Il primo giorno di scuola era il giorno più brutto dell'anno, proprio perché, appunto riniziava la scuola.

L'anno prima non avevo avuto problemi, anzi, non vedevo l'ora di iniziarla a Seattle.
Lì, a Portland, la mia voglia di alzarmi si era andata a nascondere sotto il letto, come facevo io da bambina.

Perché non era solo il primo giorno di scuola. Oltre a dover riniziare a camminare la mattina, stretta nel giacchetto, con i piedi che ormai andavano da soli perché eri in ritardo, dovevi rivedere tutti i tuoi compagni. Varie materie, varie classi, vari compagni.
Rivederli non mi aveva mai fatto piacere, odiavo la gente di quella scuola, gente che faceva di tutto per mettersi in mostra. Odiavo quel tipo di persone. A Seattle non erano così tante, specialmente perché ero in un college e le persone che facevano parte di quella specie di stage erano state scelte tra i migliori studenti che avevano eseguito il test.
Il primo giorno di scuola significava riaprire l'armadietto, tornare a mangiare, meglio dire scansare, il cibo della mensa. Significava rivedere tutti i tuoi professori, riscriverti a tutti i corsi e sopportare la gente intorno.

Ecco perché il primo giorno non è mai piaciuto a nessuno. L'unica buona notizia? Era il mio ultimo primo giorno da liceale ed era anche l'unico motivo che mi fece alzare dal letto quella mattina.

Non ero il tipo di ragazza che si preparava bene per il primo giorno di scuola e con bene intendo che si faceva acconciature, metteva vestiti eleganti o si truccava esageratamente. Anzi, l'unica cosa che facevo era coprire per bene le grandi occhiaie.
Non capivo il bisogno di vestirsi come se stessi andando ad un matrimonio, per il giorno peggiore dell'anno, perciò indossai i jeans chiari, con una maglietta semplice e le scarpe da ginnastica. Mi truccai, ormai avevo preso l'abitudine di farlo ogni giorno, lasciai i capelli sciolti e lavai i denti.

Tornai in camera perché avevo dimenticato di allacciare le scarpe per la fretta, andai a chiudere la finestra e per poco non cacciai un urlo. Una ragazza, con solo un paio di mutandine, si trovava nella stanza davanti la mia. Notai Alex lanciarle qualcosa, poi guardò verso la mia direzione ma io avevo già chiuso le tende, troppo disgustata dalla scena.

Scesi velocemente al piano di sotto, ero in ritardo e non trovavo nemmeno lo zaino.
Svoltai nel salone e andai subito addosso a mio padre. "Hey, papà, hai visto il mio zaino?"

"No, tesoro, buon primo giorno di scuola" mi rispose, correndo via. Fortuna che il suo caffè non si era rovesciato sulla maglietta. Controllai quindi tutto il salone, dietro il divano e andai in cucina.

"Mamma, lo zaino?" chiesi, prendendo tra le mani un pancake.
Lo morsi, sedendomi sullo sgabello davanti la cesta della frutta.

"È sulla sedia, idiota" mi rispose, guardandomi male. "Muoviti, sei in ritardo, Hayley, ed è solo il primo giorno!"

"Lo so, lo so" mormorai, con la bocca piena.

Mi guardò male un'altra volta. "E allora perché sei ancora seduta? Forza, muoviti."

"Oddio" borbottai sottovoce, anche se aveva pienamente ragione. Presi lo zaino e non controllai neanche se tutta la roba fosse dentro. Lo sentii abbastanza leggero, ma comunque avevo messo due quaderni.

Uscii in fretta da casa, rimpiangendo di non avere una macchina. Passai davanti casa di Alex e ci buttai subito uno sguardo. La ragazza di prima se ne stava andando, mentre lui stava entrando in macchina. Notai come lei teneva il broncio e non mi sorpresi neanche quando capii che non era Taylor Miller. Alex era sempre stato così, o almeno dalle superiori.

Attraversai casa sua e per poco non mi venne addosso, facendo retromarcia dal suo garage.

"Fa attenzione, cavolo!" urlai, con il cuore a mille per lo spavento.

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