12 || Amici

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Perla sbatté le palpebre tre o quattro volte, assicurandosi che quello che vedeva davanti ai suoi occhi era reale. L'aveva aspettato per tutta la sera, e trovarsi faccia a faccia con Tyler le fece tirare un lungo sospiro.

Fece scorrere lo sguardo sul suo corpo snello: indossava un paio di jeans chiari e un maglione bianco, coperto a sua volta da una giacca di pelle nera. Quando portò gli occhi sul suo viso, però, rabbrividì: il suo sguardo era carico di rabbia e disprezzo, le labbra strette in una linea sottile.

Guardava alternativamente lei e Matt, che erano rimasti seduti sul tronco da quando era apparso lui dal nulla, e più tempo passava più l'ira che vi era sul suo volto aumentava.

Perla lo guardò per un'altra manciata di secondi, notando quanto fosse bello sotto la calda luce soffusa del falò; poi si alzò in piedi e fece un passo verso di lui.

«Sei venuto» mormorò, schiudendo le labbra in un timido sorriso.

Gli occhi di Tyler incrociarono i suoi, i muscoli delle braccia tesi come corde di violino.

«Anche tu. E non sei sola» disse, per poi lanciare uno sguardo di fuoco a Matt, il quale si era alzato e aveva affiancato la ragazza.

Perla si morse il labbro inferiore, non sapendo cosa fare: quello sguardo, pieno di rabbia e disprezzo, la faceva sentire in colpa per qualcosa di cui non era neanche a conoscenza. Matt, però, si era dimostrato amichevole e divertente quella sera, e non voleva che gli sbalzi d'umore di Tyler gli rovinassero la serata.

Stava per dire qualcosa giusto per rompere quel silenzio imbarazzante, quando vide Matt tendere la mano in avanti e sorridere, per niente intimidito da quegli sguardi rabbiosi.

«Io sono Matt, piacere.» Tyler rimase impassibile, osservandolo con insistenza, come se volesse spaccargli la faccia con un semplice sguardo; poi i suoi occhi finirono sulla mano tesa di Matt e notò la bottiglia di birra, stretta saldamente nell'altra.

Tyler guardò la ragazza, la quale abbassò immediatamente lo sguardo, sentendo la voragine che le aveva creato nel petto quello strano senso di colpa farsi sempre più grande.

«Tyler» disse poi, stringendo la mano di Matt così forte da fargli contrarre il viso in una piccola smorfia. «Per quanto riguarda il piacere, vorrei poter dire lo stesso.»

Perla lo fulminò con gli occhi, ma Tyler la ignorò.

«Allora» mormorò Matt, cercando di intavolare una chiacchierata amichevole. «come ti sembra la festa?»

«Ridicola.»

«Perché?»

«Perché permettono a dei cazzoni che siedono su dei tronchi e cercano di entrare nelle mutandine delle ragazze con qualche sorriso e un paio di frasi giuste di parteciparvi.»

A quelle parole Perla spalancò gli occhi e vide Matt irrigidirsi. «Senti, amico...»

Prima che il ragazzo potesse continuare la frase, Perla scattò in avanti e si posizionò tra i due, girandosi verso il corpo fremente di rabbia di Tyler.

«Possiamo parlare?» sussurrò, appoggiandogli le mani sul petto, che si alzava e si abbassava rapidamente.

Tyler guardò intensamente negli occhi Matt per un altro paio di minuti, poi annuì. Senza preoccuparsi di aspettarla, si girò e iniziò ad avviarsi verso il parcheggio.

«Mi dispiace» esclamò Perla a Matt, voltandosi verso di lui. «Non so perché fa così.»

«Non ti preoccupare» disse il ragazzo, sorridendo lievemente. «Se fossi il tuo ragazzo e ti vedessi parlare in disparte con un altro, anche io sarei geloso.»

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