano pochissimi metri, ma a me sembrò un'eternità. Forse ero così nervosa che l'acqua sembrava non arrivare mai. Comunque, l'aria su tutto il corpo e i raggi del sole nelle pupille, mi avevano lasciato un senso di libertà indescrivibile e un'adrenalina pazzesca.
Non avevo chiuso gli occhi, avevo permesso a me stessa di potersi godere tutto, e di osservare in una manciata di nani secondi la bellissima distesa d'acqua che avevo davanti, lasciandomi senza fiato.

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