UN ALTRO GIORNO

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Un altro giorno.

Un altro giorno ancora non è passato che già dall'altra parte qualcosa preme. Attraverso stanze sterili dalle pareti vuote. Chiodi, tracce di quadri appesi? Forse era così. C'erano quadri appesi su quei muri. Terrazze sguarnite e vasi ricolmi di ricordi atrofizzati: non vedo fiori là fuori, solamente pigra indifferenza e convenzionale compassione. Mura che cadono a pezzi e unghie perfettamente laccate. Profumo di donna e birra di pessima qualità trasudano dalla stanza di un albergo, dove l'insegna ricorda lo scintillio di una costellazione lontana.

A volte basta un secondo per disprezzare il respiro di una vita. Attraverso altre stanze. Una finestra aperta sulla parete mi ricorda che fuori c'è un mondo che respira e lungo il boulevard che porta alla stazione un cane al quale hanno amputato l'uso della ragione, cammina trascinandosi su una zampa sola.

Dalla balaustra ruggine e stinta di un poggiolo si scorge la terra rimossa di un giardino.

- Ci provano ancora vero?Vuoi credere a quello che dice la gente?! Ma si! In fondo molto meglio vivere tranquilli che avere problemi. Meglio accettare una lenta e indolore decomposizione, stesi sul divano, morbosamente interessati ai cazzi altrui, che avere ricordi ed esistere per sempre.

-Quanta polvere ha smosso il mio culo per arrivare alla porta di un appartamento di due stanze e una latrina? Un giorno?Uno soltanto?!-

La strada è una linea nera. Righe bianche al centro corrono parallele una accanto all'altra senza toccarsi mai: - Ne hanno il motivo?- Testa bassa e avanti, nuove esperienze attendono dietro l'angolo, forse soltanto l'insegna di un altro bar o la bottega di un calzolaio; meglio fermarsi e mettersi in fila davanti alla biglietteria della stazione degli autobus e prenotare un biglietto di sola andata.

Domani si partirà per una spiaggia assolata e nera di scorie, ma lambita dalla schiuma candida di flaccide onde. Sarà un sorriso ambiguo quanto la pubblicità di un detersivo.

Tenete le mani tese in davanti, qualcuno di certo metterà un soldo nel vostro cappello. Per sentire bisogna provare e per provare non bisogna avere paura, quella è per uomini dalla pelle levigata e muscoli possenti, forgiati dentro una palestra, per immagini sottomesse al giudizio di uno specchio.

La carrozzeria è l'unica evoluzione degna di nota in un'automobile per il resto dentro si trovano i soliti vecchi meccanismi, tecnologie superflue e demenziali di sempre.

La miseria è l'anticamera del delirio. -Ho fame, ancora un pasto grazie, non serve a molto, ma almeno la tazza del cesso domani non aspetterà invano.-

Dentro l'emporio gli scaffali sono ricolmi di barattoli vuoti. L'ingresso è libero e il negozio chiude alle ventuno. Alla cassa il sorriso della cassiera è una convenzione, se è un bel pezzo di fica, ci sta pure un accenno di erezione. Il conto si paga solamente se hai la tessera d'iscrizione a un club di coglioni. Busta di plastica? Sì, ma solamente sacchetti a basso impatto ambientale. È preferibile usare materiale biodegradabile. Qualcuno dice che si consuma prima. -Cazzo! Questa sì che è una buona idea. Si può buttare tutto al ciglio di una strada o, alla fine di una giornata passata al mare, dimenticare l'immondizia sulla spiaggia. Tanto si consumerà presto.-

La spiaggia è una lingua catrame, termina dove inizia l'acqua e finisce al casello autostradale. Una linea bianca in mezzo mi dice da che parte stare. C'è sempre qualcuno o qualcosa che ti dice dove andare. Vendere il culo rimane comunque una libera scelta, anche se dipende sempre dal prezzo offerto per il baratto, anche la dignità ha il suo prezzo. Basta decidersi. -O di qua o di là!- Oppure turarsi il naso e narcotizzare il cuore. Conosco la strada, è a senso unico. Un segnale m'indica che non si può tornare indietro. Vado avanti.

Frammenti di normale follia e assennato delirio.Volume terzo.CITTÀ'Leggi questa storia gratuitamente!